La pace e la scuola consapevole
di Luigi Manconi , e Chiara TamburelloCosa può unire i bambini e la politica? E che ruolo ha l’infanzia nell’organizzazione della vita pubblica? Una piccola storia “pedagogica”, se pure circoscritta localmente, può aiutarci a trovare risposte.
La tendenza della nostra cultura è quella di tutelare i più piccoli da ogni bruttura del mondo e ridurre al minimo l’impatto che gli orrori a cui assistiamo potrebbe avere su di loro. Eppure le guerre sono presenti già nell’immaginario infantile, soprattutto quando i bambini cominciano a interrogarsi, a seguito di vicende reali o di elaborazioni fantastiche, sul concetto di lotta per il potere e di scontro tra il bene e il male. Inoltre la vita quotidiana espone a immagini e informazioni che raccontano i fatti attuali e che, di conseguenza, possono evocare violenza e morte.
Tutto ciò, se pure in maniera meno “adulta”, incontra sentimenti di angoscia e di inquietudine presenti anche nei minori. È a partire da questa consapevolezza che nasce il Coordinamento per l’educazione alla Pace…
Cosa può unire i bambini e la politica? E che ruolo ha l’infanzia nell’organizzazione della vita pubblica? Una piccola storia “pedagogica”, se pure circoscritta localmente, può aiutarci a trovare risposte.
La tendenza della nostra cultura è quella di tutelare i più piccoli da ogni bruttura del mondo e ridurre al minimo l’impatto che gli orrori a cui assistiamo potrebbe avere su di loro. Eppure le guerre sono presenti già nell’immaginario infantile, soprattutto quando i bambini cominciano a interrogarsi, a seguito di vicende reali o di elaborazioni fantastiche, sul concetto di lotta per il potere e di scontro tra il bene e il male. Inoltre la vita quotidiana espone a immagini e informazioni che raccontano i fatti attuali e che, di conseguenza, possono evocare violenza e morte.
Tutto ciò, se pure in maniera meno “adulta”, incontra sentimenti di angoscia e di inquietudine presenti anche nei minori. È a partire da questa consapevolezza che nasce il Coordinamento per l’educazione alla Pace, un’organizzazione che si è attivata in seguito all’appello per il cessate il fuoco dello scorso novembre promosso dalla scuola primaria Simonetta Salacone di Roma.
In questi mesi docenti e genitori, comitati e associazioni, si sono riuniti per riportare al centro dell’esperienza educativa l’importanza della scuola pubblica e dei servizi essenziali alla persona, questioni trascurate dall’agenda politica e indebolite da un crescente interesse nei confronti dell’industria bellica e della corsa al riarmo.
Si tratta di una mobilitazione che è partita dall’istituto Antonio Gramsci l’8 maggio nel quartiere Trullo di Roma e che culminerà la mattina di venerdì 24 maggio con la partecipazione di più di venti scuole nei vari quartieri della città, con il supporto e il sostegno dei municipi che hanno aderito e dell’assessorato alle politiche scolastiche. I promotori, insieme ai genitori e agli studenti, organizzeranno incontri, iniziative di scambio, dibattiti, attività creative. L’obiettivo è quello di sensibilizzare le generazioni più giovani e diffondere un messaggio incisivo: “Apriti Pace”.
In una iniziativa come questa si rivela il lato più maturo dell’istituzione educativa. La scuola è una zona sensibile dove spesso la manifestazione delle espressioni di libertà degli alunni viene mortificata. E si deve fare i conti con un’altra realtà drammatica: la scuola pubblica è sempre più un’organizzazione frustrata e trascurata dalle politiche culturali e dalle manovre economiche e finanziarie. Questo determina uno stato di depressione che incide profondamente sull’apprendimento e sulla crescita dell’istituzione come luogo di formazione.
Chi insegna ha il dovere di produrre consapevolezza e il diritto di affermare che la guerra è da ripudiare perché così vuole la carta costituzionale e il benessere degli individui e dei popoli. Poi, si dovrà e si potrà spiegare quanto raggiungere quell’obiettivo sia arduo e faticoso, ma è da quel principio irrinunciabile che si deve muovere. È il fulcro di una educazione alla cittadinanza che va garantita e tutelata e che è alla base delle Indicazioni nazionali per la scuola di primo e secondo grado che proprio in queste settimane il ministro Giuseppe Valditara vorrebbe rivedere e modificare.
Infine, c’è un ulteriore aspetto: la riappropriazione dello spazio pubblico in orario scolastico da parte delle scuole e delle persone che le abitano, tra cui insegnanti, genitori e alunni, significa andare oltre le mura degli istituti formativi e riprendere contatto con i territori e le comunità di riferimento.