Groenlandia, la sfida estrema che ribalta le alleanze
L’Artico è un deserto di ghiaccio, dove bisogna muoversi come nello spazio e attraversare distanze infinite. Lo si è capito durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i tedeschi hanno installato piccole stazioni radio e centri di osservazione meteorologica in Groenlandia per appoggiare gli agguati degli Uboote. Gli americani allora sbarcarono un contingente nell’isola, che ha dovuto combattere a meno trenta gradi, usando spesso le slitte trainate da cani. Storie di altri tempi, che tornano attuali. Dal 2018 gli eserciti della Nato hanno cominciato ad addestrare reparti specializzati per questa missione, obbligando i soldati a immergersi nell’acqua gelata e ad affrontare venti polari. Le loro esercitazioni fino all’inizio del 2025 erano rivolte contro la Russia, che aveva costruito nuove basi – simili a strutture lunari – e stava pontenziando lo schieramento di aerei e navi rompighiaccio. Adesso però Donald Trump vuole a tutti i costi spingere gli abitanti della Groenlandia – solo 56 mila in un isola grande tre volte l’Italia – ad accettare la protezione militare statunitense: una pressione che sta mettendo in crisi i rapporti con la Danimarca – che mantiene la sovranità sulla Groenlandia - e sta creando una spaccatura con il Canada e con gli altri partner nord-europei del Patto Atlantico. Tutti oggi cercano di stringere accordi con Ottawa, Berlino e Vilnius per operare nel circolo Polare mentre la Gran Bretagna intensifica i rapporti con Norvegia, Svezia e Finlandia. Avanti tutta, ma in ordine sparso. Di Gianluca Di Feo per Metropolis. Montaggio di Elena Rosiello.
08:57