Paolo Grimaldi ha avuto la disgrazia di avere un'idea tutto sommato nuova. Dico "disgrazia" perché so cosa succede quando ci si infila nel labirinto di una costrizione enigmistica e non ci si dà pace sino a che non se ne sono percorsi tutti i meandri, ovvero esperite tutte le possibilità combinatorie. Sono tormentosi godimenti oltre che, per dirla con Giorgio Manganelli, laboriose inezie.
L'idea di Grimaldi è quella degli anagrammi a scarto. Anagrammo "giornale", trovo "ragione" ma mi avanza una L. "Ora ti diverti con gli anagrammi sbagliati", mi rimbrottò Umberto Eco, in un'occasione analoga. Ma Grimaldi cerca l'esattezza nell'errore, la completezza nella lacuna, e si chiede: cosa succede se invece che la L dimentico un'altra lettera? L'anagramma di "giornale" senza G è "rionale", o anche "orinale". Senza O, "laringe". Senza R, "galeoni". E così, via. Per modo di dire, perché togliendo volta per volta le altre lettere non si ottengono risultati convincenti.
L'obiettivo è insomma trovare la parola più lunga da cui ricavare un anagramma a scarto per ognuna delle lettere (meglio se diverse) che la compongono. Quattro lettere, nota Grimaldi, sono poche, e comunque danno poco gusto: "gelo" dà "ego", "gol", "gel", "Leo" (o: "olé").
Cinque lettere: va già meglio. "Agile" = "egli" + A; "Elia" + G; "lega" + I; "gaie" + L; "agli" + E. Mettiamo assieme queste parole: l'agile Elia lega le gaie gambe (di Vittorio Alfieri) alla sedia, perché egli sia costretto agli studi.
A sei lettere sembra esserci il migliore equilibrio tra difficoltà e potenzialità del gioco: "Moneta" = "Teano" + M; "menta" + O; "meato" + N; "manto" + E; "nomea" + T; "monte + A".
Altro esempio da sei lettere: "Sapore" = "opera" + S; "perso" + A; "osare" + P; "presa" + O; "Paseo" + R; "prosa" + E. ("Perso per il Paseo, voleva osare un'opera in prosa, di forte presa e sapore").
Grimaldi si chiede se "Paseo" (in spagnolo, "corso", nel senso viario) sia accettabile: sul vocabolario italiano non c'è, ma Paseo de Gracia è un romanzo di Mario Soldati e poi chi non è mai stato a Barcellona o Madrid?
L'idea di Grimaldi è quella degli anagrammi a scarto. Anagrammo "giornale", trovo "ragione" ma mi avanza una L. "Ora ti diverti con gli anagrammi sbagliati", mi rimbrottò Umberto Eco, in un'occasione analoga. Ma Grimaldi cerca l'esattezza nell'errore, la completezza nella lacuna, e si chiede: cosa succede se invece che la L dimentico un'altra lettera? L'anagramma di "giornale" senza G è "rionale", o anche "orinale". Senza O, "laringe". Senza R, "galeoni". E così, via. Per modo di dire, perché togliendo volta per volta le altre lettere non si ottengono risultati convincenti.
L'obiettivo è insomma trovare la parola più lunga da cui ricavare un anagramma a scarto per ognuna delle lettere (meglio se diverse) che la compongono. Quattro lettere, nota Grimaldi, sono poche, e comunque danno poco gusto: "gelo" dà "ego", "gol", "gel", "Leo" (o: "olé").
Cinque lettere: va già meglio. "Agile" = "egli" + A; "Elia" + G; "lega" + I; "gaie" + L; "agli" + E. Mettiamo assieme queste parole: l'agile Elia lega le gaie gambe (di Vittorio Alfieri) alla sedia, perché egli sia costretto agli studi.
A sei lettere sembra esserci il migliore equilibrio tra difficoltà e potenzialità del gioco: "Moneta" = "Teano" + M; "menta" + O; "meato" + N; "manto" + E; "nomea" + T; "monte + A".
Altro esempio da sei lettere: "Sapore" = "opera" + S; "perso" + A; "osare" + P; "presa" + O; "Paseo" + R; "prosa" + E. ("Perso per il Paseo, voleva osare un'opera in prosa, di forte presa e sapore").
Grimaldi si chiede se "Paseo" (in spagnolo, "corso", nel senso viario) sia accettabile: sul vocabolario italiano non c'è, ma Paseo de Gracia è un romanzo di Mario Soldati e poi chi non è mai stato a Barcellona o Madrid?