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Le manovre politiche contro l’aborto che nega la scelta alle donne

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Nelle pieghe della legge 194 si dipanano i tentativi, per lo più amministrativi o di portata regionale, tese a politicizzare scelte personali a discapito dell’autonomia e della salute delle donne
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Nel settembre 2020 fu portato alla luce il caso dei “cimiteri degli angeli”, spazi destinati alla sepoltura dei feti e del materiale biologico delle interruzioni di gravidanza. Il primo, a Roma, fu creato nel 2012, dall’allora sindaco Gianni Alemanno, nel cimitero Laurentino. La questione sollevata non riguardava l’opportunità in sé della sepoltura - prevista dal regolamento mortuario - quanto il fatto che sulle tombe fossero stati scritti, senza il loro consenso, nomi e cognomi delle donne che avevano abortito.

Per tali vicende il Garante della Privacy ha condannato Roma Capitale, AMA S.P.A. e l’ASL Roma 1. Grazie alla testimonianza di numerose donne coinvolte, tra tutte quella di Francesca Tolino, che portò il caso davanti al Tribunale di Roma, l’Assemblea Capitolina, inoltre, ha deciso di modificare il regolamento di polizia mortuaria rendendo esplicito il criterio del consenso. Nel frattempo, molti dei comuni che avevano dato luogo alle sepolture senza autorizzazione si sono attiv…

Nel settembre 2020 fu portato alla luce il caso dei “cimiteri degli angeli”, spazi destinati alla sepoltura dei feti e del materiale biologico delle interruzioni di gravidanza. Il primo, a Roma, fu creato nel 2012, dall’allora sindaco Gianni Alemanno, nel cimitero Laurentino. La questione sollevata non riguardava l’opportunità in sé della sepoltura - prevista dal regolamento mortuario - quanto il fatto che sulle tombe fossero stati scritti, senza il loro consenso, nomi e cognomi delle donne che avevano abortito.

Per tali vicende il Garante della Privacy ha condannato Roma Capitale, AMA S.P.A. e l’ASL Roma 1. Grazie alla testimonianza di numerose donne coinvolte, tra tutte quella di Francesca Tolino, che portò il caso davanti al Tribunale di Roma, l’Assemblea Capitolina, inoltre, ha deciso di modificare il regolamento di polizia mortuaria rendendo esplicito il criterio del consenso. Nel frattempo, molti dei comuni che avevano dato luogo alle sepolture senza autorizzazione si sono attivati per garantirne l’anonimato laddove non richiesto altrimenti.

Il comune di Brescia, invece, ha rimosso in massa 2.500 tombe dal cimitero comunale. Così centinaia di famiglie hanno scoperto per caso dell’esumazione di quelli che considerano i loro figli non nati. Ancora una volta, le autorità avrebbero agito in totale sprezzo della volontà delle donne e delle famiglie, a Roma seppellendo senza autorizzazione i prodotti del concepimento, qui rimuovendo, sempre senza consenso, sepolture richieste e volute.

Alcune di quelle famiglie hanno denunciato tali fatti alla Procura di Brescia, rivolgendosi a quello stesso avvocato che era stato accanto a Francesca Tolino nell’azione popolare per gli avvenimenti di Roma, Francesco Mingiardi, oggi legale dell’Associazione Fondamenta. «Nel caso di Roma e in quello di Brescia - commenta Mingiardi - le ricorrenti partendo da presupposti apparentemente assai diversi, arrivano a rivendicare gli stessi diritti, quelli che riguardano la corretta informazione e la garanzia di una scelta consapevole». A carico di due dirigenti comunali, la Procura bresciana ipotizza vari reati tra cui violazione di sepolcro, vilipendio di tombe e di cadavere e distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere.

In gioco non c’è la legittimità dei “cimiteri degli angeli”, bensì il tipo di rapporto tra cittadinanza e Pubblica Amministrazione che vogliamo e a cui abbiamo diritto: ciò che questi casi, infatti, insegnano, è che, a prescindere dalle proprie convinzioni, dal considerare o meno figlio il prodotto del concepimento sin dal principio, le scelte non possono in alcun modo essere esercitate dall'Amministrazione. Devono restare espressione di una libertà di coscienza della persona, e la libertà inizia sempre dall’informazione: un diritto per cittadini e cittadine e un dovere troppo spesso ignorato e negato dagli enti locali e dalle strutture ospedaliere. Quando non proprio osteggiato, come dimostra il tentativo di rendere la sepoltura obbligatoria, anche prima delle venti settimane di gestazione - una proposta in tal senso fu presentata a Roma dal partito dell’attuale Presidente del Consiglio Meloni e reiterata all’inizio dell’attuale legislatura sempre da Fratelli d’Italia.

Del resto, è la stessa legge 194 che lascia il campo ai tentativi del nuovo fronte reazionario, che anche in Italia ha scelto questo tema come terreno di un conflitto identitario. Nelle pieghe del compromesso di 46 anni fa, infatti, si dipanano tutte le manovre, per lo più amministrative o di portata regionale, tese a politicizzare scelte personali a discapito dell’autonomia e della salute delle donne. Ma di fronte a questi attacchi, un numero crescente di persone si sta mobilitando con l’intenzione di rendere effettive le scelte riproduttive: tra le iniziative, la raccolta firme delle cittadine e dei cittadini europei per l’aborto sicuro “My Voice My Choice”. Ciò che si chiede è di garantire a chiunque in Europa non abbia ancora accesso all'aborto sicuro e legale, la possibilità di interrompere la gravidanza in condizioni di sicurezza, a prescindere dal paese e dalla classe di appartenenza. L’iniziativa è stata la prima a raggiungere in così breve tempo un numero tanto alto di firme. In Italia, il numero minimo delle adesioni è stato ampiamente superato.

Un segno che in questo Paese, dove i diritti civili si sono affermati anche attraverso il ricorso all’iniziativa popolare e agli strumenti di democrazia diretta, il pensiero progressista e garantista mostra ancora una certa, rassicurante, vivacità.

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