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Incendio nella Rsa di Milano, gli anziani lasciati soli in questa Italia vecchia

Sei vittime e un solo parente per il riconoscimento. E nel Paese il 24% degli abitanti ha più di 65 anni
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Leggo in una bozza del “Contratto di servizio”, si chiama proprio così, stipulato tra il ministero dello Sviluppo Economico e la Rai che, tra gli obiettivi perseguiti dal Servizio pubblico radiotelevisivo, c’è, e prioritariamente, quello di “contribuire alla promozione della natalità e della genitorialità”.


Sagge preoccupazioni e opportune previsioni. Ma, ancora una volta, ci si scorda della statistica e della demografia. Il nostro Paese è secondo al mondo e primo in Europa per longevità; ed è, spesso, una longevità afflitta da malanni, sofferenze, condizioni di vita desolanti.

Leggo in una bozza del “Contratto di servizio”, si chiama proprio così, stipulato tra il ministero dello Sviluppo Economico e la Rai che, tra gli obiettivi perseguiti dal Servizio pubblico radiotelevisivo, c’è, e prioritariamente, quello di “contribuire alla promozione della natalità e della genitorialità”.


Sagge preoccupazioni e opportune previsioni. Ma, ancora una volta, ci si scorda della statistica e della demografia. Il nostro Paese è secondo al mondo e primo in Europa per longevità; ed è, spesso, una longevità afflitta da malanni, sofferenze, condizioni di vita desolanti.


La notte tra giovedì e venerdì scorso, a Milano, nella zona di Corvetto, è scoppiato un incendio all’interno di una Residenza Sanitaria Assistenziale (Rsa), che ha provocato la morte di sei persone, cinque donne e un uomo, tra i 69 e gli 87 anni. Altre 81 persone sono rimaste ferite o intossicate e due di queste sono a rischio. Non è ancora chiaro quali siano le cause dell’incendio, ma secondo la procura di Milano, per ora, non vi è dolo e sono in corso indagini per omicidio colposo plurimo.


La vicenda ha fatto emergere in tutta la sua drammatica portata la questione relativa all’assistenza sanitaria di persone anziane non autosufficienti. La persistente mancanza di risorse e la carenza di strutture non riescono a fare fronte a una situazione che, in Italia, risulta tra le più critiche: il 24% della popolazione è composta da over 65 (Istat 2023).


Si ricordi anche come le strutture di cura siano state i luoghi dove si è mostrato il lato più crudele della pandemia: anziani legati ai letti, ingressi di parenti e visitatori bloccati, focolai e contagi costanti. Luoghi della reclusione in cui operatori sociali, medici, infermieri e pazienti hanno vissuto una condizione di sofferenza psichica e di grande solitudine.


A proposito di solitudine, la Rsa di Milano dove è scoppiato l’incendio è una struttura particolare: la maggior parte degli ospiti residenti sembra non avesse legami con una rete familiare. Una morte lontana da affetti e amicizie per 4 persone su 6. Le cronache raccontano che all’obitorio solo un parente si è presentato per il riconoscimento del congiunto defunto. Gli ospiti di questa Rsa, che verranno ricollocati in altre strutture, sono parte di un numero molto più grande, che è quello degli anziani in Lombardia, una tra le regioni d’Italia con una elevata quota di over 75: 1 milione e 200 mila. Qui, le Rsa sono 704 per un totale di 66mila posti letto. Una proporzione piuttosto insufficiente per garantire alle persone assistenza e cura adeguate. In generale, l’Italia non è in grado di offrire ai propri anziani l’assistenza necessaria: il Servizio Sanitario Nazionale registra appena 19 posti per 1000 over 65.
Pensiamo, sì, ai futuri nati, ma preoccupiamoci degli attuali fragili abitanti di questa vecchia Italia.

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