✕

Dalle bocche cucite all'abuso di farmaci: quel tempo vuoto dei migranti nei Centri per il rimpatrio

Catania, l'arrivo di un peschereccio con più di 600 migranti a bordo (ansa)
Libertà/illibertà di mercoledì 12 aprile 2023
1 minuti di lettura

Era il dicembre del 2013 quando, proprio in prossimità del Natale, Angelino Alfano, allora vicepremier, disse che le persone che si erano cucite la bocca all'interno del Cie di Ponte Galeria erano, almeno per metà, tutti spacciatori.

Fu una vicenda particolarmente drammatica che durò alcuni giorni e vide protagonisti una decina di uomini trattenuti a Ponte Galeria. Uno dopo l'altro decisero di cucirsi la bocca e di smettere di nutrirsi: le condizioni di detenzione, il limbo nel quale erano piombati, l'assenza di qualsiasi contatto umano non erano più sostenibili.

Ricordo nitidamente il mio colloquio con loro, la disperazione che li affliggeva e il grigiore di quei locali angusti. "Le pareti - ricorda Valentina Brinis nel suo ultimo libro Come onde del mare (Castelvecchi 2022) - erano interamente ricoperte di scritte fatte da chi ci aveva vissuto: date di nascita, di ingresso, di liberazione (forse), nomi di persone, di città, diseg…

Era il dicembre del 2013 quando, proprio in prossimità del Natale, Angelino Alfano, allora vicepremier, disse che le persone che si erano cucite la bocca all'interno del Cie di Ponte Galeria erano, almeno per metà, tutti spacciatori.

Fu una vicenda particolarmente drammatica che durò alcuni giorni e vide protagonisti una decina di uomini trattenuti a Ponte Galeria. Uno dopo l'altro decisero di cucirsi la bocca e di smettere di nutrirsi: le condizioni di detenzione, il limbo nel quale erano piombati, l'assenza di qualsiasi contatto umano non erano più sostenibili.

Ricordo nitidamente il mio colloquio con loro, la disperazione che li affliggeva e il grigiore di quei locali angusti. "Le pareti - ricorda Valentina Brinis nel suo ultimo libro Come onde del mare (Castelvecchi 2022) - erano interamente ricoperte di scritte fatte da chi ci aveva vissuto: date di nascita, di ingresso, di liberazione (forse), nomi di persone, di città, disegni e macchie di colore".

Nei giorni in cui Altraeconomia ha pubblicato una preziosa inchiesta di Luca Rondi e Lorenzo Figoni sull'abuso degli psicofarmaci nei Centri per il rimpatrio dei migranti, rileggere le parole di Alfano (non certo il peggiore dei ministri dell'Interno) risulta amaramente paradossale.

Antiepilettici, antipsicotici, antidepressivi e metadone vengono sistematicamente acquistati e somministrati ai migranti in custodia in modalità "arbitraria, eccessiva e non focalizzata sulla presa in carico e sulla cura degli individui trattenuti".

"Rispetto all'esterno - scrivono i due giornalisti - su una popolazione di riferimento simile, la spesa in antidepressivi, antipsicotici e antiepilettici nella struttura di via Corelli a Milano è di 160 volte più alta, al Cpr di Torino di 110, in quello di Roma di 127,5, a Caltanissetta di 30 e a Macomer di 25. Cifre eloquenti che raccontano l'utilizzo dei farmaci per "tenere buone" le persone trattenute che vivono un tempo vuoto, senza contatti con l'esterno e senza alcuna attività da svolgere". L'inchiesta è da leggere per intero perché per la prima volta si dà conto di un fenomeno che veniva denunciato da anni, sia dai reclusi che dagli operatori vicini alle loro istanze.

Intanto, nella Legge di bilancio 2023, all'articolo 1 comma 678, si legge che "al fine di assicurare la più efficace esecuzione dei decreti di espulsione dello straniero, il ministero dell'Interno è autorizzato ad ampliare la rete dei centri di permanenza per i rimpatri".

L'intento, quindi, rimane quello di espellerli tutti e subito (oggi la percentuale dei rimpatriati rispetto ai trattenuti è inferiore al 50 per cento). E, nel frattempo, non si agitino troppo.