Referendum, l’afasia della politica
di Luigi Manconi , di Luigi ManconiDurante lo scorso fine settimana si è tenuto a Roma il Congresso dell’Associazione Luca Coscioni nel pressoché totale silenzio del sistema dell’informazione. Eppure, l’incontro è giunto a conclusione di una intensa fase di mobilitazione che ha prodotto risultati assai importanti.
In termini strettamente numerici, le due campagne referendarie promosse dall’Associazione e da molte altre organizzazioni hanno portato al raggiungimento di 1.235.470 firme in calce alla richiesta per la depenalizzazione dell’eutanasia; e di oltre 600.000 firme (ma la sottoscrizione è ancora in corso) a favore della depenalizzazione della coltivazione domestica e per uso personale della cannabis.
Si tratta di un fatto di estremo interesse perché su entrambe le materie, la raccolta delle firme e la discussione pubblica in vista della consultazione popolare intervengono, provvidenzialmente, in un drammatico vuoto della politica e delle istituzio…
Durante lo scorso fine settimana si è tenuto a Roma il Congresso dell’Associazione Luca Coscioni nel pressoché totale silenzio del sistema dell’informazione. Eppure, l’incontro è giunto a conclusione di una intensa fase di mobilitazione che ha prodotto risultati assai importanti.
In termini strettamente numerici, le due campagne referendarie promosse dall’Associazione e da molte altre organizzazioni hanno portato al raggiungimento di 1.235.470 firme in calce alla richiesta per la depenalizzazione dell’eutanasia; e di oltre 600.000 firme (ma la sottoscrizione è ancora in corso) a favore della depenalizzazione della coltivazione domestica e per uso personale della cannabis.
Si tratta di un fatto di estremo interesse perché su entrambe le materie, la raccolta delle firme e la discussione pubblica in vista della consultazione popolare intervengono, provvidenzialmente, in un drammatico vuoto della politica e delle istituzioni rappresentative. Sia nel caso del fine vita che in quello della legalizzazione delle cosiddette “droghe leggere”, infatti, è ormai da decenni che il Parlamento si sottrae, per pavidità o per indifferenza, alle proprie responsabilità: non discute delle proposte di legge e nemmeno mette in calendario quelle di iniziativa popolare, promosse dalla partecipazione diretta dei cittadini.
Dunque, il successo della raccolta delle firme esprime un sussulto della sensibilità collettiva e una domanda di autodeterminazione che, evidentemente, attraversa le pieghe della società italiana e non trova spazio nei canali classici della rappresentanza. Considero qui, in particolare, il tema dell’eutanasia. Dopo la sentenza della Corte costituzionale (22 novembre del 2019), che dichiarava la non punibilità, in determinate circostanze, di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, il Parlamento è rimasto sordo e muto. Eppure, la questione del fine vita attraversa come una febbre il corpo sociale, inquieta e interroga i cittadini che, per esperienza diretta o attraverso relazioni familiari e amicali, conoscono lo strazio della decadenza del corpo, della sofferenza non lenibile, della crisi di senso della vita che declina. Ed è mortificante vedere che, di tutto ciò, la politica sembra non curarsi affatto, perché - ecco il punto - ritiene che non sia di sua pertinenza. Peggio: ritiene che quel grumo di dolore e di angoscia, di attesa e di smarrimento, proprio dell’esistenza umana, non sia politica.
Concezione singolare: perché dove mai la politica, intesa come azione collettiva finalizzata al bene comune, può fondare la sua ragion d’essere e la sua forza se non nell’ascolto del dolore e del desiderio degli esseri umani? Anche per questa ragione sono preziose le parole di Paolo Annunziato, ex direttore del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), che, nel messaggio al Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, evidenziando le proprie perplessità e “il paradosso del referendum”, ha detto: “Sono un malato di Sla, ormai privo di qualsiasi mobilità, della voce e della capacità di respirare e nutrirmi autonomamente”. Nell’affermare il proprio “interesse” ad avere “la possibilità di terminare la vita in modo indolore e dignitoso”, Annunziato ha spiegato: “Dal punto di vista del malato, il diritto ad una morte dignitosa, non può essere separato dal diritto a una vita altrettanto dignitosa. Nella maggior parte dei casi si sceglie di morire perché la qualità della vita è precipitata prima materialmente, poi nella percezione e nella psicologia del malato”. Di conseguenza, sono necessarie e urgenti misure e provvedimenti che intervengano “sul piano economico”, così come “su quello della quantità e qualità dell’assistenza medica, sociale e sanitaria”. In conclusione, “chi vuole tutelare veramente gli interessi del malato a una morte dignitosa non può disinteressarsi della battaglia per una vita dignitosa”.
È il senso dell’attività svolta dall’Associazione Luca Coscioni, ma anche da molti organismi come l’Associazione Italiana per la Sla (Aisla). D’altra parte, Annunziato ha evidenziato i passi avanti compiuti dalla pastorale della Chiesa cattolica: ed è un dato incontestabile, da considerare con grande attenzione. Restano l’assenza e l’inerzia delle istituzioni e dei partiti. E resta l’afasia di una politica che ha perso coscienza di sé e, in tal modo, la propria stessa vita.