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Le Vele e la sventura inascoltata

- NAPOLI 23 LUG 2024 - Crollo ballatoio all’interno della Vela Celeste di Scampia dove hanno perso la vita due giovani dello stesso nucleo familiare. La Vela Celeste  

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Dopo il crollo del ballatoio all’interno della Vela Celeste a Scampi, numerose associazioni e comitati del territorio si sono trovati in piazza Giovanni Paolo II. Lì, tutti riuniti, hanno sottoscritto un comunicato a cui crediamo debba essere dato spazio, ascolto e rispetto
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“O donna molto sventurata invero e pur sapiente assai” [Agamennone, Eschilo, vv 1295-99].

Se si avrà la pazienza di leggere le righe che seguono, si capirà il motivo per cui si evoca Cassandra.

Dopo il crollo del ballatoio all’interno della Vela Celeste a Scampia, avvenuta lo scorso 22 luglio, e la conseguente morte di tre persone e il ferimento di altre dodici, numerose associazioni e comitati del territorio si sono trovati in piazza Giovanni Paolo II. Lì, tutti riuniti, hanno sottoscritto un comunicato a cui crediamo debba essere dato spazio, ascolto e rispetto.

È stato scritto a Napoli il 29 luglio, ma va ben oltre i confini della regione. Si inserisce all’interno di un dibattito complesso sul futuro degli spazi abitabili nelle nostre città, sulle scarse risorse destinate all’edilizia pubblica e alla sua effettiva manutenzione, sull’inesistenza di piani di recupero di immobili abbandonati. Descrive le condizioni esistenziali decine di migliaia di persone che, dal Sud al Nord d’Ita…

“O donna molto sventurata invero e pur sapiente assai” [Agamennone, Eschilo, vv 1295-99].

Se si avrà la pazienza di leggere le righe che seguono, si capirà il motivo per cui si evoca Cassandra.

Dopo il crollo del ballatoio all’interno della Vela Celeste a Scampia, avvenuta lo scorso 22 luglio, e la conseguente morte di tre persone e il ferimento di altre dodici, numerose associazioni e comitati del territorio si sono trovati in piazza Giovanni Paolo II. Lì, tutti riuniti, hanno sottoscritto un comunicato a cui crediamo debba essere dato spazio, ascolto e rispetto.

È stato scritto a Napoli il 29 luglio, ma va ben oltre i confini della regione. Si inserisce all’interno di un dibattito complesso sul futuro degli spazi abitabili nelle nostre città, sulle scarse risorse destinate all’edilizia pubblica e alla sua effettiva manutenzione, sull’inesistenza di piani di recupero di immobili abbandonati. Descrive le condizioni esistenziali decine di migliaia di persone che, dal Sud al Nord d’Italia, devono barattare la propria sicurezza con la possibilità di avere un tetto, per quanto precario sia. Svela un paradigma dell’emergenza che si riproduce uguale a sé stesso da anni, e che ha ormai condizionato la vita di intere generazioni.

Vale la pena pubblicare le loro parole affinché possano essere di monito a chi amministra la cosa pubblica considerando sacrificabile una parte di umanità, a chi non crede alla sventura perché difficilmente toccherà le loro case. “Quella della Vela Celeste è stata una tragedia annunciata, frutto dei decenni di stratificazione dell’assenza e dell’inefficienza dello Stato, con i comitati e le associazioni del territorio a fare da inascoltate Cassandre. Abbiamo fatto e continueremo a fare la nostra parte, ma riteniamo che a questo punto bisogna tornarne a fare politica.

Non è più rimandabile l’ora di affrontare la deriva che da decenni ha visto lo Stato abdicare ai suoi compiti di guida, portando a lasciare la cura e il governo dei territori alla buona o cattiva volontà dei privati. La questione abitativa delle Vele va inserita nella più ampia degenerazione del mercato immobiliare che interessa anche la nostra città. Le Vele, come i campi rom, hanno svolto finora la funzione di assorbire fette di popolazione che avrebbero creato problemi altrove, non potendosi permettere alloggi diversi. Oggi l’atavica assenza di un piano di edilizia popolare (che dovrebbe dare risposte adeguate a chi versa in situazioni di indigenza) si fonde con l’esorbitante aumento del costo di fitti e acquisti delle case, anche a causa del boom turistico senza precedenti.

È arrivato il momento che chi governa scelga cosa farne del grande patrimonio di case sfitte presenti in tutta la nostra città, assieme a caserme e altri edifici pubblici dismessi o abbandonati. Ghiotto pasto per un mercato immobiliare basato sulla speculazione oppure possibilità per quei napoletani, rom e migranti espulsi dalla città?

Questi giorni tristi segnano il passo definitivo: non è più possibile che alla mancanza di coraggio delle istituzioni debba supplire il “coraggio” di chi non ha altra scelta che tornare a vivere in case ad alta probabilità di crollo o restare in campi insalubri e degradanti”.

[…]

Hanno sottoscritto il presente comunicato:

Gridas Grupporisvegliodalsonno, Centro Territoriale a Scampia Mammut, Circolo La Gru di Legambiente,ArciScampia ,Associazione Dream Team - donne in rete,Associazione Aquas,Chi rom e chi no, Arrevuoto Teatro e Pedagogia,La Kumpania,L'Uomo e il Legno,CNCA Campania, sociale, Mediterraneo Antirazzista Napoli,Progetto Pangea - Scampia,Asd Universal Center, Il Raggio di Sole di Scampia, Associazione Senza Confini,OdV Arrevutammoce ETS, Occhi Aperti - CasArcobaleno, Scuola Di Pace Napoli, Cemea del Mezzogiorno - Mobilità Internazionale, Comunità cristiana di base del Cassano Napoli, Associazione Resistenza, Officina della fotografia.

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