Il nuovo dizionario Garzanti, diretto da Giuseppe Patota, ha rivisto fra le altre cose le regole della sillabazione. Vedremo come funzionano quelle nuove, ma intanto noi con le sillabe ci giochiamo, e usiamo regole tutte nostre.
Il sillabario in disordine richiede di costruire frasi in cui si leggano consecutivamente (ripeto: consecutivamente) le cinque sillabe biletterali diverse che è possibile costruire con la stessa consonante. Sono in disordine perché non è richiesto (come invece ai sillabari di Georges Perec e di Italo Calvino) che le sillabe appaiano in ordine alfabetico, dalla A alla U.
Ieri ho ripreso il discorso, grazie a begli esempi mandati da Tina, e oggi mi chiedo: ci possono essere criteri di eleganza per questo gioco?
Io ne ho trovati tre.
Il primo è la concisione: meno lettere vengono aggiunte in capo e/o in coda alla sequenza, meglio è.
Da questo punto di vista il non plus ultra è:
Ho un canale diretto con i piani alti. So se su si sa.
Nessuna lettera aggiunta, residuo zero. Non mi pare che possano esserci altri casi del genere, almeno senza usare abbreviazioni e altri espediente, come per esempio in:
Un Nobel testimonia sull'ex partito berlusconiano: F.I. fu: fa fe' Fo.
Mourinho mi imitava: Ma me mimò, M(o)u.
Non mi piacciono i pontefici né romani né ortodossi: Papi, pope... Pù!
In questi esempi ci sono trascrizioni arbitrarie, troncamenti desueti, sigle: insomma, espedienti. La frase «so se su si sa» è invece perfettamente grammaticale. Lo sarebbe anche:
Siamo legati dalla droga: Coca ci cuce.
Ma qui il senso è abbastanza precario.
Conosco almeno un esempio con un'aggiunta di due sole lettere (di Piero Nissim):
MORIC PUDICA: Nina non è nuda.
A domani per il criterio numero due.