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La crisi in Sudan e i compiti dell'Europa

Libertà/illibertà di giovedì 27 aprile 2023
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Lorenzo Rigo, cooperante della organizzazione Ovci - La nostra famiglia, mi racconta di essere a Khartoum, capitale del Sudan. È lì perché dal 1999 la sua associazione si occupa, in quel territorio e in altre zone del mondo, di realizzare progetti che promuovono la cura e la riabilitazione di persone con disabilità.

Dal 15 aprile in Sudan sono in corso combattimenti cruenti tra le forze dell'esercito regolare, guidate dal presidente del Paese Abdel Fattah al Burhan, e quelle del Rapid Support Forces (Rsf), comandate dal vicepresidente Mohamed Hamdan Dagalo. L'ultimo aggiornamento sull'esito degli scontri registra più di 400 civili morti e più di 4 mila feriti.

Quella in atto è la crisi più recente del Sudan, che dalla sua indipendenza nel 1956 ha già conosciuto due lunghe guerre civili, conclusesi con la conquista dell'autonomia del Sud Sudan nel 2011. Durante questi decenni sono stati più d'un…

Lorenzo Rigo, cooperante della organizzazione Ovci - La nostra famiglia, mi racconta di essere a Khartoum, capitale del Sudan. È lì perché dal 1999 la sua associazione si occupa, in quel territorio e in altre zone del mondo, di realizzare progetti che promuovono la cura e la riabilitazione di persone con disabilità.

Dal 15 aprile in Sudan sono in corso combattimenti cruenti tra le forze dell'esercito regolare, guidate dal presidente del Paese Abdel Fattah al Burhan, e quelle del Rapid Support Forces (Rsf), comandate dal vicepresidente Mohamed Hamdan Dagalo. L'ultimo aggiornamento sull'esito degli scontri registra più di 400 civili morti e più di 4 mila feriti.

Quella in atto è la crisi più recente del Sudan, che dalla sua indipendenza nel 1956 ha già conosciuto due lunghe guerre civili, conclusesi con la conquista dell'autonomia del Sud Sudan nel 2011. Durante questi decenni sono stati più d'uno i colpi di stato e assai frequenti e sanguinosi i conflitti di natura etnica.

Oltre il 70 per cento della popolazione sudanese vive in condizioni di estrema povertà. L'aspettativa di vita è molto bassa sia per le donne sia per gli uomini ed è altissimo il numero di bambini che muoiono prima del quinto anno di età.

Non è un caso che il Sudan sia uno dei principali luoghi di partenza dei migranti, che dall'Africa subsahariana arrivano in Libia, per poi attraversare il Mediterraneo diretti verso le coste europee.

La notte di lunedì scorso, 24 aprile, è stata firmata una tregua, raggiunta dopo due giorni di trattative che hanno coinvolto anche Arabia Saudita e Stati Uniti. Questa sospensione temporanea delle ostilità dovrebbe permettere ai civili di fare scorte di acqua e cibo e ai corpi diplomatici stranieri di organizzare l'evacuazione dei propri cittadini presenti su quel territorio.

La situazione è assai drammatica. Le notizie più allarmanti provengono dai medici locali e dagli operatori delle organizzazioni umanitarie. Molti ospedali e centri sanitari di Khartoum sono stati colpiti e le medicine e il personale per assistere i feriti non sono sufficienti.

Nei Paesi dove domina l'instabilità politica e sociale, e dove molte organizzazioni umanitarie promuovono progetti di cooperazione e sviluppo, i momenti di più acuto conflitto non sempre sono prevedibili, così gli operatori delle associazioni vivono grandi difficoltà.

Lorenzo Rigo mi scrive che le condizioni che questa guerra impone alla popolazione civile "sono disastrose". E che anche "la condizione degli operatori umanitari, al momento, è preoccupante, visto che le indicazioni sul da farsi sono state incerte e non tempestive". Lunedì Rigo è finalmente atterrato in Puglia con un aereo militare italiano, dopo quasi dieci giorni dall'inizio dei combattimenti.

L'Unione Europea così come i Paesi che hanno la possibilità di svolgere un qualche ruolo di mediazione sono chiamati ad assumersi alcune importanti responsabilità.

Con un Fondo fiduciario di emergenza per l'Africa (Eutf), l'Europa ha stanziato centinaia di milioni di euro per il Processo di Khartoum, un progetto di esternalizzazione delle frontiere che mira a realizzare una collaborazione tra i Paesi di origine, di transito e di destinazione nell'ambito delle migrazioni.

Questi fondi sono stati destinati in gran parte al controllo delle frontiere, un compito assegnato dal governo del Sudan alle Rsf, proprio una delle parti in guerra.

Dunque, l'Unione Europea ha due compiti fondamentali. Prima di tutto gestire l'evacuazione dei propri cittadini e soddisfare le richieste avanzate dalle organizzazioni umanitarie, tutelando gli operatori che hanno deciso di rimanere in quel territorio al fine di assistere le persone in pericolo.

E, ancora, rendere chiaro e trasparente il suo ruolo, provando a dialogare con le parti che abbiano l'esclusivo fine di instaurare un processo di transizione democratica in Sudan.