Latini e latticini
Negli ultimi tempi abbiamo fatto una certa vendemmia di ipercorrettismi.
«Quando andai in Cina la prima volta nel 1986 con un viaggio organizzato, a Pechino avevo una guida che pallava con la elle: la città ploibita, la glande mulalia, ecc. come un cinese da fumetto. A Shangai la guida era un tipo vispo che parlava perfettamente italiano, anche con modi idiomatici o dialettali. Però diceva il quartiere dei dipromatici, il coroniarismo ingrese, il consorato itariano» (Paolo Grimaldi).
«Un maestro di scuola romano, che si era affannato per tutta la mattina a spiegare ai bambini che l'asino non 'raja' ma 'raglia'. Subito dopo chiede: e il cane cosa fa? E la classe in coro: il cane abbaglia, signor maestro!» (Renzo Forlani).
«Premesso che a Livorno la buca è la bua e il baco è il bao, la popolana che entra nella pasticceria chic e vuol fare la distinta chiederà un occhio di buche» (Dora Bigini).
Amelia Di M…
«Quando andai in Cina la prima volta nel 1986 con un viaggio organizzato, a Pechino avevo una guida che pallava con la elle: la città ploibita, la glande mulalia, ecc. come un cinese da fumetto. A Shangai la guida era un tipo vispo che parlava perfettamente italiano, anche con modi idiomatici o dialettali. Però diceva il quartiere dei dipromatici, il coroniarismo ingrese, il consorato itariano» (Paolo Grimaldi).
«Un maestro di scuola romano, che si era affannato per tutta la mattina a spiegare ai bambini che l'asino non 'raja' ma 'raglia'. Subito dopo chiede: e il cane cosa fa? E la classe in coro: il cane abbaglia, signor maestro!» (Renzo Forlani).
«Premesso che a Livorno la buca è la bua e il baco è il bao, la popolana che entra nella pasticceria chic e vuol fare la distinta chiederà un occhio di buche» (Dora Bigini).
Amelia Di M…
Negli ultimi tempi abbiamo fatto una certa vendemmia di ipercorrettismi.
«Quando andai in Cina la prima volta nel 1986 con un viaggio organizzato, a Pechino avevo una guida che pallava con la elle: la città ploibita, la glande mulalia, ecc. come un cinese da fumetto. A Shangai la guida era un tipo vispo che parlava perfettamente italiano, anche con modi idiomatici o dialettali. Però diceva il quartiere dei dipromatici, il coroniarismo ingrese, il consorato itariano» (Paolo Grimaldi).
«Un maestro di scuola romano, che si era affannato per tutta la mattina a spiegare ai bambini che l'asino non 'raja' ma 'raglia'. Subito dopo chiede: e il cane cosa fa? E la classe in coro: il cane abbaglia, signor maestro!» (Renzo Forlani).
«Premesso che a Livorno la buca è la bua e il baco è il bao, la popolana che entra nella pasticceria chic e vuol fare la distinta chiederà un occhio di buche» (Dora Bigini).
Amelia Di Maio ne segnala alcuni romani: «La parola barista è colpevole di ricordare la nota tendenza dei romani ad elidere la doppia R. Diventa così il barrista; i cioccolatini diventano immancabilmente cioccolattini; Gigi Proietti spesso racconta del romano che volendo apparire colto ingentilisce il volgarissimo magna indicando ai passanti "Via Mangia Grecia"».
La stessa lettrice segnala usanze più o meno romane e più o meno strambe. Non avevo mai sentito gretto usato al posto di grezzo («questo mobile non è lucidato, è stato volutamente lasciato gretto») ma particolarmente curioso mi pare l'uso dei plurali immobiliari.
Mentre il più delle volte si usa «affittasi» anche quando l'oggetto è plurale. Invece la lettrice trova nelle inserzioni romane casi opposti, del genere «AffittaNsi attico luminoso». Altre divertenti forbitezze, comuni anche al nord: «ha il capello fine»; «metto un pantalone aderente con scarpa alta, poi guanto di pelle, occhiale specchiato e capello cotonato«; «Stasera lenticchia in umido!», «Con il ragù preferisci un bucatino o un rigatone?» e «mio marito ama la carne ma il pesce non le piace».
«Quando andai in Cina la prima volta nel 1986 con un viaggio organizzato, a Pechino avevo una guida che pallava con la elle: la città ploibita, la glande mulalia, ecc. come un cinese da fumetto. A Shangai la guida era un tipo vispo che parlava perfettamente italiano, anche con modi idiomatici o dialettali. Però diceva il quartiere dei dipromatici, il coroniarismo ingrese, il consorato itariano» (Paolo Grimaldi).
«Un maestro di scuola romano, che si era affannato per tutta la mattina a spiegare ai bambini che l'asino non 'raja' ma 'raglia'. Subito dopo chiede: e il cane cosa fa? E la classe in coro: il cane abbaglia, signor maestro!» (Renzo Forlani).
«Premesso che a Livorno la buca è la bua e il baco è il bao, la popolana che entra nella pasticceria chic e vuol fare la distinta chiederà un occhio di buche» (Dora Bigini).
Amelia Di Maio ne segnala alcuni romani: «La parola barista è colpevole di ricordare la nota tendenza dei romani ad elidere la doppia R. Diventa così il barrista; i cioccolatini diventano immancabilmente cioccolattini; Gigi Proietti spesso racconta del romano che volendo apparire colto ingentilisce il volgarissimo magna indicando ai passanti "Via Mangia Grecia"».
La stessa lettrice segnala usanze più o meno romane e più o meno strambe. Non avevo mai sentito gretto usato al posto di grezzo («questo mobile non è lucidato, è stato volutamente lasciato gretto») ma particolarmente curioso mi pare l'uso dei plurali immobiliari.
Mentre il più delle volte si usa «affittasi» anche quando l'oggetto è plurale. Invece la lettrice trova nelle inserzioni romane casi opposti, del genere «AffittaNsi attico luminoso». Altre divertenti forbitezze, comuni anche al nord: «ha il capello fine»; «metto un pantalone aderente con scarpa alta, poi guanto di pelle, occhiale specchiato e capello cotonato«; «Stasera lenticchia in umido!», «Con il ragù preferisci un bucatino o un rigatone?» e «mio marito ama la carne ma il pesce non le piace».