Lessico e Nuvole

Ha, à, ah

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L'editore Valentino Bompiani aveva pensato a un monumentale Dizionario delle opere e dei personaggi ancora durante la seconda Guerra mondiale. Dato che l'opera era vasta (nove volumi, più le appendici) e la pubblicazione incominciò in un anno non certo florido come il 1947, cercò degli espedienti per risparmiare carta e inchiostro. Fra questi ci fu anche quello di non scrivere mai "ha" ma sempre "à". Non era un errore, come possono pensare gli ingenui.
 
Se voi aprite un vocabolario italiano alla voce del verbo avere, vedrete che tra le flessioni oltre ai normali ho, hai, ha, hanno sono ancora registrati (sia pure come forme arcaiche) ò, à, ài, ànno. L'errore sarebbe stato pensare che la cancellazione delle acca avrebbe reso molto più economica l'edizione. Umberto Eco, che di Bompiani fu stretto e affezionato collaboratore, una volta ha raccontato di essersi divertito a calcolare. Le pagine risparmiate erano pochissime: era stato un vezzo di Bompiani.

In enigmistica "à" e simili non sono mai diventate un arcaismo. Io personalmente le evito negli anagrammi, salvo casi eccezionali (da me medesimo dichiarati tali). Ma molti rebus e altri giochi di tipo lineare sono resi possibile dall'eliminazione di quell'acca che, peraltro, non si è capito mai cosa stesse lì a fare (a parte infastidire gli scolari e gli stranieri).
 
Ci ripensavo guardando le frasi doppie di Cesare Strazza: "Ma chi è storico vero / m'à chiesto ricovero"; o l'assurda: "Dame, si va rimando sol di malavoglia / da mesi vari mando soldi: ma l'avo gli à". Un'eventuale "prima lezione di frase doppia" potrebbe essere fatta tutta con il verbo avere, senza mai usare un'acca. Dali à Dalia. Ceci li à Cecilia. Anno tanti annotanti (le conferenze stampa affollate). Ocarina ò carina.

A proposito di "à" c'è anche una curiosità: anche in francese può essere terza persona singolare del verbo e preposizione. Ma in italiano il verbo ha il segno dell'accento e la preposizione non ce l'ha ("Egli à una casa a Milano"), in francese è il contrario ("Il a une maison à Milan").

p.s.: quando l'articolo per il Venerdì era già partito, un giornalista ha scritto, a proposito di vicende monegasche: "Gianfranco Fini ha casa. Ma anche Gianfranco Fini a casa!".