Emma Marcegaglia non vuole le elezioni anticipate. Ma non vuole nemmeno un governo tecnico. Prima che la speculazione si scatenasse sull'Irlanda e si spostasse poi su Portogallo, Spagna e anche Italia, perché pensava che un governo senza una forte identità politica sarebbe stato ancora più inconcludente del Berlusconi quater. Ora, perché lo scenario è cambiato e comincia a mettere i brividi: il futuro dell'euro non è affatto scontato. L'esecutivo tecnico rischia di diventare un incubo per tutti, non solo per la Confindustria di Emma Marcegaglia. E certo non perché a guidarlo sarebbe Mario Draghi. Anzi. È che, a quel punto, il Governatore dovrebbe salvarci dal baratro.
Così, mentre fa gli scongiuri, la Marcegaglia continua a tessere la sua tela. L'alternativa alle elezioni può essere solo un nuovo governo. L'idea della presidente di Viale dell'Astronomia è che ne debba far parte pure l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Per dirlo è addirittura salita sul palco dell'assemblea nazionale dei centristi a Milano, accompagnata dal segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. Uno strappo alla presunta apoliticità confindustriale. O forse soltanto un po' di realpolitik. La stessa che la Marcegaglia ha usato qualche giorno dopo lanciando la proposta - poco concreta ma molto ad effetto - del federalismo a doppia velocità. Obiettivo: blandire i leghisti. Che infatti hanno pubblicamente apprezzato. La tappa successiva di questo intenso lavorìo conduce - va da sé - a Via XX Settembre. Lì c'è Giulio Tremonti, superministro dell'Economia, con cui la Marcegaglia, ormai disincantata dal berlusconismo, ha costruito, dopo una fase di attriti, un legame solido. Ora - tempesta euro-finanziaria permettendo - si tratta di ammorbidire il flemmatico rigorismo di Tremonti. Per questo serve Casini. Prima però c'è il voto del 14 dicembre. Un test anche per la "rete di Emma".
Così, mentre fa gli scongiuri, la Marcegaglia continua a tessere la sua tela. L'alternativa alle elezioni può essere solo un nuovo governo. L'idea della presidente di Viale dell'Astronomia è che ne debba far parte pure l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Per dirlo è addirittura salita sul palco dell'assemblea nazionale dei centristi a Milano, accompagnata dal segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. Uno strappo alla presunta apoliticità confindustriale. O forse soltanto un po' di realpolitik. La stessa che la Marcegaglia ha usato qualche giorno dopo lanciando la proposta - poco concreta ma molto ad effetto - del federalismo a doppia velocità. Obiettivo: blandire i leghisti. Che infatti hanno pubblicamente apprezzato. La tappa successiva di questo intenso lavorìo conduce - va da sé - a Via XX Settembre. Lì c'è Giulio Tremonti, superministro dell'Economia, con cui la Marcegaglia, ormai disincantata dal berlusconismo, ha costruito, dopo una fase di attriti, un legame solido. Ora - tempesta euro-finanziaria permettendo - si tratta di ammorbidire il flemmatico rigorismo di Tremonti. Per questo serve Casini. Prima però c'è il voto del 14 dicembre. Un test anche per la "rete di Emma".