Una delle parole-chimerine che abbiamo visto nelle ultime puntate è "magliale", al posto di "maiale". L'ha notata Stefano Castelvecchi che mi ha subito scritto: "è un ipercorrettismo!" Ah, gli ipercorrettismi: io li adoro. Avete presente il modo di dire: "il meglio è nemico del bene" ? L'ipercorrettismo è la sua perfetta trasposizione in linguistica. Ci sono parlate italiane in cui il fonema che si trascrive con il gruppo "-gl-" non viene pronunciato. In un mio libro ho scritto che secondo me è un fenomeno tipicamente siciliano, e mi hanno delicatamente fatto notare che mi sbagliavo (o sbajavo): fenomeno non sempre e non solo siciliano. Pardon.
Se uno sa che tende a dire "sbajare" anziché "sbagliare", e ci tiene alla correttezza , ci penserà e si sforzerà di ripristinare il fonema maledetto. Un giorno costui dovrà dire "maiale" e pensando che sia lo stesso caso di "sbajare", dirà: "magliale". Avrà "ripristinato" un fonema che non c'è mai stato, è quella non è più correttezza: è ipercorrettismo. Lo stesso di quello della signora che dice "Oggi mi sono comprata un paglio di scarpe bellissime...". È ipercorrettismo anche quello del bambino che (è un esempio che ripeto spesso, mi perdonerà chi l'ha già sentito e risentito) ha capito di non dover usare troppi diminutivi e vezzeggiativi e allora annuncerà virilmente di voler andare a giocare "nel giardo".
C'è un sonetto ("Er parlà ciovile de più") dove Belli prende in giro il birignao di chi cerca di dirozzarsi in fretta. Per correggere il romanesco che dice "scerto" al posto di "scelto", l'ipercorrettista finirà per dire anche "deselto" al posto di "deserto".
Castelvecchi mi tramanda due fantastici ipercorrettismi veneti. Il primo riguarda la famosa marca di pianoforte "Cavalli". In dialetto veneto, i cavalli diventano "kawai", come la ditta giapponese. Il secondo esempio riguarda le suore dell'ordine più amato da Mariano Rumor. Qualcuno veneto le chiama "suore due rotelle", pensando che "dó rotée" sia un po' troppo vernacolare. Ve l'ho detto che impazzisco, per gli ipercorrettismi...
Se uno sa che tende a dire "sbajare" anziché "sbagliare", e ci tiene alla correttezza , ci penserà e si sforzerà di ripristinare il fonema maledetto. Un giorno costui dovrà dire "maiale" e pensando che sia lo stesso caso di "sbajare", dirà: "magliale". Avrà "ripristinato" un fonema che non c'è mai stato, è quella non è più correttezza: è ipercorrettismo. Lo stesso di quello della signora che dice "Oggi mi sono comprata un paglio di scarpe bellissime...". È ipercorrettismo anche quello del bambino che (è un esempio che ripeto spesso, mi perdonerà chi l'ha già sentito e risentito) ha capito di non dover usare troppi diminutivi e vezzeggiativi e allora annuncerà virilmente di voler andare a giocare "nel giardo".
C'è un sonetto ("Er parlà ciovile de più") dove Belli prende in giro il birignao di chi cerca di dirozzarsi in fretta. Per correggere il romanesco che dice "scerto" al posto di "scelto", l'ipercorrettista finirà per dire anche "deselto" al posto di "deserto".
Castelvecchi mi tramanda due fantastici ipercorrettismi veneti. Il primo riguarda la famosa marca di pianoforte "Cavalli". In dialetto veneto, i cavalli diventano "kawai", come la ditta giapponese. Il secondo esempio riguarda le suore dell'ordine più amato da Mariano Rumor. Qualcuno veneto le chiama "suore due rotelle", pensando che "dó rotée" sia un po' troppo vernacolare. Ve l'ho detto che impazzisco, per gli ipercorrettismi...