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Le borse di studio per gli studenti di Gaza sono 200, ma i giovani non riescono a raggiungere gli atenei italiani perché mancano i visti
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Nel maggio scorso la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), una rete di università pubbliche e private, ha presentato il bando Italian Universities for Palestinian Students (Iupals) per l’assegnazione di 97 borse di studio destinate a studenti palestinesi che si trovano nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Su questo si sono messi a disposizione 35 atenei e si sono mobilitate diverse organizzazioni, come Yalla Study, che ha seguito diversi studenti, tra cui le tre vincitrici di borse di studio a Siena, e la casa editrice Another Coffee Stories, che insieme all’associazione Gaza students beyond borders ha inaugurato il progetto Fiori dai cannoni per il diritto allo studio di giovani palestinesi.

Sono trascorsi mesi da queste iniziative e le studenti e gli studenti palestinesi che hanno una borsa di studio garantita sono più di duecento, ma nessuno di questi ha ancora raggiunto il territorio italiano. La nota della Farnesina di una settimana fa riporta che il minis…

Nel maggio scorso la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), una rete di università pubbliche e private, ha presentato il bando Italian Universities for Palestinian Students (Iupals) per l’assegnazione di 97 borse di studio destinate a studenti palestinesi che si trovano nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Su questo si sono messi a disposizione 35 atenei e si sono mobilitate diverse organizzazioni, come Yalla Study, che ha seguito diversi studenti, tra cui le tre vincitrici di borse di studio a Siena, e la casa editrice Another Coffee Stories, che insieme all’associazione Gaza students beyond borders ha inaugurato il progetto Fiori dai cannoni per il diritto allo studio di giovani palestinesi.

Sono trascorsi mesi da queste iniziative e le studenti e gli studenti palestinesi che hanno una borsa di studio garantita sono più di duecento, ma nessuno di questi ha ancora raggiunto il territorio italiano. La nota della Farnesina di una settimana fa riporta che il ministero sta lavorando per creare i corridoi umanitari e accelerare le procedure per l’ottenimento dei visti.

La città di Gaza e l’intera Striscia sono costantemente aggredite dall’intensificarsi degli attacchi indiscriminati da parte dell’esercito israeliano: per questo l’evacuazione delle persone si fa sempre più urgente. Pochi giorni fa le forze di difesa israeliane sono entrate via terra nella città di Gaza con l’obiettivo di conquistarla e occuparla. La comunicazione con le persone residenti a Gaza è molto complicata e le associazioni che seguono le loro vicende rischiano di non poter più essere di sostegno. Annalisa Camilli, che da subito ha seguito il progetto Fiori dai cannoni e ha raccontato su Internazionale la difficoltà da parte dell’Italia a rilasciare i visti, è in contatto con Aisha, studente di Gaza. La giovane è una delle persone in attesa del visto italiano e sta facendo il possibile per denunciare la situazione: “Abbiamo anche scritto ai parlamentari italiani, a Mattarella, ai giornali, e non riusciamo a capire perché la procedura sia stata più semplice in altri paesi, mentre in Italia tutto è bloccato e i nostri diritti di studenti non vengono rispettati”. E prosegue: “Se seguite le notizie su Gaza ogni giorno la situazione peggiora sempre di più, e io sto solo aspettando un’occasione per cambiare la mia vita”.

Il fattore tempo, in un contesto di crisi umanitaria tanto devastante, è cruciale: il governo italiano deve fare il possibile per permettere a chi è nelle condizioni e rientra nei requisiti di accedere a una rapida evacuazione. “È fondamentale che questa azione venga qualificata come missione umanitaria urgente e che i visti siano di emergenza educativa”, spiega Maria Grazia Patania, portavoce del progetto Fiori dai cannoni. “La situazione è problematica anche sul piano logistico dal momento che le persone beneficiarie delle borse di studio non sono aggregate al confine ma si trovano in luoghi spesso molto lontani”, prosegue Patania. “Io, per esempio, sono in contatto con due studenti, uno al nord del paese e l’altro al sud”. Nonostante le difficoltà Patania è fiduciosa che con una adeguata pressione diplomatica sia possibile ottenere un risultato. Come nel caso dell’Irlanda, che ieri ha evacuato 15 studenti dopo averne accolti 52 alla fine di agosto, permettendo loro di intraprendere gli studi nelle università irlandesi.

La questione purtroppo non riguarda solo i palestinesi che necessitano di un ingresso in Italia per motivi di studio. Asgi sta assistendo una cinquantina di cittadine e cittadini gazawi, compresi nuclei familiari con minori, per richiedere alle autorità competenti di rilasciare il visto per motivi umanitari o familiari. Tra il 6 agosto e il 10 settembre scorsi il Tribunale di Roma ha emesso diversi provvedimenti che ordinano allo Stato italiano di concedere visti d’ingresso a cittadine e cittadini gazawi. Eppure a oggi nulla si è ancora concretizzato. Il timore dello spopolamento del territorio palestinese non può essere una gretola retorica per evitare che si faccia di tutto affinché persone in emergenza educativa e sanitaria vengano evacuate attraverso canali sicuri come i corridoi umanitari. Non è vero che il tempo stia per scadere: è già scaduto.

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