Di tanto in tanto qui ci viene da giocare ai titoli incatenati, costruiamo opere mostruose come "Il nome della rosa purpurea del Cairo". Ma, sapete, c'è una teoria, a proposito dei "giochi di parole". Alessandro Bergonzoni la sostiene da tempo, ma qualcosa del genere si trova anche in Gianni Rodari e, a cercare bene, forse addirittura in Novalis. Questa teoria dice che nell'espressione "giochi di parole il "di" non introduce un complemento di materia o di mezzo (non siamo noi che giochiamo con le parole, sulle parole) ma proprio un complemento di specificazione: sono i giochi delle parole, sono le parole che giocano e noi se stiamo attenti ce ne accorgiamo.
A incatenare titoli di film, per esempio, può essere la realtà. Come ho anche scritto altrimenti e altrove, i rapporti fra La dolce vita di Federico Fellini e La grande bellezza di Paolo Sorrentino sono tematici, di ambientazione, forse di ispirazione. Se ne discute. Non si discute invece che linguisticamente i due titoli si limitano ad avere la stessa struttura sintattica: articolo, aggettivo, sostantivo astratto. Ma se incastriamo fra i due film un altro film italiano da Oscar si forma una catena. Penso ovviamente a La vita è bella di Roberto Benigni: la dolce Vita, la Vita è Bella, la grande Bellezza (metto in maiuscolo le parole che fanno da anelli della catena). Volendo si può continuare la catena, retrocedendo (Uomo d'acqua Dolce) avanzando (la Grande illusione) o anche chiudendo la catena: Uomo d'acqua Dolce, la Dolce Vita, la Vita è Bella, la Grande Bellezza, piccolo Grande Uomo. In questo modo ci mettiamo a giocare noi, ma nel caso dei tre anelli originari ad accostare i titoli, prima del gioco, sono state le circostanze reali.
Altro caso di gioco artificiale e naturale. Circola su Internet una foto con due cartelli stradali, che indicano rispettivamente le strade per "Ovada" e per "Ovenga". Ovenga non esiste, è un anagramma realizzato in photoshop per "Genova". Gioco artificiale. Però in provincia di Genova esiste il comune di "Avegno". Anagramma "naturale". Di grande bellezza, direi.
A incatenare titoli di film, per esempio, può essere la realtà. Come ho anche scritto altrimenti e altrove, i rapporti fra La dolce vita di Federico Fellini e La grande bellezza di Paolo Sorrentino sono tematici, di ambientazione, forse di ispirazione. Se ne discute. Non si discute invece che linguisticamente i due titoli si limitano ad avere la stessa struttura sintattica: articolo, aggettivo, sostantivo astratto. Ma se incastriamo fra i due film un altro film italiano da Oscar si forma una catena. Penso ovviamente a La vita è bella di Roberto Benigni: la dolce Vita, la Vita è Bella, la grande Bellezza (metto in maiuscolo le parole che fanno da anelli della catena). Volendo si può continuare la catena, retrocedendo (Uomo d'acqua Dolce) avanzando (la Grande illusione) o anche chiudendo la catena: Uomo d'acqua Dolce, la Dolce Vita, la Vita è Bella, la Grande Bellezza, piccolo Grande Uomo. In questo modo ci mettiamo a giocare noi, ma nel caso dei tre anelli originari ad accostare i titoli, prima del gioco, sono state le circostanze reali.
Altro caso di gioco artificiale e naturale. Circola su Internet una foto con due cartelli stradali, che indicano rispettivamente le strade per "Ovada" e per "Ovenga". Ovenga non esiste, è un anagramma realizzato in photoshop per "Genova". Gioco artificiale. Però in provincia di Genova esiste il comune di "Avegno". Anagramma "naturale". Di grande bellezza, direi.