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A.A.A. cofferatiani cercansi

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SERGIO Marchionne ha abbandonato la Confindustria, diviso la sinistra nazionale, sconfitto la Fiom e, pure, mostrato la definitiva "decofferatizzazione" della Cgil. Il Cinese, un po' annoiato tra Bruxelles, dove è europarlamentare, e Genova, dove ha la sua nuova residenza, ha visto davanti a sé  -  dopo gli accordi separati per Pomigliano e Mirafiori - un'imprevista opportunità politica: rientrare in campo. Sul suo campo: quello della difesa dei diritti e degli spazi di libertà.

Nel 2002 stravinse, anche nel suo partito, alzando le barricate per impedire che l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che vieta il licenziamento senza giusta causa, venisse abrogato. Ora  -  più o meno  -  ha pensato che si potesse (dovesse?) ripetere l'operazione. E' entrato a gamba tesa nel complicato dibattito di Corso d'Italia sulla Fiat-Chrysler. Ha promosso l'associazione pro-Fiom "Lavoro e libertà". …

SERGIO Marchionne ha abbandonato la Confindustria, diviso la sinistra nazionale, sconfitto la Fiom e, pure, mostrato la definitiva "decofferatizzazione" della Cgil. Il Cinese, un po' annoiato tra Bruxelles, dove è europarlamentare, e Genova, dove ha la sua nuova residenza, ha visto davanti a sé  -  dopo gli accordi separati per Pomigliano e Mirafiori - un'imprevista opportunità politica: rientrare in campo. Sul suo campo: quello della difesa dei diritti e degli spazi di libertà.

Nel 2002 stravinse, anche nel suo partito, alzando le barricate per impedire che l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che vieta il licenziamento senza giusta causa, venisse abrogato. Ora  -  più o meno  -  ha pensato che si potesse (dovesse?) ripetere l'operazione. E' entrato a gamba tesa nel complicato dibattito di Corso d'Italia sulla Fiat-Chrysler. Ha promosso l'associazione pro-Fiom "Lavoro e libertà". Poi ha detto che Susanna Camusso suggerendo la firma tecnica al "patto americano" per Mirafiori sbagliava: lo Statuto della Cgil vieta di firmare accordi che riducono l'esercizio dei diritti, come quello di sciopero, ha spiegato.

Ma proprio dalla Cgil, dove solo otto anni fa era amato come un'icona e al contempo temuto come accade a tutti i grandi capi, non si è levata nemmeno una voce di sostegno. La Camusso, piuttosto, ha invitato Cofferati ad andarsi a rileggere il suo libro "A ciascuno il suo mestiere". Poi il silenzio. Perché di "cofferatiani doc" ce ne sono solo due: Marigia Maulucci, la pasionaria rossa che faceva innervosire il premier Silvio Berlusconi nelle riunioni di Palazzo Chigi sulla Finanziaria, e Mauro Guzzonato via via emarginato già da Guglielmo Epifani. Entrambi, oggi, non hanno alcun incarico di rilievo.

Così  -  paradossi sindacal-politici  -  a fianco di Cofferati c'è solo la Fiom che ha sempre rappresentato l'altro modo di fare il sindacato rispetto al "chimico" Cofferati, pragmatico, contrattualista e assai attento alle compatibilità economiche. E per continuare nei paradossi sindacal-politici, Fausto Bertinotti, che ha aderito a "Lavoro e libertà", ai tempi della Cgil era agli antipodi di Cofferati, mentre Gaetano Sateriale, già sindaco di Ferrara, vecchio amico di Cofferati e coautore del "A ciascuno il suo mestiere", ora è uno dei più stretti collaboratori della Camusso. A lui il segretario generale ha affidato la difficile stesura della proposta cigiellina sulla rappresentanza sindacale. Cofferati adieu!