La crisi nella maggioranza finirà per avere conseguenze anche sulla strategia molto politica del presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari. Salito al vertice di Palazzo Altieri per scelta delle grandi banche, quella di "sistema" (Banca Intesa) di Corrado Passera e quella "mercato" (Unicredit) che fu di Alessandro Profumo.
L'avvocato-banchiere, presidente di Mps, si sta muovendo lungo tre direzioni: sta provando a costruire una sorta di identità "istituzionale" dell'Abi, quasi a imitazione della Confindustria; ha aderito pubblicamente e privatamente al "tremontismo"; infine sta pensando, privatamente, che la difesa dell'esistente che ispira l'azione del ministro dell'Economia, non sia sufficiente: servirebbe piuttosto un nuovo progetto di sviluppo.
Le svolte richiedono spesso luoghi simbolici e, infatti, il grande tavolo delle parti sociali per scrivere l'agenda delle priorità del paese si è aperto proprio nella sede dell'Abi, non in quella solita della Confindustria. L'ha voluto Mussari ben sapendo - lui formatosi politicamente nella sinistra riformista - quanto fosse importante anche il ritorno al negoziato della Cgil nel passaggio dalla leadership di Guglielmo Epifani a quella di Susanna Camusso. E a completare la nuova stagione sindacale, contemporaneamente all'ascesa di Mussari all'Abi è arrivato al vertice del sindacato di categoria della Cgil, il riformista Agostino Megale, formazione e legami politici simili. Non proprio coincidenze, allora.
Di Tremonti, oltre ai bond (Mps è stata una delle tre banche ad averli sottoscritti), Mussari condivide l'approccio con cui ha gestito la Grande crisi in un paese schiacciato da un mostruoso debito pubblico. Ma ora siamo alla fine di un ciclo, non economico, bensì politico. L'economia, però, sarà cruciale per il dopo, perché l'Italia continua a stare in fondo alla classifica per crescita del Pil. La vera partita, dunque, sarà questa. Mussari lo sa bene. E il "tremontismo" sta esaurendo la sua forza propulsiva. Se mai ne ha avuta.
L'avvocato-banchiere, presidente di Mps, si sta muovendo lungo tre direzioni: sta provando a costruire una sorta di identità "istituzionale" dell'Abi, quasi a imitazione della Confindustria; ha aderito pubblicamente e privatamente al "tremontismo"; infine sta pensando, privatamente, che la difesa dell'esistente che ispira l'azione del ministro dell'Economia, non sia sufficiente: servirebbe piuttosto un nuovo progetto di sviluppo.
Le svolte richiedono spesso luoghi simbolici e, infatti, il grande tavolo delle parti sociali per scrivere l'agenda delle priorità del paese si è aperto proprio nella sede dell'Abi, non in quella solita della Confindustria. L'ha voluto Mussari ben sapendo - lui formatosi politicamente nella sinistra riformista - quanto fosse importante anche il ritorno al negoziato della Cgil nel passaggio dalla leadership di Guglielmo Epifani a quella di Susanna Camusso. E a completare la nuova stagione sindacale, contemporaneamente all'ascesa di Mussari all'Abi è arrivato al vertice del sindacato di categoria della Cgil, il riformista Agostino Megale, formazione e legami politici simili. Non proprio coincidenze, allora.
Di Tremonti, oltre ai bond (Mps è stata una delle tre banche ad averli sottoscritti), Mussari condivide l'approccio con cui ha gestito la Grande crisi in un paese schiacciato da un mostruoso debito pubblico. Ma ora siamo alla fine di un ciclo, non economico, bensì politico. L'economia, però, sarà cruciale per il dopo, perché l'Italia continua a stare in fondo alla classifica per crescita del Pil. La vera partita, dunque, sarà questa. Mussari lo sa bene. E il "tremontismo" sta esaurendo la sua forza propulsiva. Se mai ne ha avuta.