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Punta Giglio, un promontorio da salvare

Punta Giglio, in Sardegna

 
La falesia nel Nord della Sardegna è di nuovo al centro della polemica
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«Si sono inventati la messa in sicurezza della falesia del promontorio di Punta Giglio»: inizia così un documento del Centro Italiano Studi Ornitologici (Ciso). Il promontorio di Punta Giglio nel Parco Naturale Regionale di Porto Conte ad Alghero, nel Nord della Sardegna, è nuovamente al centro di un’accesa polemica.

Prima c’è stato il contestatissimo intervento di «rifunzionalizzazione» che ha trasformato i fabbricati di un’ex batteria antinavale in una struttura turistico-ricettiva, con annessi bar e ristorante, all’interno di un’area turisticamente non ancora antropizzata, inserita nella Rete Natura 2000 dell’Unione Europea e prioritariamente destinata alla tutela della biodiversità e alla salvaguardia di habitat e specie. Ora è la volta di due interventi decisamente impattanti voluti dalla direzione del Parco di Porto Conte.

Sono i progetti che riguardano i lavori di mitigazione del rischio di frana in falesia e di riorganizzazione, messa in sicurezza e valorizzazione del sistema …

«Si sono inventati la messa in sicurezza della falesia del promontorio di Punta Giglio»: inizia così un documento del Centro Italiano Studi Ornitologici (Ciso). Il promontorio di Punta Giglio nel Parco Naturale Regionale di Porto Conte ad Alghero, nel Nord della Sardegna, è nuovamente al centro di un’accesa polemica.

Prima c’è stato il contestatissimo intervento di «rifunzionalizzazione» che ha trasformato i fabbricati di un’ex batteria antinavale in una struttura turistico-ricettiva, con annessi bar e ristorante, all’interno di un’area turisticamente non ancora antropizzata, inserita nella Rete Natura 2000 dell’Unione Europea e prioritariamente destinata alla tutela della biodiversità e alla salvaguardia di habitat e specie. Ora è la volta di due interventi decisamente impattanti voluti dalla direzione del Parco di Porto Conte.

Sono i progetti che riguardano i lavori di mitigazione del rischio di frana in falesia e di riorganizzazione, messa in sicurezza e valorizzazione del sistema di fruizione del comprensorio di Punta Giglio. Si tratta di lavori che prevedono fra l’altro una pesante manomissione della spettacolare falesia e una posa di tassellature, di funi e di oltre 2 mila metri quadri di reti in acciaio.

L’ingabbiamento e la sistematica manomissione delle pareti rocciose e della loro evoluzione naturale non solo arrecherebbero un’ingiustificata offesa a un contesto paesaggistico e ambientale particolarmente pregiato, ma sconvolgerebbero assetti e habitat preziosi e siti di nidificazione.

Tutto ciò dietro la pretesa di voler ridurre il rischio di frane e cadute di massi e al fine, per altro dichiarato, di incrementare la fruizione turistica da terra e da mare dell’intero comprensorio.

Sempre a tal fine si prevede la realizzazione di nuovi sentieri e la posa di boe sotto la falesia, in un tratto di mare oggi assai poco frequentato e in gran parte interdetto alla navigazione e alle immersioni.

Si tratta, in realtà, di una messa in sicurezza che non rassicura proprio nessuno, perché il pericolo sotto la falesia non potrà mai essere eliminato, tantomeno con gli interventi previsti. Lo ammettono gli stessi progettisti e lo ribadiscono gli enti preposti a valutare la fattibilità dei lavori.

Paradossalmente si tratterebbe quindi di opere ben poco utili e anche dannose; opere, inoltre, particolarmente onerose (anche per l’impegno che richiederebbe in futuro la loro manutenzione); opere insostenibili se eseguite secondo le proibitive prescrizioni contenute nei pareri espressi da alcune autorità competenti; infine opere che non equivarrebbero comunque a una messa in sicurezza dello specchio di mare sottostante, ma a una, solo illusoria e per di più fuorviante, “riduzione del rischio”.

A partire dalla vicenda di Punta Giglio, espressione emblematica di quella cultura della “valorizzazione” e della compulsiva “messa a reddito” dell’ambiente che tanti danni sta generando anche in altre aree naturali protette, un folto gruppo di cittadini ha trovato autorevoli adesioni.

La petizione lanciata su change.org ha già ottenuto oltre 30.000 firme. Insieme ad alcune associazioni ambientaliste, sia locali che di rilevanza nazionale, fra cui Italia Nostra, Lipu, GrIg, Wwf, un vasto schieramento, di cui fanno parte anche prestigiosi rappresentanti del mondo della scienza, dell’università e della cultura, si è già espresso a favore della richiesta di una sospensione dei lavori e di una Valutazione d’Incidenza Ambientale appropriata.

Tra le prese di posizione più significative merita ricordare quella del presidente dell’associazione Earth Gardeners, Emilio Baldaccini, sottoscritta da molti docenti universitari, studiosi ed esperti di questioni ambientali, cui si sono aggiunti circa 200 esponenti del Gruppo dei 30, che da anni dedica la sua attenzione e il suo sguardo vigile alla realtà dei parchi naturali nel nostro Paese.

E va ricordata anche l’istanza di revisione del procedimento autorizzativo presentata dalle associazioni Italia Nostra, Lipu, Punta Giglio Libera - Ridiamo vita al Parco, Earth Gardeners, Siamo Tutti Importanti, che argomenta dettagliatamente le ragioni della richiesta di una sospensione dei lavori per i «danni significativi e irreversibili» che gli interventi approvati rischiano di provocare.

Tenendo conto che l’inizio dei lavori più impattanti è previsto per il 10 ottobre, c’è speranza che le istituzioni intervengano al più presto applicando il fondamentale principio di precauzione a presidio dell’integrità di un bene di eccezionale valore naturalistico-ambientale.

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