Un veterano dei giochi con le parole e dell'enigmistica, Attilio Chiodo (in arte Chat), partecipa al gioco dei sillabari in disordine. Si è immaginato la versione cabarettistica di una canzone tristissima il cui protagonista "aveva il bavero color zafferano, / andava a piedi da Lodi a Milano" per incontrare la sua amata. La frase risultante ò: "Ergo gag è Gigugin". Io ho sempre cantato Gigogin, con la O, ma dipende dai dialetti. Umberto Eco, che è piemontese, scrive "Gigugin" e ovviamente Chat fa bene ad affidarsi a lui. Va anche notato che la canzone con lo zafferano non è la popolare "La bella Gigogin": è una sorta di spin-off, perpetrato dal Quartetto Cetra nel Sanremo del 1954.
L'esempio di Chat serve per ricordare come funziona il gioco. Data una consonante X, bisogna comporre le cinque diverse sillabe che se ne possono ottenere e costruire quindi una frase in cui queste cifre compaiano consecutivamente. L'avverbio va sottolineato corsivo, perché alcuni mi hanno mandato esempi in cui le sillabe erano un po' sparse. No, guardate qui: (Er)go ga-g e-Gi-gu-gin. Go ga ge gi gu: non si va da A e U perché sono sillabari in disordine.
Nella rubrica online abbiamo già visto molti esempi. Qui è venuto il turno di quelli inviati da Carla Buranello. Modo popolare per significare che si sta compiendo impresa estremamente difficile e dolorosa: "Caco ceci cubici". Uccelli esentasse: "Dodi da dedurre". Si ritirò per paura: "Fu fifa, fè forfait". Il vigile dapprima mi era sembrato clemente: "Eccome, ma mo' mi multò". Stabilimento balneare con regolamento intollerante: "No nani né nudisti". Anticlericale ecumenico: "Papi, pope: puah!". Atleta colossale: "Porto tute titaniche". (Variazione su un tema classico): Dài, se persino io sono ne sono a conoscenza vuol dire che è noto proprio a tutti... "Se so, si sa, su!". Ma che cos'hai disegnato sulla pelle di tatuaggio? "Un matto te ti tatuò!".
Chi trova carente la sintassi dell'ultimo esempio, può variarlo: Vai veramente matto per Pitagora: "Un cateto ti tatui".
L'esempio di Chat serve per ricordare come funziona il gioco. Data una consonante X, bisogna comporre le cinque diverse sillabe che se ne possono ottenere e costruire quindi una frase in cui queste cifre compaiano consecutivamente. L'avverbio va sottolineato corsivo, perché alcuni mi hanno mandato esempi in cui le sillabe erano un po' sparse. No, guardate qui: (Er)go ga-g e-Gi-gu-gin. Go ga ge gi gu: non si va da A e U perché sono sillabari in disordine.
Nella rubrica online abbiamo già visto molti esempi. Qui è venuto il turno di quelli inviati da Carla Buranello. Modo popolare per significare che si sta compiendo impresa estremamente difficile e dolorosa: "Caco ceci cubici". Uccelli esentasse: "Dodi da dedurre". Si ritirò per paura: "Fu fifa, fè forfait". Il vigile dapprima mi era sembrato clemente: "Eccome, ma mo' mi multò". Stabilimento balneare con regolamento intollerante: "No nani né nudisti". Anticlericale ecumenico: "Papi, pope: puah!". Atleta colossale: "Porto tute titaniche". (Variazione su un tema classico): Dài, se persino io sono ne sono a conoscenza vuol dire che è noto proprio a tutti... "Se so, si sa, su!". Ma che cos'hai disegnato sulla pelle di tatuaggio? "Un matto te ti tatuò!".
Chi trova carente la sintassi dell'ultimo esempio, può variarlo: Vai veramente matto per Pitagora: "Un cateto ti tatui".