Quei bambini in carcere non sono un effetto collaterale. Fate presto: liberateli
di Luigi Manconi , di Luigi ManconiVenire al mondo a Rebibbia. Non è lo slogan di un programma di rigenerazione sociale e nemmeno il messaggio promozionale di un progetto di redenzione morale. No, nel settembre del 2021, nel carcere romano di Rebibbia femminile, venire al mondo vuol dire proprio, assai concretamente, la rottura delle acque, le doglie, nascere. All'interno di una cella. È accaduto il 3 settembre scorso. E ne ha scritto diffusamente Luca Monaco su queste colonne.
La madre, Amra, 23 anni, italiana di origine bosniaca, era stata arrestata a luglio per furto. Quella notte di settembre aveva cenato ed era andata al letto poi, improvvisamente, le contrazioni. È stata la sua compagna di cella, anche lei alle ultime settimane di gravidanza, ad aiutarla a partorire. Quando è arrivato il personale medico, la bambina era già nata, raccolta in un asciugamano sulla branda della madre.
Ricordo che alla fine degli anni ‘90, mentre visitavo quel reparto, mi colpì un…
Venire al mondo a Rebibbia. Non è lo slogan di un programma di rigenerazione sociale e nemmeno il messaggio promozionale di un progetto di redenzione morale. No, nel settembre del 2021, nel carcere romano di Rebibbia femminile, venire al mondo vuol dire proprio, assai concretamente, la rottura delle acque, le doglie, nascere. All'interno di una cella. È accaduto il 3 settembre scorso. E ne ha scritto diffusamente Luca Monaco su queste colonne.
La madre, Amra, 23 anni, italiana di origine bosniaca, era stata arrestata a luglio per furto. Quella notte di settembre aveva cenato ed era andata al letto poi, improvvisamente, le contrazioni. È stata la sua compagna di cella, anche lei alle ultime settimane di gravidanza, ad aiutarla a partorire. Quando è arrivato il personale medico, la bambina era già nata, raccolta in un asciugamano sulla branda della madre.
Ricordo che alla fine degli anni ‘90, mentre visitavo quel reparto, mi colpì un dettaglio. La struttura in ferro dei letti era stata protetta, ai quattro angoli della rete, da maglie e golf strettamente annodati. Ciò al fine di evitare che quelle estremità, quegli angoli appuntiti e i possibili spuntoni insidiassero l’incolumità dei bambini che vi giocavano intorno. E, infatti, la nascita della figlia di Amra, illumina uno scandalo particolarmente crudele all’interno di quello scandalo ancora più grande, rappresentato dalle condizioni del sistema penitenziario italiano.
In carcere tutti, quasi tutti, si dichiarano innocenti. E tutti, o quasi tutti, rivendicano una loro - stravolta o perversa o degenerata - ragione. Ma, poi, ci sono gli “innocenti assoluti”: e sono quei bambini, da 0 a 3 anni, che sono “detenuti” al seguito delle loro madri. Oggi, all’interno degli istituti italiani, si trovano 26 minori (ma un anno fa erano oltre il doppio). Perché si trovano là?
Per una serie di ragioni. La prima è molto semplice e la si ricostruisce attraverso le parole di Gabriella Stramaccioni, Garante delle persone private della libertà per il Comune di Roma: “Il 17 agosto ho inviato una mail al giudice del processo, chiedendo per Amra una soluzione alternativa al carcere, ma non ho avuto risposta”. Prevedibilmente si dirà: in pieno agosto, con la turnazione delle ferie, con un carico di fascicoli che grava sulle scrivanie e sulle spalle dei magistrati è inevitabile che i tempi della giustizia siano drammaticamente in ritardo rispetto ai ritmi di una vita e di una gravidanza. Ma c’è il sospetto che intervengano altri fattori: innanzitutto l’idea che lo scandalo degli innocenti assoluti rinchiusi in una cella non sia, poi, così scandaloso. Una sorta di fatale “effetto collaterale” della criminalità degli adulti.
Eppure, già oggi, sarebbero possibili soluzioni diverse. La garante aveva suggerito che Amra venisse accolta all’interno della “Casa di Leda” (dal nome di Leda Colombini, la più intelligente animatrice delle lotte per sottrarre i bambini alla reclusione): una delle pochissime case famiglia protette, previste da una legge del 2011, dove si trovano tutt’ora liberi.
Dopo di che, la legge che regolamenta la materia, presenta limiti gravi; e alla Camera dei Deputati compie il suo iter, lento, troppo lento, un disegno di legge (primo firmatario Siani) che interviene sui punti maggiormente critici.
Fate presto. Riusciamo a immaginare quali effetti rovinosi può avere sullo sviluppo di un minore quella vita coatta, dove suoni e colori risultano gravemente deformati e dove l’orizzonte è delimitato da un muro di cinta?