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Nessuno tocchi mamma e papà

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La notizia è recentissima e già ampiamente discussa: la Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la disapplicazione del decreto del dicembre 2019 dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini che imponeva di riportare nei documenti di identità la dicitura “padre” e “madre” in luogo di quella di "genitori". I giudici, infatti, hanno condiviso le motivazioni della Corte d’Appello che aveva ritenuto le indicazioni ministeriali “non rappresentative di tutte le legittime conformazioni dei nuclei familiari” e dunque in grado di pregiudicare “il diritto del minore di ottenere una carta d'identità rappresentativa della sua situazione familiare”.

La sentenza è di grande interesse: perché ribadisce ancora una volta che non esiste un solo ed unico modello familiare ma nuovi e diversi modelli di famiglia e di genitorialità altrettanto legittimi (lo aveva fatto da ultimo la Corte Costituzionale con la sentenza n. 33 dello scorso marzo, in relazione alla famiglia monoparentale, riconoscendo anche alle persone singole l’accesso all’adozione internazionale). Senza peraltro appellarsi alla temutissima Teoria Gender, ma al ben più concreto preminente interesse del minore, che nelle questioni che lo riguardano riveste assoluta centralità. Tutto questo si combina virtuosamente con quella che appare come una questione altrettanto significativa, ovvero il fatto che si tratti di una sentenza dichiaratamente “antidiscriminatoria” e che si preoccupa di tutelare i diritti di una minoranza che si presume estremamente esigua ma che, nondimeno, merita protezione. E, cosa inaudita, lo fa senza mettere a rischio la libertà di tutte e tutti coloro che vogliono continuare a farsi chiamare mamma e papà. Anzi: la questione alla base della decisione riguardava la mamma di un bambino - la genitore 2 che spaventava tanto Salvini - riconosciuta tale dalla sentenza di adozione e dall’atto dello stato civile, che voleva essere chiamata proprio mamma, e non papà!

Non si comprende proprio, quindi, la levata di scudi delle destre, secondo le quali la sentenza cancellerebbe mamma e papà. Evidentemente, non è così, è l’esatto contrario: non si vuole cancellare nulla, ma dare spazio e dignità anche a quelle mamme e quei papà riconosciuti come tali per il tramite, purtroppo, non di un Parlamento “illuminato”(nell’attuale legislatura risultano depositati oltre venticinque disegni di legge in materia) ma di una giurisprudenza capace di accogliere le trasformazioni sociali e dare voce alle istanze che dal corpo e dai corpi sociali si levano. Perché di corpi e persone stiamo parlando. Bambini che hanno diritto a crescere in un ambiente sereno e stabile e farlo senza rinunciare alla propria identità personale e familiare e che, soprattutto, non possono essere oggetto di continue strumentalizzazioni in nome di una presunta naturalità che, di naturale, ha ben poco. E che finisce solo per discriminarli. Si pensi all’adozione in casi particolari: è un procedimento lungo e complesso, eppure è il solo che oggi permette l’instaurarsi del legame tra minore e genitore intenzionale. Se non ci fossero state le sentenze della Corte Costituzionale, della Cassazione e di tanti tribunali di merito, oggi centinaia di bambini e bambine sarebbero privi di un genitore che li ha voluti e, quindi, di una persona che intende accudirli e allevarli (e anche andarli a prendere a scuola il pomeriggio). Sarebbero privi di quella bigenitorialità che tante e tanti invocano per difendere i minori ma che poi ignorano laddove quello stesso principio comporti due mamme o due papà: le norme poste a tutela del minore dicono che sia interesse di quest’ultimo avere due genitori, però, e non due genitori di sesso opposto.

Anche parlare di naturalità, lo si è ricordato più volte, è ormai argomento logoro. Innanzitutto, perché basta una breve ricerca su internet (consigliamo Il gorilla ce l’ha piccolo) per rendersi conto di quanto sia sbagliato invocare la Natura come autorità morale; d’altra parte, è profondamente contraddittorio richiamarla solo per le somiglianze e non anche per quanto da essa ci distanzia (alcune mamme di criceto mangiano i propri piccoli, quando sono “troppi”, alcune mamme tartaruga, dopo aver coperto l’ingresso del nido, abbandonano i propri piccoli al loro destino). La stessa coppia o il rapporto genitori - figli, all’apparenza così naturali, variano profondamente da specie a specie, e così accade per noi umani, che animali pur sempre siamo, tra cultura e cultura. La natura può aiutarci a capire qualcosa di noi, ma come i due esempi dimostrano, è fallace se vi cerchiamo l’ideale a cui aspirare anche nella regolazione dei nostri rapporti. Del resto, fondare la naturalità della famiglia sulla sola procreazione “naturale”, non solo lascia fuori dall’etichetta di famiglia tutte quelle coppie che non possono avere figli, ma anche tutte quelle che per avere figli devono ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita ovvero all’adozione. La famiglia, lo sappiamo da secoli, è una costruzione sociale, così come lo è la genitorialità. Forma, contenuto e statuto normativo cambiano nel tempo e nello spazio. L’antropologia, la scienza e la giurisprudenza sono d’accordo: la famiglia si fà, si costruisce sulla base dei bisogni e delle circostanze in cui si vive. Oggi diamo per scontato che la coppia si regga sull’amore (la legge parla di comunione di vita materiale e spirituale), eppure fino a non troppo tempo fa erano i rapporti economici a fondarla.

“Se l’esperienza storica e antropologica ci mostra che gli esseri umani sono capaci di formazioni familiari differenti e di mutare le proprie concezioni su ciò che è normale, legittimo, positivo (...), più che imporre un modello unico all’interno di una società, sarebbe opportuno regolare il pluralismo familiare sulla base di principi di libertà, di rispetto della dignità di ciascuno, di protezione dei più piccoli e dei più fragili. Principi che non stanno in natura, ma sono il frutto di faticosi e spesso conflittuali cambiamenti culturali (...) tra istituzioni normative, ma anche tra uomini e donne e tra generazioni” (Chiara Saraceno intervistata da Maria Novella De Luca, La Famiglia naturale non esiste). La famiglia formata da mamma, papà e figli (tanti, per la Patria!) è una delle tante possibili costruzioni e merita protezione e riconoscimento. Ma, allo stesso modo, lo meritano le altre, possibili, famiglie. Piuttosto che al dato biologico - naturale, sono questi i principi da cui quel Parlamento “illuminato” dovrebbe farsi guidare per farlo, accogliendo i timori senza lasciare indietro le persone.

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