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I due Pasolini e una passeggiata nel nostro Novecento

I due Pasolini e una passeggiata nel nostro Novecento

Il racconto della vita del poeta e quello della storia italiana corrono in parallelo nel libro di Ascanio Celestini

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Questo libro è una camminata, dichiara l’autore, Ascanio Celestini, fin dalle prime righe di “Pasolini. Una vita, anzi due” (Laterza 2026). Una camminata che ripercorre la vita di Pier Paolo Pasolini, il primo. Perché, Celestini lo annuncia nel titolo del libro e lo specifica nella premessa, di Pasolini ce ne sono due: il primo è nato il 5 marzo del 1922 ed è morto, ucciso, all’Idroscalo di Ostia la notte tra il primo e il 2 novembre del 1975. In quello stesso giorno nasce il secondo Pasolini: stessa fisionomia, stessi occhiali, stessa postura. Solo un aspetto lo contraddistingue dal primo: lui non esiste. Eppure è da quel giorno che, di fronte a qualsiasi evento o fenomeno, sociale o politico, a ogni episodio degno di commento, qualcuno lo nomina per affermare, con assoluta certezza, che cosa avrebbe pensato, scritto, detto Pasolini di fronte a quel fatto che non ha vissuto. E questo perché, spiega Celestini, leggere e studiare Pasolini costa fatica, mentre interpretarne il pensiero, adattarlo e applicarlo al presente invece no, è un esercizio alla portata di chiunque.

Pasolini e il suo tempo

E questo secondo Pasolini interessa sia alla destra “in cerca di icone intellettuali” sia alla sinistra “in cerca di santi”. E allora Celestini in questo libro sceglie di ricostruire non solo chi era Pasolini - il primo, dei due - ma anche di inserirlo nel tempo che ha vissuto, descritto e commentato. Lo fa in questa camminata che parte dall’inizio, da quel 1922 in cui nasce Pasolini e qualche mese dopo il fascismo. Attraversa il ventennio della dittatura, il rapporto con il padre, la figura della madre su cui “è imperniata” la vita di Pasolini, i primi versi scritti a 7 anni, il fratello Guido appartenente alla brigata Osoppo “con il fazzoletto verde” ucciso dai partigiani “con il fazzoletto rosso”, “il cinema come profezia”, il rapporto con Maria Callas, i morti di Reggio Emilia del 1960, il teatro, il sentirsi comunista e fare propaganda per il Pci, la lettura meticolosa della società che cambia. Ma anche i processi che per trent’anni “lo hanno asfissiato”, un elenco lunghissimo che è stato pubblicato da Garzanti in “Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte” del 1977.

Cinquant’anni di vita e di storia italiana

Nelle pagine, curate da Laura Betti, amica fedelissima di Pasolini, si ripercorrono i procedimenti giudiziari che hanno investito il poeta nel corso della sua vita e quelli che ne hanno seguito la morte. Celestini delinea i fatti che hanno segnato il Novecento, quello italiano (piazza Fontana, le bombe sui treni, piazza della Loggia, il golpe Borghese) e quello internazionale (la guerra in Vietnam, Pinochet in Cile, il discorso di Arafat all’Assemblea Generale dell’ONU), con la vita di Pasolini che procede verso quell’inizio di novembre del 1975.

Non una biografia, ma poco più di cinquant’anni di vita del poeta e poco più di cinquant’anni di storia che corrono parallelamente, a partire dalle parole di Vincenzo Cerami: “Se noi prendiamo tutta l’opera di Pasolini dalla prima poesia fino al film Salò, l’ultima sua opera, se noi prendiamo tutto insieme il suo lavoro e poi lo ordiniamo secondo cronologia, noi avremo il ritratto, il disegno della storia italiana dalla fine degli anni del fascismo fino alla metà degli anni Settanta. Pasolini ci ha raccontato cosa è successo nel nostro paese in tutti questi anni”.

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