Lessico e Nuvole

Colì colà

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L'avverbio «*colì» in enigmistica è sempre stato usato. Perché l'ho fatto precedere da un asterisco? Non c'è alcun rimando in nota. In linguistica si usa anteporre l'asterisco alle parole che «non esistono» - anche se nel momento in cui le si scrive è un po' paradossale stabilire che non esistano. Diciamo, le parole che non ci sono sul vocabolario.
 
Carla Buranello mi ha contagiato col suo dubbio e per la prima volta mi sono accorto che «*colì» non esiste. Esiste certo «colà», ma dovrebbe essere un'abbreviazione di «colaggiù», e non c'è un «coliggiù» o un «colissù» da abbreviare in «colì».

Prendiamo una crittografia come:

L.RI

Soluzione: l'A piazza: dèi (LARI) mira colì = La Piazza dei Miracoli. (piazzaci una A e osserva degli dèi, in quel posto).

Non doveva essere pubblicata, è sbagliata.
 
Mi chiedo: ma se i lessicografi che fanno i vocabolari scoprissero l'enigmistica, dovrebbero decidere che «colì» esiste?