Israele, le ong palestinesi e la brutta abitudine di delegittimare degli avversari
di Luigi Manconi , di Luigi ManconiI fatti. Nel corso dell’attività del Comitato permanente sui diritti umani nel Mondo, presieduto da Laura Boldrini, nell’ambito della Commissione esteri della Camera dei Deputati, si è svolta, il 20 dicembre scorso, l’audizione di alcuni esponenti delle Ong palestinesi Addameer e Al - Haq. Il tema della videoconferenza era il ruolo dell’Italia nella promozione dei diritti umani e contro le discriminazioni in quell’area del mondo.
Alla riunione partecipano anche esponenti del centrodestra come Andrea Orsini di Forza Italia e Simone Billi della Lega, che intervengono e, tra l’altro, contestano la legittimità di alcuni membri delle Ong in questione. Tutto ciò all’interno di una discussione pubblica, certamente a tratti aspra e che non occulta contrasti e conflitti anche profondi sull’interpretazione del significato da attribuire alla tutela dei diritti universali della persona. Controversie come accadono tutti i…
I fatti. Nel corso dell’attività del Comitato permanente sui diritti umani nel Mondo, presieduto da Laura Boldrini, nell’ambito della Commissione esteri della Camera dei Deputati, si è svolta, il 20 dicembre scorso, l’audizione di alcuni esponenti delle Ong palestinesi Addameer e Al - Haq. Il tema della videoconferenza era il ruolo dell’Italia nella promozione dei diritti umani e contro le discriminazioni in quell’area del mondo.
Alla riunione partecipano anche esponenti del centrodestra come Andrea Orsini di Forza Italia e Simone Billi della Lega, che intervengono e, tra l’altro, contestano la legittimità di alcuni membri delle Ong in questione. Tutto ciò all’interno di una discussione pubblica, certamente a tratti aspra e che non occulta contrasti e conflitti anche profondi sull’interpretazione del significato da attribuire alla tutela dei diritti universali della persona. Controversie come accadono tutti i giorni all’interno delle democrazie mature.
Ciò che non si poteva prevedere era che, qualche giorno dopo, l’ambasciata israeliana a Roma, diffondesse una nota, nella quale si parlava di “shock”: perché “un terrorista condannato e due organizzazioni terroristiche, entrambe del Fronte popolare per la liberazione della Palestina” avevano partecipato all’audizione del 20 dicembre.
Veniva ignorato del tutto che, nel corso della sua attività, al Comitato accade di ascoltare decine di personalità senza che, per ciò stesso, ne debba condividere idee e posizioni: come è ovvio e addirittura banale. Ma è sulla qualificazione di “organizzazioni terroristiche” attribuita a quelle Ong, che la posizione dell’Ambasciata (e, conseguentemente del Governo israeliano), si mostra strumentale e assolutamente fallace.
Le Ong di cui parliamo, infatti, sarebbero state inserite nell’elenco delle formazioni terroristiche scorrettamente, non solo secondo Amnesty International e Human Rights Watch, ma anche a parere di paesi come la Francia, il Regno Unito, l’Italia e lo stesso Dipartimento di Stato Usa. A ciò si aggiunga che la posizione dell’ambasciata israeliana è stata esplicitamente contestata da prestigiosi esponenti della società israeliana, come Elie Barnavi, Ilan Baruch, Michael Ben Yair e Yoram Bilu.
Certo, anche questo può essere considerato come uno dei tanti episodi di una ordinaria dialettica democratica, dove un soggetto istituzionale (l’ambasciata) muove critiche aggressive e altri replicano con la medesima franchezza; e si può segnalare, inoltre, l’importanza di un dissenso - non certo infrequente - che proviene dall’interno della stessa società israeliana.
Tuttavia, c’è qualcosa che stride e che lascia una traccia dolente. Ed è la delegittimazione, attraverso l’accusa infamante di terrorimo, di avversari che converrebbe a tutti fossero considerati, piuttosto, come interlocutori. Ma così non è, nel quadro di un conflitto che produce quotidianamente frutti velenosi.
Il testo della lettera dell'ambasciata israeliana
"L'Ambasciata israeliana in Italia è scioccata dal fatto che un terrorista condannato e due organizzazioni terroristiche come Al Haq e Addameer, entrambe parte dell'organizzazione terroristica Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), siano state formalmente invitate a parlare davanti alla sottocommissione per i diritti umani del Camera dei deputati presieduta dall'On. Laura Boldrini. L'invitato a parlare, Shawan Jabarin, direttore generale di Al-Haq, è un terrorista condannato del Fplp. Di lui nel 2009 la Corte Suprema israeliana ha scritto che 'agisce come dottor Jekyll e Mister Hyde, a volte come amministratore delegato di un'organizzazione per i diritti umani', e altre volte come attivista in un'organizzazionebterroristica che non ha evitato omicidi e tentati omicidi e che non ha nulla a che fare con i diritti". L'Ambasciata sottolinea poi che "Addameer ha rappresentato in tribunale Samer Arbid, un terrorista palestinese che lavorava innquell'organizzazione e che ha ucciso in modo crudele e disumani Rina Shnerb, una giovane donna israeliana innocente il cui unico 'crimine' era la sua identità ebraica. Arbid ha guidato il gruppo, ha preparato l'ordigno che ha ucciso Rina, ferito suo padre e suo fratello e ha attivato personalmente l'esplosivo quando ha visto arrivare la famiglia Shnerb. Fino a poco temponfa, Arbid appariva sul sito web dell'organizzazione come suo contabile".