«Cosa felice: il tuo cervello rende!». Pare un annuncio pubblicitario per un neurofarmaco capace di stimolare attività cerebrali redditizie. Ma invece cosa sarà quest'altra frase? «Negli ospedali è un boom: sesso-tabù! / Richieste di non cambiare più». Posso spiegarvi. Ieri navigavo pigramente su Internet, soprattutto fra siti di giornalismo, e guardavo i titoli delle notizie. Ci siamo abituati a leggerne tanti: le prime pagine dei giornali ne sono affollati, i telegiornali li impongono a caratteri cubitali col sottofondo di musiche incalzanti e immagini il più possibile «forti», i canali all-news li fanno scorrere sul lato basso del teleschermo, in un rullo che a volte ci dà gioie perché vengono scritti un po' di fretta, e non sempre controllati bene. Ma «L'Ampedusa sbarco record» era proprio un titolone a tutto schermo, del TgUno di epoca Minzolini.
Incidenti ortografici a parte, i titoli hanno sempre una sintassi particolare, a volte sin troppo particolare. Così ieri mi sono soffermato sul titolo «Cambiare sesso non è più un tabù / Boom di richieste negli ospedali». Non so bene come e perché ma mi è venuto in mente che forse le parole si potevano disporre in un ordine diverso e addirittura ne è uscito un distico in rima baciata: «Negli ospedali è un boom: sesso-tabù! / Richieste di non cambiare più». Ho proceduto senza togliere né aggiungere parole, e anche senza adattamenti di concordanza: si tratta insomma di un puro e semplice anagramma di parole, e non di lettere come quelli a cui siamo abituati. Ho solo preso licenze sulla punteggiatura, come appunto si fa negli anagrammi. Poteva essere un nuovo gioco ? Nuovo ovviamente non è (nulla lo è davvero, nel campo), ma da verificare è che possa produrre altri esempi divertenti. Così mi sono rivolto ai titoli dei libri, e mi è uscito «Cosa felice: il tuo cervello rende!» dal recente Cosa rende felice il tuo cervello, di David DiSalvo (Bollati Boringhieri). Ma applicato ai titoli dei libri il gioco dà meno soddisfazioni.
Incidenti ortografici a parte, i titoli hanno sempre una sintassi particolare, a volte sin troppo particolare. Così ieri mi sono soffermato sul titolo «Cambiare sesso non è più un tabù / Boom di richieste negli ospedali». Non so bene come e perché ma mi è venuto in mente che forse le parole si potevano disporre in un ordine diverso e addirittura ne è uscito un distico in rima baciata: «Negli ospedali è un boom: sesso-tabù! / Richieste di non cambiare più». Ho proceduto senza togliere né aggiungere parole, e anche senza adattamenti di concordanza: si tratta insomma di un puro e semplice anagramma di parole, e non di lettere come quelli a cui siamo abituati. Ho solo preso licenze sulla punteggiatura, come appunto si fa negli anagrammi. Poteva essere un nuovo gioco ? Nuovo ovviamente non è (nulla lo è davvero, nel campo), ma da verificare è che possa produrre altri esempi divertenti. Così mi sono rivolto ai titoli dei libri, e mi è uscito «Cosa felice: il tuo cervello rende!» dal recente Cosa rende felice il tuo cervello, di David DiSalvo (Bollati Boringhieri). Ma applicato ai titoli dei libri il gioco dà meno soddisfazioni.