Lessico e Nuvole

Lo zione schiarente

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Un'altra parola controversa negli scarti progressivi di iniziale di Cesare Ciasullo della scorsa settimana era "zione".

Zione è forse la parola più rimpianta dagli enigmisti, in particolare dai rebussisti. Se zione fosse una normale parola italiana, il numero di rebus possibili salirebbe di molto, fermo restano che per gli illustratori è un incubo illustrare già un semplice zio o una semplice zia. Il più delle volte si aggiunge un tragico fumetto in cui una signora dice a un bambino «Sono la sorella della mamma!», non migliorando l'immagine complessiva della zietà.
 
Per difendere lo "zione" di Ciasullo io tiravo in ballo Paperone. Non sapevo quel che mi racconta ora Giancarlo de Gasperis, e cioè che dalle sue parti (nell'appennino laziale-abruzzese), "lo zione è il fratello di un nonno. Infatti fin da piccolo mi era chiarissimo dal titolo familiare il rapporto di parentela tra Qui Quo Qua e Paperon de' Paperoni".

Scendiamo ancor più giù, in Italia, e saliamo ancor più su, nel tono letterario. I lettori Raffaele Chiancone, Paolo Fai e Italo Vago mi ricordano che nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa "zione" è l'appellativo usato da Tancredi verso don Fabrizio: "Ma grazie, zione, e a presto".

Illustreremo dunque rebus con fumetti che dicono "Ciao, nipotino, sono il fratello di tuo nonno?". O sceneggeremo rebus viscontiani, in costumi d'epoca? O ambienteremo la vicenda nel mondo contemporaneo, fra certi gruppi giovanili, tanto per goderci un'emo-Zione?