Perché difendo Mimmo Lucano
di Luigi ManconiPiù d’uno mi rimprovera di aver definito l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano un «uomo probo» e di aver gioito per la sentenza di appello che ha sostanzialmente rovesciato il pesantissimo verdetto di primo grado a suo carico. Confermo il mio giudizio su Lucano e la mia soddisfazione per la sentenza di appello.
In primo grado Lucano era stato condannato a 13 anni e due mesi e a ingenti sanzioni pecuniarie (superiori al milione di euro) per una impressionante serie di reati tra i quali peculato e promozione di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina.
Ora tutte queste imputazioni sono cadute (e sono cadute per 16 coimputati) ed è rimasta una condanna di 18 mesi all’ex sindaco per abuso d’ufficio. Si è trattato di un vero e proprio a…
Più d’uno mi rimprovera di aver definito l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano un «uomo probo» e di aver gioito per la sentenza di appello che ha sostanzialmente rovesciato il pesantissimo verdetto di primo grado a suo carico. Confermo il mio giudizio su Lucano e la mia soddisfazione per la sentenza di appello.
In primo grado Lucano era stato condannato a 13 anni e due mesi e a ingenti sanzioni pecuniarie (superiori al milione di euro) per una impressionante serie di reati tra i quali peculato e promozione di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina.
Ora tutte queste imputazioni sono cadute (e sono cadute per 16 coimputati) ed è rimasta una condanna di 18 mesi all’ex sindaco per abuso d’ufficio. Si è trattato di un vero e proprio azzeramento dell’esito del precedente processo e, in particolare, la cancellazione del reato di associazione per delinquere restituisce l’onore non solo a Mimmo Lucano ma a tutte le persone che hanno cooperato con lui e che, con lui, hanno costruito quell’esperienza di accoglienza e ospitalità che ha preso il nome di “modello Riace”.
Per questa ragione la sentenza di appello è tanto importante: perché restituisce la possibilità di considerare l’esperienza di Riace nella sua concretezza, nelle sue implicazioni e potenzialità, oltre che nei suoi limiti. Questo è stato, infatti, il significato dell’attività di Mimmo Lucano e della sua amministrazione: un’accoglienza che esprimeva il senso di una ospitalità fondata sulla reciprocità. L’interesse dei nuovi arrivati a trovare non solo un letto e del cibo, ma anche una opportunità di inclusione in un territorio, in un sistema di relazioni sociali, in una prospettiva di cooperazione e sviluppo. E l’interesse, da parte dei residenti, ad accogliere chi portava non solo nuove energie, ma anche risorse di intelligenza e di creatività.
Il territorio ne è stato rivitalizzato e vivificato: sono state create nuove imprese e nuove opportunità di lavoro, c’è stato il rilancio di borghi e attività artigianali, luoghi di incontro e di scambio, che tuttora sopravvivono e che – speriamo – trovino ora nuovo slancio. È un modello di accoglienza che costituisce l’esatto opposto dello schema adottato, in genere, a livello istituzionale. Forse è questa la ragione per la quale ha incontrato tanta ostilità.
Ora, tirato un sospiro di sollievo, si può ricominciare a tentare una via estremamente difficile ma di grande interesse. E non solo per Riace.