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Droga-test dopo l’incidente in bici

La conducente, investita da un camion, è stata ritenuta corresponsabile perché la sera prima aveva fumato uno spinello
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Claudio Piersanti, valente scrittore, mi racconta la storia di un’amica, che qui chiamerò Chiara. Ha poco meno di quarant’anni, è una psicologa e vive a Padova. Una mattina come tante esce di casa in bicicletta per andare a lavoro. Un furgone, di quelli che corrono perché probabilmente chi lo conduce è costretto a rispettare tempi di consegna molto stretti, sorpassa la bicicletta e Chiara viene scaraventata a terra.La donna perde i sensi e si risveglia in ospedale, dove scopre di essere stata sottoposta con il suo consenso (nonostante lei non sia cosciente e comunque non ricordi nulla) a un test per accertare se al momento dell’incidente fosse sotto l’effetto di sostanze psicotrope.

L’esame tossicologico risulta positivo perché Chiara, la sera prima, alla fine di una lunga giornata di lavoro e mentre si rilassava, ha fumato uno spinello. Questo è bastato per stabilire un concorso di colpa nella ricostruzione dell’incidente; nonostante che dall’ultimo tiro di canna al momento del sinis…

Claudio Piersanti, valente scrittore, mi racconta la storia di un’amica, che qui chiamerò Chiara. Ha poco meno di quarant’anni, è una psicologa e vive a Padova. Una mattina come tante esce di casa in bicicletta per andare a lavoro. Un furgone, di quelli che corrono perché probabilmente chi lo conduce è costretto a rispettare tempi di consegna molto stretti, sorpassa la bicicletta e Chiara viene scaraventata a terra.La donna perde i sensi e si risveglia in ospedale, dove scopre di essere stata sottoposta con il suo consenso (nonostante lei non sia cosciente e comunque non ricordi nulla) a un test per accertare se al momento dell’incidente fosse sotto l’effetto di sostanze psicotrope.

L’esame tossicologico risulta positivo perché Chiara, la sera prima, alla fine di una lunga giornata di lavoro e mentre si rilassava, ha fumato uno spinello. Questo è bastato per stabilire un concorso di colpa nella ricostruzione dell’incidente; nonostante che dall’ultimo tiro di canna al momento del sinistro siano trascorsi una intera notte e il tempo del risveglio e della preparazione per uscire di casa e andare a lavoro. Insomma, la donna viene considerata corresponsabile di un incidente stradale – che per fortuna non ha avuto esito tragico – perché il principio della sostanza assunta la sera prima, sebbene non più attivo, era ancora presente nel suo organismo.

Questa vicenda personale, probabilmente già conclusa e priva di gravi conseguenze, pone alcune domande che riguardano la sicurezza stradale da una parte e l’inasprimento delle pene dall’altra. Prima di tutto: è giusto trattare il conducente di una bicicletta, ovvero di un mezzo non immatricolato, come fosse il proprietario di un veicolo per cui serve un’abilitazione alla guida? E quindi accertarsi del suo stato di alterazione psico-fisica derivante da assunzione di sostanze stupefacenti? Ma anche se così fosse (è giusto regolamentare il crescente utilizzo di biciclette e monopattini nelle città), rimane una domanda generale: si può ritenere corresponsabile di un incidente stradale chi il giorno prima dello stesso si trovava sotto l’effetto di una qualsiasi sostanza psicotropa?

Attualmente la riforma del codice della strada è in esame al Senato e prevede che ogni positività a qualunque tipo di sostanza, si traduca in una fattispecie penale. Senza la necessità, dunque, di provare il nesso di causalità tra l’assunzione della sostanza e lo stato di alterazione di chi si trovi alla guida del veicolo: con la conseguente sanzione del ritiro della patente e la sospensione della stessa fino a tre anni.Così facendo, la definizione di “drogato”, così cara al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, si espande in misura abnorme, fino a stigmatizzare chiunque si sia preso la libertà di fumare cannabis senza che questa sua scelta abbia provocato alcun danno.

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