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Il corpo degli atleti

La pugile algerina Khelif (reuters)

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Tra Giochi olimpici e Paralimpiadi, cosa abbiamo imparato
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Due episodi in particolare ci hanno colpito nel corso dei Giochi olimpici e paralimpici di Parigi. Il primo è quello che riguarda le pugili Angela Carini e Imane Khelif, un confronto capace di rivelare quanto poco sappiamo a proposito di identità e genere, di transessualità e intersessualità. E ancor di più di quanto poco sappiamo del rapporto, più complicato di quanto si creda, tra donne e sport. Il secondo episodio è quello che riguarda la partecipazione di Valentina Petrillo, atleta transgender ipovedente, alle Paralimpiadi, che ha fatto emergere un interrogativo diffuso: se Petrillo non fosse stata una persona con disabilità, avrebbe potuto partecipare come atleta transgender a una competizione tanto importante?Se a un quesito così delicato non esistono risposte valide una volta per tutte, quello che sicuramente è possibile riconoscere è quanto le Paralimpiadi, quest’anno, abbiano raggiunto una visibilità senza precedenti. E quanto al centro di tutto ciò sia il bene più prezioso p…

Due episodi in particolare ci hanno colpito nel corso dei Giochi olimpici e paralimpici di Parigi. Il primo è quello che riguarda le pugili Angela Carini e Imane Khelif, un confronto capace di rivelare quanto poco sappiamo a proposito di identità e genere, di transessualità e intersessualità. E ancor di più di quanto poco sappiamo del rapporto, più complicato di quanto si creda, tra donne e sport. Il secondo episodio è quello che riguarda la partecipazione di Valentina Petrillo, atleta transgender ipovedente, alle Paralimpiadi, che ha fatto emergere un interrogativo diffuso: se Petrillo non fosse stata una persona con disabilità, avrebbe potuto partecipare come atleta transgender a una competizione tanto importante?Se a un quesito così delicato non esistono risposte valide una volta per tutte, quello che sicuramente è possibile riconoscere è quanto le Paralimpiadi, quest’anno, abbiano raggiunto una visibilità senza precedenti. E quanto al centro di tutto ciò sia il bene più prezioso per un atleta: il suo corpo. Il corpo storpio, monco, paralizzato. Il corpo, per esempio, di Rigivan Ganeshamoorthy, che ha lanciato il disco olimpionico contro il muro che da sempre imprigiona la disabilità negli spazi più bui delle cronache e della vita sociale. E che rischia spesso di essere accompagnata ora da una retorica pietistica ora da una enfasi motivazionale, spesso vicina a quella ‘pornografia ispirazionale’ (inspiration porn, Stella Young) che allevia il senso di colpa della parte abile della società quando si trova accanto al corpo del disabile; e che fa delle conquiste ottenute dalle persone con disabilità una sorta di modello supereroico che finisce con l’ignorare la vita concreta e le fatiche concretissime del disabile senza record.Un linguaggio tutto diverso da quello utilizzato da qualche anno a questa parte da molti disabili per raccontare di sé e delle proprie esperienze di studio e di lavoro, sociali e sentimentali e, come nel caso delle Olimpiadi di Parigi, sportive. Sono due i caratteri principali di questo racconto: ironia e irriverenza.

E tanti gli esempi che vengono alla mente e che rappresentano una forma virtuosa ed efficace di comunicazione. Tra questi il profilo ufficiale di TikTok delle Paralimpiadi di quest’anno, che ha messo in mostra le cadute, le gaffe e le difficoltà di atlete e atleti in gara. Non è diverso lo spirito mostrato da Ganeshamoorthy quando afferma che il mondo paralimpico è formato da “un po’ troppi disabili”. E nemmeno dalle battute taglienti che Sebastiano Gravina, giocatore non vedente della Liguria Calcio, fa sul suo profilo instagram Videociecato. C’è molto da imparare.

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