Una lettera di Stefano Castelvecchi contesta con cortesissima severità quanto io ho scritto nella puntata di lunedì scorso.
Lì dicevo che in un file audio la frase «ho fatto una conferenza su Dante» potrebbe essere equivocata: «almeno uno su cento penserà che parlare in pubblico aumenta la mia traspirazione«.
Obiezione: «mi spiace di fare il pedante, ma proprio *nel file audio* l'esempio non funzionerebbe in italiano "standard". "Sudante" si pronuncia con d scempia, mentre "su Dante" con d doppia ("suddànte"), a causa del raddoppiamento fonosintattico. Lo so che a nord di Firenze questa differenza non è apprezzata, ma l'italiano standard è basato sul toscano (non è colpa mia!). E lo è anche a causa (accàusa) del suddetto (aha! le due d) poeta venuto da Firenze (daffirènze).
Semmai è vero che il file audio con "conferenza su Dante" pronunciato da un settentrionale sarebbe percepito dagl'italiani centro-meridionali come certamente relativo alla traspirazione -- salvo ad essere immediatamente disambiguato in base al contesto (il parlante ha accento settentrionale, e la conferenza è più probabilmente sullo scrittore fiorentino)».
Rispondo così: caro Castelvecchi, nessuna pedanteria e anzi grazie per la sacrosanta lezione. Sono ora contento, nel rileggermi, di aver usato una certa prudenza, col dire «almeno uno su cento». Questo, secondo me, capiterebbe senz'altro, al di là delle virtù di chiarimento del contesto. Non ho invece stabilito (e me ne rallegro) un'equivalenza esatta di fonemi tra la frase dantesca e quella traspirata, non perché io maneggi la fonetica italiana con disinvoltura, bensì perché so che proiettare sull'orale i giochi che si fanno nello scritto è difficilissimo. Lo si vede anche con il secondo esempio che mi ha contestato, e di cui parleremo domani.
Sul fatto che il fiorentino sia tuttora l'italiano standard ricordo un libro di Nora Galli de' Paratesi che già nel 1985 metteva qualche dubbio (Lingua toscana in bocca ambrosiana).
Lì dicevo che in un file audio la frase «ho fatto una conferenza su Dante» potrebbe essere equivocata: «almeno uno su cento penserà che parlare in pubblico aumenta la mia traspirazione«.
Obiezione: «mi spiace di fare il pedante, ma proprio *nel file audio* l'esempio non funzionerebbe in italiano "standard". "Sudante" si pronuncia con d scempia, mentre "su Dante" con d doppia ("suddànte"), a causa del raddoppiamento fonosintattico. Lo so che a nord di Firenze questa differenza non è apprezzata, ma l'italiano standard è basato sul toscano (non è colpa mia!). E lo è anche a causa (accàusa) del suddetto (aha! le due d) poeta venuto da Firenze (daffirènze).
Semmai è vero che il file audio con "conferenza su Dante" pronunciato da un settentrionale sarebbe percepito dagl'italiani centro-meridionali come certamente relativo alla traspirazione -- salvo ad essere immediatamente disambiguato in base al contesto (il parlante ha accento settentrionale, e la conferenza è più probabilmente sullo scrittore fiorentino)».
Rispondo così: caro Castelvecchi, nessuna pedanteria e anzi grazie per la sacrosanta lezione. Sono ora contento, nel rileggermi, di aver usato una certa prudenza, col dire «almeno uno su cento». Questo, secondo me, capiterebbe senz'altro, al di là delle virtù di chiarimento del contesto. Non ho invece stabilito (e me ne rallegro) un'equivalenza esatta di fonemi tra la frase dantesca e quella traspirata, non perché io maneggi la fonetica italiana con disinvoltura, bensì perché so che proiettare sull'orale i giochi che si fanno nello scritto è difficilissimo. Lo si vede anche con il secondo esempio che mi ha contestato, e di cui parleremo domani.
Sul fatto che il fiorentino sia tuttora l'italiano standard ricordo un libro di Nora Galli de' Paratesi che già nel 1985 metteva qualche dubbio (Lingua toscana in bocca ambrosiana).