La "preghiera dei poeti"
Maria Novella De LucaMariangela Gualtieri, poetessa nota e amata, dice che ci dovevamo fermare. Ha scritto una poesia il cui titolo è una data: nove marzo 2020. L’inizio della reclusione collettiva. Franco Arminio, poeta “militante” che ha messo il suo numero di telefono su Facebook perché chiunque in cerca di conforto potesse chiamarlo, dice che quando tutto sarà finito dobbiamo “proclamare un nuovo stato di emergenza, la pandemia della gioia, o quantomeno della clemenza, della dolcezza”.
C’è chi prega e chi utilizza la preghiera laica della poesia. E la rete diffonde. Chi avrebbe pensato che proprio internet si sarebbe messo al servizio del mestiere più appartato del mondo che è quello di scrivere poesie. Versi che viaggiano ovunque, versi replicati su mille whatsApp, su infinite chat. Dove trovare, altrimenti, un senso a questa pandemia che ci ha stravolto le vite, ci ha chiusi in casa, ci ha costretti a guardarci negli occhi, ma ogni tanto quello che abbiamo visto non ci è piaciuto. Scrive Mariangela Gualtieri. “Ci dovevamo fermare e non ci riuscivamo. Andava fatto insieme. Rallentare la corsa. Ma non ci riuscivamo. Non c’era sforzo umano che ci potesse bloccare”. E poi: “Adesso siamo a casa. È portentoso quello che succede. E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano”.
Livia Chandra Candiani, poetessa che da anni tiene laboratori di poesia nelle scuole elementari della periferia di Milano, con bambini immigrati che spesso non parlano nemmeno l’italiano, nel libro “Il silenzio è cosa viva” spiega come la casa, scatola nella quale oggi ci troviamo rinchiusi, possa diventare luogo di meditazione e consapevolezza. Anche i gesti quotidiani di cucinare, lavare i piatti, pulire, possono diventare forme di preghiera. Perché meditare, dice, non è fare il vuoto intorno a noi, separare lo spirituale dal concreto, ma è stare in contatto con noi stessi. Avremo imparato qualcosa alla fine della quarantena? Ecco, di nuovo, le parole di Mariangela Gualtieri che riflette sulla semplice bellezza del darsi la mano. “A quella stretta di un palmo col palmo di qualcuno, a quel semplice atto che ci è interdetto ora, noi torneremo con una comprensione dilatata. Saremo qui, più attenti credo. Più delicata la nostra mano starà dentro il fare della vita. Adesso lo sappiamo quanto è triste stare lontani un metro”.