Lessico e Nuvole

Metro-Metrica

1 minuti di lettura
Ancora per la sezione Metrica e Nuvole oggi abbiamo una poesia di Marco Fulvio Barozzi. Il titolo ve lo dico dopo: «Crocetta c’adorna: l’ima gessate, / lanza paga! No, turro lambrate. / Tu rati brenta (crescenzago), / l’odi bignami palestro assago? //  Centrale gàmbara, gorla bonola / molino dorino,  zara l’otto piola, / porto di mare, m’issori  cimiano? /D’uomo inganni l’ampugnano». Una frattura si sarà scavata fra i lettori del Venerdì di qualsiasi livello culturale: milanesi e frequentatori di Milano da una parte, tutti gli altri dall'altra. Solo ai primi apparirebbe lampante che ka poesia è interamente composta da nomi di fermate delle tre linee della metropolitana milanese. Per quanto la pubblicazione sia recente (11 marzo, su Facebook), non mi pare che vi compaiano nomi di fermate della testé inaugurata linea 5, caratterizzata da vezzoso colore lillà. Milanesi e frequentatori di Milano sanno infatti che vi sono in funzione la linea 1, la linea 2, la linea 3 e la linea 5 della metropolitana. Barozzi è un matematico, e ha anche appena pubblicato un ebook intitolato: Crisi d’identità. Identico e diverso tra matematica, letteratura e gioco (€ 1.99 su Bookrepublic e su Amazon). Forse può spiegare il curioso sistema di numerazione della metropolitana milanese. Perché si salta il 4? Forse lo ha deciso qualcuno che sa contare sulle dita, ma è privo dell'anulare?    

Restiamo nel nostro, e torniamo alla poesia iniziale, che si intitola «Poesia metropolitana». Barozzi non ha modificato i nomi, salvo scavare qualche apostrofo qua e là (esempio: «d'uomo» per «Duomo»): ha insomma salvaguardato (sostanzialmente) le omofonie. Io approvo specialmente quel «c'adorna», che va letto con la C del generale da cui prende il nome la fermata. È il modo giusto di sintetizzare «che» davanti a vocale,  lo hanno usato Dante e Lorenzo il Magnifico. Oggi però si usa per trascrivere il parlato di «che ci-azzecca», che diventa così: «che c'azzecca». Dante lo leggerebbe «checcazzecca», e parrebbe la sciarada di due insulti di pretto stampo storaciano.