Ho visto in televisione una produttrice di caramelline balsamiche al calvados, si chiamava Ricoletta Caen. Le faceva concorrenza un produttore di miele con, marchio dedicato alle truppe del Patto Atlantico: Nèttare NATO Bru. Le hanno chiesto se voleva un whisky e lei ha risposto accettando proprio solo un goccio della sua marca preferita: Filin Oban! Poi si è messa a giocare a poker, sicura di vincere: Mano pro, dirò.
Insomma, avete capito a che gioco sto giocando. Lo ha incominciato il lettore Stefano da Gorizia, che ha evocato innanzitutto una guida sicura: «O mari, timon!». In questa prima versione, il gioco richiedeva di applicare il principio del «codatesta», o anche del «rotore», prima a un nome poi al cognome corrispondente. La guida sicura nascondeva Mario (o /Mari) Monti (ti/Mon). In questa fase iniziale del gioco abbiamo subito incontrato un Sisifo, o Polifemo, del pensiero: «Mo' massi ricaccia»; e quindi un commerciante megalomane: «Chini, là vendo!».
Si è poi affermata la variante per cui il codatesta si applica alla sequenza completa di nome-e-cognome, tutto d'un fiato. Solo all'inferno capì come stanno le cose: «Di giù seppe ver». Un esempio bellissimo: Cartolina estiva: «Da Ginostra».
Mi parrebbe imbarazzante dare le relative spiegazioni. Il meccanismo è semplice: si mette il finale all'inizio, a partire da una lettera scelta. Io lo chiamo anche «rotore», perché dalla parola rotore con un rotore si ricava torero (ro/tore); se pensate di scrivere la parola attorno a una circonferenza la potete leggere sia in senso orario sia in senso antiorario. Ma questa è una finezza che si impara solo nel corso avanzato.
Applicare il principio del rotore ai nomi-e-cognomi dei personaggi noti non è facilissimo. Bisogna avere l'occhio aguzzo, ma non basta: se ne scartano molti prima di trovarne uno che funziona. Perciò sono ammesse anche alcune licenze. Per esempio io mi sono lasciato passare un esempio che fa così. Non pronuncio le P: «Con tic 'arlo». Insomma, l'ho un po' ghigliottinato.
Insomma, avete capito a che gioco sto giocando. Lo ha incominciato il lettore Stefano da Gorizia, che ha evocato innanzitutto una guida sicura: «O mari, timon!». In questa prima versione, il gioco richiedeva di applicare il principio del «codatesta», o anche del «rotore», prima a un nome poi al cognome corrispondente. La guida sicura nascondeva Mario (o /Mari) Monti (ti/Mon). In questa fase iniziale del gioco abbiamo subito incontrato un Sisifo, o Polifemo, del pensiero: «Mo' massi ricaccia»; e quindi un commerciante megalomane: «Chini, là vendo!».
Si è poi affermata la variante per cui il codatesta si applica alla sequenza completa di nome-e-cognome, tutto d'un fiato. Solo all'inferno capì come stanno le cose: «Di giù seppe ver». Un esempio bellissimo: Cartolina estiva: «Da Ginostra».
Mi parrebbe imbarazzante dare le relative spiegazioni. Il meccanismo è semplice: si mette il finale all'inizio, a partire da una lettera scelta. Io lo chiamo anche «rotore», perché dalla parola rotore con un rotore si ricava torero (ro/tore); se pensate di scrivere la parola attorno a una circonferenza la potete leggere sia in senso orario sia in senso antiorario. Ma questa è una finezza che si impara solo nel corso avanzato.
Applicare il principio del rotore ai nomi-e-cognomi dei personaggi noti non è facilissimo. Bisogna avere l'occhio aguzzo, ma non basta: se ne scartano molti prima di trovarne uno che funziona. Perciò sono ammesse anche alcune licenze. Per esempio io mi sono lasciato passare un esempio che fa così. Non pronuncio le P: «Con tic 'arlo». Insomma, l'ho un po' ghigliottinato.