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Italiani, stranieri e invisibili

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C’è un popolo di minori nati da genitori stranieri che vivono in una sorta di “limbo amministrativo”: anni e anni a rincorrere documenti e l’impossibilità di recarsi all’estero
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C’è un popolo di giovani e giovanissimi invisibili in Italia, di cui non si conoscono neanche le dimensioni: sono i minori nati da genitori stranieri, in affido temporaneo a famiglie italiane, non registrati all’anagrafe al momento della nascita. Spesso nati in Italia, o qui residenti dai primissimi anni di vita, restano senza documenti validi per l’espatrio: non hanno la cittadinanza italiana e non possono richiederla, non sono apolidi, non hanno la nazionalità dei loro genitori. Presi in carico dai servizi sociali e affidati a famiglie italiane, scoprono di vivere in una sorta di “limbo amministrativo”: anni e anni a rincorrere documenti e l’impossibilità di recarsi all’estero.

Lo scorso lunedì il tema è stato portato nella sala stampa della Camera dei Deputati da Federica Onori, deputata di Azione e segretaria della Commissione Esteri che, sulla questione, ha presentato un’interpellanza, raccogliendo la richiesta di Samuele Corsi, padre affidatario di un minore straniero. Corsi, ne…

C’è un popolo di giovani e giovanissimi invisibili in Italia, di cui non si conoscono neanche le dimensioni: sono i minori nati da genitori stranieri, in affido temporaneo a famiglie italiane, non registrati all’anagrafe al momento della nascita. Spesso nati in Italia, o qui residenti dai primissimi anni di vita, restano senza documenti validi per l’espatrio: non hanno la cittadinanza italiana e non possono richiederla, non sono apolidi, non hanno la nazionalità dei loro genitori. Presi in carico dai servizi sociali e affidati a famiglie italiane, scoprono di vivere in una sorta di “limbo amministrativo”: anni e anni a rincorrere documenti e l’impossibilità di recarsi all’estero.

Lo scorso lunedì il tema è stato portato nella sala stampa della Camera dei Deputati da Federica Onori, deputata di Azione e segretaria della Commissione Esteri che, sulla questione, ha presentato un’interpellanza, raccogliendo la richiesta di Samuele Corsi, padre affidatario di un minore straniero. Corsi, nei mesi precedenti, si è rivolto a tutti i parlamentari italiani chiedendo loro di attivarsi per trovare una soluzione. Una soluzione efficace per tutte le diverse circostanze. “Perché le soluzioni finora sono state trovate caso per caso e a volte si risolvono dopo anni”, ha spiegato nel corso della conferenza Anna Guerrieri, presidente del coordinamento Care, rete che riunisce circa quaranta associazioni familiari impegnate nell’affido e nell’adozione. E invece, sostiene Guerrieri, si tratta di un fenomeno da affrontare nel suo complesso, anche se attualmente non si dispone di dati ufficiali, per cui prima di tutto le istituzioni che monitorano l’affido devono “quantificarlo” perché lo si possa “vedere” con maggiore chiarezza.

Gli effetti di questo limbo amministrativo possono produrre un impatto psicologico sulla crescita dei minori coinvolti, manifestandosi come senso di isolamento rispetto agli altri e come rischio di emarginazione; e possono avere un impatto generale sull’intera famiglia. Ragazzi e ragazze a cui non è consentito recarsi all’estero in viaggio di istruzione, bambine e bambini che non possono partire per una vacanza con la famiglia o, ancora, che non possono partecipare a competizioni sportive agonistiche.Sono minori “che si trovano sospesi” - ha affermato durante la conferenza l’avvocata Chiara Penna - “che vedono una discrasia tra la loro identità reale e quella giuridica. Una percezione di precarietà e temporaneità che può comportare un problema nello sviluppo della loro identità”.

La ragione giuridica, ha spiegato l’avvocata, è che l’affido si dispone quando la responsabilità genitoriale dei genitori naturali è stata sospesa o è decaduta, e chi prende in affido un minore (famiglie o istituti) non ha il potere di effettuare la registrazione. Registrazione che può mancare per le più svariate ragioni: da una situazione di particolare fragilità sociale alla paura di rivolgersi al consolato da parte della famiglia di provenienza. E che non può avvenire successivamente proprio perché mancano le figure autorizzate.

È su questo punto, secondo l’avvocata Penna, che si dovrebbe intervenire: “consentire all’autorità giudiziaria di attribuire questo potere ai servizi e alle famiglie affidatarie”. Se infatti chi ha in carico il minore avesse la possibilità di effettuare la registrazione, il problema sarebbe risolto e non si incorrerebbe in lungaggini burocratiche e soluzioni individuali.Un intervento che, nell’affrontare una questione amministrativa, colmerebbe un divario inutile e dannoso con ripercussioni sulla vita di tante persone

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