La ricetta per fallire
Luigi ManconiLa notizia è di fine agosto: una dozzina di ragazzi ha preso a calci e pugni una capretta che pascolava in un agriturismo di Anagni. L’animale è morto e il video delle violenze ha circolato sui social. Le immagini, come prevedibile, sono terribili. Secondo quanto emerge dalle cronache locali i ragazzi sarebbero della “Fiuggi bene”, figli di appartenenti alle Forze dell’Ordine e di assessori del Comune. Genitori che, tra l’altro, avrebbero minimizzato l’accaduto e sostenuto che la capra non è morta a causa delle botte ma per altri non specificati motivi.
Come è naturale la vicenda ha suscitato la riprovazione generale, dentro e fuori la comunità di Anagni. La parlamentare Michela Vittoria Brambilla, da sempre attivista dei diritti degli animali, ha affermato che un gesto di tale crudeltà va punito in proporzione alla gravità del fatto.
Nel frattempo, un gruppo di animalisti dei Comuni limitrofi ha organizzato una manifestazione con l’hashtag #fuoriinomi, rivendicando il diritto di indi…
La notizia è di fine agosto: una dozzina di ragazzi ha preso a calci e pugni una capretta che pascolava in un agriturismo di Anagni. L’animale è morto e il video delle violenze ha circolato sui social. Le immagini, come prevedibile, sono terribili. Secondo quanto emerge dalle cronache locali i ragazzi sarebbero della “Fiuggi bene”, figli di appartenenti alle Forze dell’Ordine e di assessori del Comune. Genitori che, tra l’altro, avrebbero minimizzato l’accaduto e sostenuto che la capra non è morta a causa delle botte ma per altri non specificati motivi.
Come è naturale la vicenda ha suscitato la riprovazione generale, dentro e fuori la comunità di Anagni. La parlamentare Michela Vittoria Brambilla, da sempre attivista dei diritti degli animali, ha affermato che un gesto di tale crudeltà va punito in proporzione alla gravità del fatto.
Nel frattempo, un gruppo di animalisti dei Comuni limitrofi ha organizzato una manifestazione con l’hashtag #fuoriinomi, rivendicando il diritto di individuare e processare mediaticamente chi ha commesso quelle violenze.
Nel comunicato fatto circolare prima della manifestazione si legge che «dal momento che lo Stato è assente vogliamo che tutti sappiano chi è il responsabile. Tu maltratti un animale e, visto che lo stato non ti punisce come si deve, è giusta la gogna pubblica».
L'assenza dello Stato in questi giorni è stata più volte chiamata in causa anche in relazione ai fatti gravissimi attribuiti a minorenni: dagli stupri di Palermo e Caivano, fino a quello più recente ai danni di una ragazza milanese. Proprio in queste ore lo Stato, nella sua articolazione di Consiglio dei ministri, sta ipotizzando di inasprire le pene nei confronti dei minori, per esempio estendendo anche a loro misure dedicate agli adulti, come il Daspo urbano. Tutta intera questa vicenda assume quasi il sapore di una parabola, cupa e cupamente istruttiva.
Da un lato, tende a diffondersi l’automatismo per cui se lo Stato non interviene prontamente allora la comunità sarebbe legittimata a giudicare, condannare, applicare la sentenza.
Dall’altro, piuttosto che esercitare un’opera di prevenzione attraverso l’accesso ai servizi, la socialità, la lotta contro la dispersione scolastica, l’educazione sessuale e la disponibilità di spazi sicuri, l’autorità pubblica ricorre alla solita ricetta: nuove figure di reato e pene sempre più alte.
Non abbiamo nulla in contrario in astratto contro questa ricetta, tranne che per un piccolo dettaglio: ha fallito sempre e ovunque.