Lessico e Nuvole

Senza capo o senza coda

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È passato un po' di tempo da quando Gustavo Mezzetti mi ha mandato una lettera a proposito dei bifronti senza capo. Si chiamano così le parole che, esclusa la lettera iniziale, ne producono altre, leggendo a rovescio. È uno dei modi che l'enigmistica italiana ha trovato per ovviare alla difficoltà per cui la maggior parte delle parole italiane incomincia per consonante e finisce per vocale: una condizione che abbatte proporzionalmente la possibilità di trovare bifronti perfetti (come: acetone =enoteca).
    
Mezzetti si è concentrato sui nomi di città, a partire da un esempio classico:

"È arcinoto che il nome della città di Bologna dà luogo a un bifronte senza capo ("angolo"). La ricerca di pallidi emuli di questo bel caso (Bari / ira, Biella / allei, Latina / Anita, Roma / amo) non sembra particolarmente eccitante, inducendo il giocatore ad abbandonare ai primi metri una strada che non pare promettere alcunché; ma se si scopre lo stesso identico gioco funzionare anche con il nome ufficiale di "Roma Capitale" ("È la tipa c'amo"), improvvisamente la prospettiva cambia e la faccenda può cominciare ad apparire intrigante".