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Il superministro, l'anagrafe e le nomine

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SCRIPTA manent, dicevano i latini. E Giulio Tremonti, superministro dell'Economia di testimonianze scritte ne ha lasciate molte: da libri di successo ad articoli dotti. Ma anche qualche lettera ai giornali. Pure quelle rimangono. Una l'ha ricordata Elio Rossi (nom de plume) nel recente "I professionisti del potere" (Chiarelettere). È una lettera del 15 maggio del 2005, inviata al direttore del Sole 24 Ore.  Tremonti, oltre ad essere ministro dell'Economia è, all'epoca, anche vicepresidente del Consiglio dei ministri. La vicenda riguarda la sostituzione di Vittorio Mincato con Paolo Scaroni al vertice dell'Eni. Spiega il ministro: nel 2002 confermai Mincato come amministratore delegato; nel 2005 ho detto no, ma non perché ho applicato le categorie del "gradito-sgradito". "Nel 2005 - scolpisce Tremonti - mi sembra giusto che a prevalere sia la categoria dell'anagrafe". Insomma i 69 anni di Mincato sono troppi. Non c'entrano nulla gli accordi con i russi di Gazprom che convincono poco Mincato.

Ora, nel 2011, Tremonti  - sempre lui - è alla prese con la nuova ondata di nomine pubbliche. Entro il 4 aprile l'azionista Tesoro dovrà presentare la lista dei suoi candidati per i cda delle quotate Eni, Enel, Terna, Finmeccanica. Tremonti (64 anni) applicherà la regola dell'anagrafe? Per quanto se ne sa, Scaroni (65 anni) e Fulvio Conti (64 anni) dovrebbero essere confermati per altri tre anni rispettivamente all'Eni e all'Enel, nonostante siano vicinissimi alla "quota Mincato". Pierfrancesco Guarguaglini (74 anni) potrebbe mantenere la presidenza di Finmeccanica ma lasciare le deleghe e la carica di amministratore delegato. Eppure la quota l'ha più che superata. Flavio Cattaneo (48 anni) potrebbe restare a Terna oppure essere promosso in Finmeccanica. La quota è lontana. Dovrebbero saltare  -  ma non sono escluse sorprese - Piero Gnudi (73 anni) e Roberto Poli (73 anni), presidente l'uno di Enel e l'altro di Eni. Certo la regola dell'anagrafe sembra scricchiolare. Tremonti è pronto a fare qualche sconto. Glielo chiede Gianni Letta. Ma anche perché, questa volta, Silvio Berlusconi, che va per i 75, potrebbe non prenderla bene. E pensare a un subliminale messaggio politico.