✕

Se Cicalone fa l’ufficio stampa dei Carabinieri

Ascolta l'audio

L’influencer racconta sul proprio canale YouTube il tour a bordo della radio mobile, intervento dopo intervento
2 minuti di lettura

Il rischio che perdesse il primato faticosamente conquistato di giustiziere della notte ha fatto sì che Simone Ruzzi, in arte Cicalone, si reinventasse in versione più istituzionale. Da qualche mese, infatti, il suo canale YouTube è diventato una cassa di risonanza delle operazioni delle forze di polizia tra i quartieri di Roma.

Cicalone inizia il suo tour a bordo della radio mobile dei Carabinieri assistendo agli interventi che si susseguono incessantemente dalle 18:00 a mezzanotte: uomini che si accasciano sul marciapiede, liti di condominio, ma anche presunte violenze domestiche e accoltellamenti. I carabinieri si rivolgono a Cicalone come a un interlocutore investito di una certa autorità, al quale vanno spiegati i dettagli delle operazioni e i diversi approcci da utilizzare. Lui è lì, attento e proattivo, vigile sul luogo del misfatto. Ascolta, registra con la telecamera, interviene per mediare e tradurre la situazione ai cittadini che, in attesa di dettagli il più possibile intr…

Il rischio che perdesse il primato faticosamente conquistato di giustiziere della notte ha fatto sì che Simone Ruzzi, in arte Cicalone, si reinventasse in versione più istituzionale. Da qualche mese, infatti, il suo canale YouTube è diventato una cassa di risonanza delle operazioni delle forze di polizia tra i quartieri di Roma.

Cicalone inizia il suo tour a bordo della radio mobile dei Carabinieri assistendo agli interventi che si susseguono incessantemente dalle 18:00 a mezzanotte: uomini che si accasciano sul marciapiede, liti di condominio, ma anche presunte violenze domestiche e accoltellamenti. I carabinieri si rivolgono a Cicalone come a un interlocutore investito di una certa autorità, al quale vanno spiegati i dettagli delle operazioni e i diversi approcci da utilizzare. Lui è lì, attento e proattivo, vigile sul luogo del misfatto. Ascolta, registra con la telecamera, interviene per mediare e tradurre la situazione ai cittadini che, in attesa di dettagli il più possibile intriganti, aspettano il caricamento del video. Persino il montaggio è da analizzare: si parte lentamente con il discorso motivazionale dei superiori agli agenti, e si procede via via più velocemente a ritmo di sirena, con i titoloni che anticipano la prossima operazione: “Violenza Domestica” / “Uomo accoltellato” / “Fratelli feriti”.

L’episodio in cui ci sarebbe stato un accoltellamento in una casa privata tra due fratelli è particolarmente eloquente: gli agenti entrano ed escono da un appartamento, sito in quelle che Cicalone definisce “palazzine miste, tra chi ha comprato e chi ha occupato. In un contesto di degrado evidente” e lì di fronte, non sappiamo a quale titolo, spuntano Cicalone e la videomaker che lavora con lui. A un certo punto il comandante si avvicina a Cicalone e gli fa con tono solenne: «Vedi questa è la classica situazione in cui non si sa mai chi è la vittima e chi è il carnefice».

Potremmo soffermarci su questa sorta di romanzo di formazione di Simone Ruzzi, dal racconto dei quartieri criminali a portavoce dell’Arma, ma tale epopea, al di là dell’interesse che potrebbe suscitare, rimane sullo sfondo.

Il tema, a nostro parere, è piuttosto un altro: il fatto che le forze di polizia deleghino il racconto del loro operato a degli influencer privati che investono sull’iper-semplificazione e l’iper-esposizione del conflitto nelle città. In sostanza, il problema non è tanto che un privato cittadino continui a utilizzare a proprio vantaggio la violenza e il dolore urbani – tale nefasta tendenza contemporanea è destinata a riemergere stagione dopo stagione - il problema vero è che l’apparato istituzionale trovi proficuo se non necessario piegare a proprio vantaggio questa rappresentazione alterata della realtà.

Torniamo alla frase del comandante: alle volte «non è chiaro chi è la vittima e chi è il carnefice». Tale affermazione indubbiamente ragionevole viene espressa di fronte a una telecamera che ha uno scopo opposto e ben preciso: comunicare alla cittadinanza che i mostri sono chiaramente identificabili e sempre in agguato e che le forze del bene sono costantemente all’opera, garantendo una sicurezza totalizzante, che va dal supporto psicologico all’intervento repressivo. Per l’Arma tutto ciò deve essere interpretato come una pubblicità (ci chiediamo se interamente gratuita) del loro lavoro, per Cicalone come uno strumento di scalata sociale in cui da semplice vigilantes, può finalmente intervenire dall’alto di una volante.

Ma questi video sono pura pornografia del disagio, adornati da toni trionfanti di sirene e anfibi che marciano sulle strade, non c’è alcuna riflessione sull’effettiva presa in carico delle persone coinvolte in questi episodi, non c’è alcun dato oggettivo che restituisca una parvenza di indagine sociale, non c’è alcuna tutela nei confronti di chi si trova in una situazione di vulnerabilità: che tu sia senza casa, che tu abbia ferito o sia stato ferito, che tu abbia perso i sensi accanto a una pipetta di crack, che tu sia sul precipizio di un attacco di panico, non hai diritto alla riservatezza dell’intervento. Rappresenti una forma di disordine urbano e in quanto tale quel caos va esaltato, ripreso, vivisezionato in diretta streaming.

Se le forze di polizia hanno bisogno di ritrovare e ridare credibilità al proprio operato, non sarà certamente questa forma di logora reclame a sanare la frattura che sicuramente esiste tra la cittadinanza e chi è chiamato a tutelarne i diritti e la domanda di sicurezza. Piuttosto, così facendo, si reitera un’idea di ordine pubblico del tutto illusorio che finisce per comunicare un solo senso comune: ovvero che l’altro, il diverso da te è un ostacolo alla propria sopravvivenza e per questo va additato, stigmatizzato e represso.

Leggi i commenti