Quali opere possiamo attribuire a Nikolaj Gogol? A farmi venire in mente la domanda è stato Umberto Eco. D'altra parte questo è il gioco dell'ircocervo: lui gli ha trovato il nome e lo ha giocato molte volte con i suoi amici, con i suoi lettori dell'Espresso e in libri come Il secondo diario minimo. L'ircocervo è un animale mitologico composto dalla somma di diversi animali, come l'irco (capro) e il cervo del miscuglio che gli dà il nome. Due animali diversi formano la cosa, due nomi diversi formano il nome della cosa. Sugli animali gioca Primo Levi quando parlando di centauri, immagina che i delfini, acquatici e mammiferi, siano un incrocio fra un tonno e una mucca. Sui nomi gioca Roberto Benigni quando dice che la taccagna è l'incrocio fra un tacchino e una cagna.
Un irco e un cervo fanno un ircocervo. "Ircocervo" diventa il nome di qualsiasi ibridazione (il centauro), e poi il nome di un gioco verbale (la taccagna). Il gioco dell'ircocervo è anche "verbovisivo" da quando l'ha giocato Massimo Bucchi nel suo libro '900, nella cui prefazione lo stesso Eco ha spiegato il gioco, le origini antichissime e le varianti contemporanee. Bucchi montava ritratti ottenendo la perfetta raffigurazione di personaggi come "Freud Astaire" o "Albert Eisenstein" o "Santa Rita da Sciascia".
Nella versione di Eco, l'ircocervo è un gioco in cui si cerca di unire il nome di due autori e i titolo di due loro opere, come Billy Wilde, A qualcuno piace Ernesto. Io amo molto anche Vincenzo Fellini, I puritoni. Sono possibili varianti di ogni tipo, come quella che ora Eco mi fa conoscere, opera di Stefano Eco: Mark Tweet: Blackberry Finn. Io avevo risposto con Anonymous: Hackerberry Finn, che forse non sarebbe più un ircocervo. Sono poi seguiti: Mark Zuckerman, Ho postato un comunista. James Browswell, Vita di S. Jobson. Cloud Debussy, Nuages. Herbert iPhone Karajan, Sonerie per piano e orchestra. Ludwig Twittgenstein: Hashtatus logico-philosophicus. E di Nikolaj Google parliamo la prossima settimana.
Un irco e un cervo fanno un ircocervo. "Ircocervo" diventa il nome di qualsiasi ibridazione (il centauro), e poi il nome di un gioco verbale (la taccagna). Il gioco dell'ircocervo è anche "verbovisivo" da quando l'ha giocato Massimo Bucchi nel suo libro '900, nella cui prefazione lo stesso Eco ha spiegato il gioco, le origini antichissime e le varianti contemporanee. Bucchi montava ritratti ottenendo la perfetta raffigurazione di personaggi come "Freud Astaire" o "Albert Eisenstein" o "Santa Rita da Sciascia".
Nella versione di Eco, l'ircocervo è un gioco in cui si cerca di unire il nome di due autori e i titolo di due loro opere, come Billy Wilde, A qualcuno piace Ernesto. Io amo molto anche Vincenzo Fellini, I puritoni. Sono possibili varianti di ogni tipo, come quella che ora Eco mi fa conoscere, opera di Stefano Eco: Mark Tweet: Blackberry Finn. Io avevo risposto con Anonymous: Hackerberry Finn, che forse non sarebbe più un ircocervo. Sono poi seguiti: Mark Zuckerman, Ho postato un comunista. James Browswell, Vita di S. Jobson. Cloud Debussy, Nuages. Herbert iPhone Karajan, Sonerie per piano e orchestra. Ludwig Twittgenstein: Hashtatus logico-philosophicus. E di Nikolaj Google parliamo la prossima settimana.