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Una Meloni "sconsacrata" e "pagana"

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La riunione del Consiglio dei Ministri tenutasi a Cutro lo scorso 9 marzo è stata un atto di «sensibilità»: così ha detto Francesco Storace, non sappiamo con quanta intenzionale, sottilissima, perfidia. A mio parere invece, quella riunione è stata uno degli eventi politici più tetri degli ultimi decenni e una inaudita manifestazione di nichilismo.

La seduta del CdM si collocava in una dimensione generale gonfia di dolore, segnata dallo strazio dei familiari delle vittime, mentre ancora si recuperano i corpi dei naufraghi dalle acque del mare. E quelle bare bianche!

Dentro questa atmosfera, inevitabilmente di morte, quella del governo è stata una scelta, alla lettera, mondana (tutta ridotta e rimpicciolita “alle misure del mondo”) e, se così si può dire, laicista e secolarizzata. Nessun tratto o momento di religiosità. Di religiosità cristiana o laica. Nessuna sacralità civile. Nessun…

La riunione del Consiglio dei Ministri tenutasi a Cutro lo scorso 9 marzo è stata un atto di «sensibilità»: così ha detto Francesco Storace, non sappiamo con quanta intenzionale, sottilissima, perfidia. A mio parere invece, quella riunione è stata uno degli eventi politici più tetri degli ultimi decenni e una inaudita manifestazione di nichilismo.

La seduta del CdM si collocava in una dimensione generale gonfia di dolore, segnata dallo strazio dei familiari delle vittime, mentre ancora si recuperano i corpi dei naufraghi dalle acque del mare. E quelle bare bianche!

Dentro questa atmosfera, inevitabilmente di morte, quella del governo è stata una scelta, alla lettera, mondana (tutta ridotta e rimpicciolita “alle misure del mondo”) e, se così si può dire, laicista e secolarizzata. Nessun tratto o momento di religiosità. Di religiosità cristiana o laica. Nessuna sacralità civile. Nessuna religione dei defunti. Un evento sconsacrato, simile piuttosto a un rito “pagano”, interamente dedito alla tecnica (provvedimenti amministrativi e atti normativi) e alla vendetta: «andremo a cercare gli scafisti lungo tutto il globo terracqueo». E questo da parte di una premier che grida a pieni polmoni: sono cristiana; e da parte di una maggioranza che inalbera lo slogan Dio Patria e Famiglia.

Ancora: nessuna capacità di creare un attimo, solo un attimo, di pathos. Non un minuto di silenzio e di raccoglimento; non un segno. Non un attimo di meditazione sui luoghi del naufragio, non un gesto di condivisione del dolore, non un messaggio di pietas. Un governo spasmodicamente concentrato nell’elaborazione di simboli e simbologie non ha trovato un solo gesto pubblico di commemorazione e cordoglio.

Si dirà: così si è evitata ogni ipocrisia. Ma, allora, tanto valeva restarsene a Roma.

Quindi, dopo la seduta del CdM, si è tenuta una conferenza stampa gestita in maniera abborracciata e un po' dadaista, conclusasi in modalità tragicomica, con una premier che interloquiva ruvidamente con alcuni giornalisti ripetendo «ok, ok», come un alunno in difficoltà durante una prova di esame. E a una cronista che le chiedeva come mai non si fosse recata dai familiari delle vittime, rispondeva «Oggi ho finito adesso, dopodiché io… ci vado volentieri». E non ci è andata. Questa risposta, e più in generale l’intera gestione della trasferta a Cutro, in nome di un lutto che non sa manifestarsi, solleva un tema delicatissimo e assai ispido da trattare: quello della “sensibilità” evocata da Francesco Storace. Si può dire che Giorgia Meloni, i suoi ministri e la Personalità Collettiva della destra italiana siano “insensibili” e, addirittura, “disumani”?

Messa così, è un’ipotesi che io per primo respingo, tanto più se la si volesse interpretare alla luce di una presunta contrapposizione “antropologica” a una sinistra che, per natura e definizione, dovrebbe essere più umana. Nessuna lettura di genetica politica, per carità, ma forse qualcosa di molto più concreto e materiale.

La cultura e, ancor più, la propaganda della destra che da oltre trent’anni trattano il tema dell’immigrazione come questione criminale e rappresentano lo straniero come nemico, sono assai efficaci: orientano e condizionano fino alla manipolazione i sentimenti collettivi e finiscono con il “corrompere” gli stessi facitori di opinione.

Insomma, a furia di parlare di “invasione”, politici e giornalisti di destra se ne convincono. È la loro stessa sensibilità che ne viene modificata; è la loro stessa umanità che ne risulta alterata.

Stupirò qualcuno, ma credo più a questo processo di auto-manipolazione che a una vera e propria strategia mediatica e politica. Per questo, se proprio ci tenete a che pianga – sembra dire quella Personalità Collettiva – sono pronto a farlo, anche subito, ma prima datemi il tempo di tornare a Roma e di dare la caccia agli scafisti «lungo tutto il globo terracqueo».