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L’emergenza negata

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Per il Ministero e per il Garante Nazionale la sequenza senza fine di suicidi in carcere non è un dramma
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Nei giorni scorsi si è sviluppata una singolare polemica tra il Ministero della Giustizia e l’Ufficio nazionale del Garante dei detenuti sulla questione dei suicidi in carcere, conclusasi con una dichiarazione di totale e immotivata concordia.

Tutto inizia con la pubblicazione, l’8 agosto, di un report del Collegio dei Garanti sui decessi in carcere, realizzato dall’Osservatorio penitenziario utilizzando i dati forniti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) che proprio dal Ministero della Giustizia dipende.

Il report, dal titolo Per un’analisi dei decessi in carcere – Attività di studio e ricerca: gennaio-luglio 2025, analizza le morti negli istituti penitenziari italiani e si apre con un focus sui suicidi: 46 da inizio anno a fine luglio (49 al momento della pubblicazione) secondo i dati del DAP. L’analisi di Giovanni Suriano, che ha elaborato il documento, non si limita ai numeri ma registra, come si legge, che nelle carceri italiane: “Ancora oggi si rileva una di…

Nei giorni scorsi si è sviluppata una singolare polemica tra il Ministero della Giustizia e l’Ufficio nazionale del Garante dei detenuti sulla questione dei suicidi in carcere, conclusasi con una dichiarazione di totale e immotivata concordia.

Tutto inizia con la pubblicazione, l’8 agosto, di un report del Collegio dei Garanti sui decessi in carcere, realizzato dall’Osservatorio penitenziario utilizzando i dati forniti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) che proprio dal Ministero della Giustizia dipende.

Il report, dal titolo Per un’analisi dei decessi in carcere – Attività di studio e ricerca: gennaio-luglio 2025, analizza le morti negli istituti penitenziari italiani e si apre con un focus sui suicidi: 46 da inizio anno a fine luglio (49 al momento della pubblicazione) secondo i dati del DAP. L’analisi di Giovanni Suriano, che ha elaborato il documento, non si limita ai numeri ma registra, come si legge, che nelle carceri italiane: “Ancora oggi si rileva una diffusa difficoltà nell’accesso ai diritti fondamentali delle persone detenute” e che “oltre alla cura della salute, anche l’educazione, il lavoro e la comunicazione con l’esterno meritano un potenziamento e un’implementazione maggiore”.

Inoltre, evidenzia il report, delle 146 morti nelle carceri italiane nei primi 7 mesi dell’anno ben il 31,5% è costituito da suicidi, mentre 30 casi, pari al 20,5%, sono decessi per cause da accertare.

Delle 46 persone che si sono tolte la vita, 44 sono uomini e 2 donne (un dato che riflette la composizione prevalentemente maschile della popolazione detenuta), mentre 24 sono italiane e 22 straniere (e su questo invece il report sottolinea un rischio suicidario significativamente più alto tra i detenuti stranieri). Si legge inoltre di “una situazione preoccupante: 294 suicidi totali in quattro anni rappresentano una media annuale di 73,5 casi. La variazione tra il minimo del 2021 (59 casi) e il picco del 2022 (84 casi) indica un incremento del 42% nel giro di un anno, seguito presumibilmente da una stabilizzazione o lieve riduzione negli anni successivi”.

L’agenzia di stampa AGI riprende l’uscita del rapporto e parla di un “allarme” lanciato dal Garante. E qua interviene il Ministero, perché il report, o meglio la parola “allarme”, non ne incontra l’approvazione. Così, in un comunicato, precisa: “Nessun allarme come paventato stamane dal Garante. Il dato numerico, certamente sconfortante, registrato nei primi 8 mesi di quest’anno è sotto la media nazionale dell’ultimo triennio”.

Il Ministero liquida dunque le analisi del Collegio dei Garanti con un freddo calcolo numerico, con parole tese a dimostrare che quella irreparabile tragedia rappresentata dai suicidi in carcere non è in effetti una tragedia, bensì un evento sostanzialmente fisiologico: qualcosa di assimilabile all’ordinaria amministrazione. Non solo, utilizza i dati per dimostrare che il Governo ha ridotto i numeri dei suicidi in carcere, evitando di ricordare come proprio il 2024 sia stato l’anno che ha registrato il picco.

Un picco che il Ministero però non riconosce. Quella del calcolo, peraltro, non è una questione nuova: il dossier Morire di carcere, realizzato da Ristretti Orizzonti, riporta sempre dati diversi, più elevati e più affidabili rispetto a quelli ministeriali: 53 le persone che si sono tolte la vita nel 2025 fino al giorno di uscita del report, 55 oggi. Perché nel frattempo, mentre il Ministero confrontava con soddisfazione i numeri di quest’anno con la media degli ultimi tre, è arrivato il bilancio degli “eventi critici” di Ferragosto: un uomo di 53 anni, detenuto da 4 giorni, si è tolto la vita a Benevento; un ragazzo di 19 anni ha tentato il suicidio a Regina Coeli; a Civitavecchia un uomo è morto in circostanze non ancora accertate.

La discrepanza con le cifre fornite dal Ministero rivela un’ulteriore e indecente falsificazione: il non considerare come suicidi avvenuti in carcere quelli che, intrapresi all’interno di una cella, si sono poi conclusi tragicamente in un reparto ospedaliero. E infatti, come si legge anche nel report del Garante: “Nel 2024 i suicidi accertati dal DAP sono 83, i decessi per cause da accertare 18”. Per Ristretti Orizzonti, invece, nel 2024 si sono registrati 91 suicidi, il dato più drammatico da quando si è iniziato a contarli.

Ma il modo in cui questa storia continua appare, se possibile, ancora più triste: immediatamente dopo la nota polemica del Ministero, infatti, l’Ufficio del Garante si affretta a correggere il tiro, assecondando esplicitamente l’interpretazione ottimistica e sdrammatizzante di Carlo Nordio. Nelle “precisazioni” del Garante si rileva infatti che il report era stato mal interpretato dall’agenzia AGI: “si smentisce questa interpretazione ed in linea con quanto rilevato dal Ministero della Giustizia si precisa quanto segue”. Ossia che rispetto all’anno scorso il numero delle persone che si sono suicidate in carcere è 12 in meno rispetto ai primi otto mesi (in realtà sette) di quest’anno.

Nessun allarme dunque, dice il Garante, ha ragione il Ministero. E anzi, fornisce addirittura un’interpretazione: “Questa riduzione può rappresentare un possibile miglioramento delle condizioni detentive o dell’efficacia delle misure di prevenzione adottate”. Prende le distanze, da questa nota del Collegio, uno dei suoi componenti, Mario Serio, che fa sapere che il comunicato non era stato condiviso da tutti i membri. Una polemica non-polemica, dunque, che ruota malinconicamente intorno, più che alla tragedia delle morti in carcere, alla performance di un governo che introduce reati su reati, rimanda a settembre qualsiasi intervento sul sovraffollamento e sulle condizioni detentive ma non vuol sentire parlare di “allarme” sui suicidi. Orecchie evidentemente delicatissime.

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