✕

Migranti, i patti con i dittatori

(fotogramma)
Libertà/illibertà del 20 marzo 2024
3 minuti di lettura

La più recente notizia riguardante la rotta del Mediterraneo è di quattro giorni fa: un salvataggio di 45 persone soccorse in mare dopo che la barca su cui si trovavano, con a bordo 75 migranti, si era rovesciata nella notte al largo di Zuwara, in Libia. Una sorte ancora più drammatica a è toccata al giovane migrante di 17 anni morto a bordo della ong Sea Watch 5 la notte tra il 7 e l’8 marzo a causa di una intossicazione da carburante. Una ennesima tragedia non solo perché registra l’agonia di un minorenne, di cui ancora rimangono sconosciuti nome e nazionalità, vissuta durante un viaggio lungo chissà quanti giorni e dopo ore di navigazione su un’imbarcazione precaria, ma perché chiama in causa la coscienza umana e il principio di responsabilità.

Durante l’operazione di soccorso condotta da Sea Watch il minore è stato ritrovato privo di sensi sul fondo dell’imbarcazione, schiacciato dalla calca di altri migranti disidratati, ustionati e in preda al panico. La ong appena possibile ha…

La più recente notizia riguardante la rotta del Mediterraneo è di quattro giorni fa: un salvataggio di 45 persone soccorse in mare dopo che la barca su cui si trovavano, con a bordo 75 migranti, si era rovesciata nella notte al largo di Zuwara, in Libia. Una sorte ancora più drammatica a è toccata al giovane migrante di 17 anni morto a bordo della ong Sea Watch 5 la notte tra il 7 e l’8 marzo a causa di una intossicazione da carburante. Una ennesima tragedia non solo perché registra l’agonia di un minorenne, di cui ancora rimangono sconosciuti nome e nazionalità, vissuta durante un viaggio lungo chissà quanti giorni e dopo ore di navigazione su un’imbarcazione precaria, ma perché chiama in causa la coscienza umana e il principio di responsabilità.

Durante l’operazione di soccorso condotta da Sea Watch il minore è stato ritrovato privo di sensi sul fondo dell’imbarcazione, schiacciato dalla calca di altri migranti disidratati, ustionati e in preda al panico. La ong appena possibile ha inviato una richiesta urgente di evacuazione alle autorità italiane, comunicando che a bordo si trovavano cinque persone in gravi condizioni. Per un tempo assai lungo l’allarme è rimasto inascoltato: dopo due ore il giovane è morto e solo dopo nove ore la Guardia costiera ha raggiunto Sea Watch, trasbordando le quattro persone ferite.

Gli altri migranti soccorsi sono rimasti sulla nave umanitaria, compreso il cadavere del giovane diciassettenne, che la Guardia costiera ha rifiutato di portare via. Di questo corpo si sa solo che ha viaggiato a bordo della nave per diversi giorni fino a Pozzallo, tenuto all’aperto e mantenuto al freddo, mentre i soccorritori si affannavano a cambiare con frequenza l’involucro che copriva la salma. L’auspicio è che presto si possa riconoscere la sua identità, scongiurando che essa sia destinata all’oblio, come accade ai tanti senza nome e cognome affidati a Registro nazionale dei cadaveri non identificati.In questi giorni gli sbarchi nel Sud Italia sono di nuovo frequenti: circa duemila persone sono arrivate a Lampedusa e le ong, quelle non sottoposte a provvedimenti di fermo amministrativo, continuano a eseguire operazioni di soccorso.

Vedendo i dati diffusi dal ministero dell’Interno e comparando gli arrivi dei migranti sulle coste italiane nel trimestre gennaio-marzo di quest’anno con quelli dello stesso periodo del 2023 sembra che i numeri siano considerevolmente ridotti: sono 6.560 le persone sbarcate nel 2024, un calo del 67 per cento. Il governo e la destra mediatica si ritengono soddisfatti e dichiarano che questi dati sono il risultato degli accordi tra l’Italia e la Tunisia nel 2023 e del memorandum rinnovato con la Libia, oltre che l’esito dei vari partenariati dell’Europa con i paesi africani, tra cui Turchia e Mauritania e, prossimamente, Marocco. Ma è davvero così? Domenica scorsa la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ad altri leader europei, ha firmato con l’Egitto un accordo relativo a sei ambiti principali tra cui immigrazione, sicurezza ed economia.

Duecento milioni dei sette miliardi che l’Unione europea garantirà all’Egitto tra il 2024 e il 2027 sono destinati a migliorare la gestione dei migranti presenti nel paese e dei flussi migratori verso l’Europa. L’obiettivo, come nel caso degli altri accordi citati, è quello di bloccare le partenze.Eppure basta pensare alle cause del fenomeno migratorio attuale per comprendere come quelle rosee aspettative siano destinate a scontrarsi assai rapidamente con la realtà. Il numero degli sbarchi sulle coste italiane è principalmente correlato ai conflitti, alle persecuzioni e ai cambiamenti climatici che si riscontrano nei territori di provenienza dei migranti. Di fronte a questo il blocco delle partenze non può fare altro che occultare il problema principale: il fallimentare sistema dell’accoglienza in Italia. Lo dimostra il recente monitoraggio realizzato da ActionAid e Openpolis, che illustra un quadro piuttosto allarmante: i centri Sai di competenza degli enti locali destinati ai rifugiati nel 2022 rappresentano il 36,7 per cento degli oltre 121.000 posti complessivi; il resto è distribuito tra Cas (59,7 per cento) e Cpa (3,6 per cento), che passano da una capienza media di 266 posti a 335.Inoltre, l’ottimismo del governo sulla diminuzione degli arrivi in Italia nei primi mesi del 2024 non considera lo scenario drammatico descritto dai dati dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), secondo cui dall’inizio dell’anno sono 95 i morti e 228 i dispersi lungo la rotta del Mediterraneo centrale e 2.738 i migranti respinti in Libia. Questi dati, insieme al rifiuto delle autorità italiane di custodire temporaneamente il corpo di un minorenne morto mentre attraversava il mare, rappresentano due tratti molto preoccupanti delle istituzioni italiane: uno riguarda il loro profilo morale, sempre più incanaglito, l’altro la sua postura politica, tanto debole e inadeguato da dover scendere a patti con i dittatori più feroci. In genere, senza ottenere contropartite.

Leggi i commenti