C'è da chiedersi cosa sarebbe il tennis italiano maschile se Fabio Fognini avesse sempre giocato come sta facendo nella settimana del Masters monegasco. Quattro turni superati di slancio, di cui tre contro giocatori sulla carta favoriti: esordio fratricida (3-6 6-4 6-4) lunedì scorso con Andreas Seppi, testa di serie numero 15; conferma mercoledì con lo spagnolo Albert Ramos (6-3 7-5); trionfi ieri per 6-4 6-2 sull'allibita testa di serie numero 4 Tomas Berdych, il più forte giocatore ceco dai tempi di Ivan Lendl, e oggi per 7-5 6-2 sulla ancor più frastornata testa di serie numero 7, il francese Richard Gasquet, che da ragazzo era l'unico vero antagonista di Rafael Nadal. Per il ligure, che è arrivato fin qui con una serie positiva di otto set vinti dopo il primo perso, sarà la prima semifinale di questo livello in carriera. Se la batterà domani contro il numero 1 al mondo Novak Djokovic, oggi facile vincitore (6-4 6-3) sul veterano finlandese Jarkko Nieminem.
Dal 1995 un italiano non arrivava a questo punto del torneo primaverile al Monte Carlo Country Club, e allora l'impresa era riuscita ad Andrea Gaudenzi. L'ultima volta in assoluto di un azzurro in semifinale in un Masters 1000 fu nel 2008 con Seppi ad Amburgo, e prima ancora l'impresa era stata firmata a Roma, nel 2006, da Filippo Volandri, che arrivò al penultimo atto dopo aver sconfitto proprio Berdych e Gasquet, come Fognini, e poi Roger Federer. Addirittura.
Dal 1990, anno di "fondazione" dei Masters 1000, otto italiani hanno raggiunto i quarti di finale: Cristiano Caratti a Miami (1991); Diego Nargiso ancora a Miami (1992); Andrea Gaudenzi a Roma (1994 e 1996), a Monte Carlo (1995, con semifinale) e ad Amburgo (1995); Filippo Volandri a Monte Carlo (2003 e 2005), ad Amburgo (2005), a Roma (2003 e 2007, con semifinale); Omar Camporese a Roma (1990), a Bercy (1991) e ad Amburgo (1992); Renzo Furlan a Cincinnati (1995); Andreas Seppi ad Amburgo (2005 e 2008, con semifinale) e a Roma (l'anno scorso, fermato da Federer). Ma a illustrare al meglio la crescita del nostro tennis è che da oggi pomeriggio ci sono due azzurri tra primi 25 del ranking ATP, Seppi al posto 18 e Fognini al 24. E due sono le donne: Sara Errani, WTA 7, e Roberta Vinci, 12.
Dubitavo che Fabio potesse mai raggiungere l'obiettivo di una grande semifinale. Dubitavo non perché il suo tennis non fosse all'altezza, anzi, ma dopo averlo visto buttare alle ortiche troppe occasioni. Invece, a quasi 26 anni, sembra finalmente maturato. Trasformato. Di solito supponente e rissoso, il numero 2 italiano sta mostrando le doti che gli sono sempre mancate: la continuità, l'umiltà, la concentrazione, la capacità di incassare senza batter ciglio il recupero dell'avversario dopo aver avuto la palla per il 4-1 nel primo set, la freddezza di chiudere con un tie break perfetto (7-0). Un uppercut micidiale, quasi un ko da cui il francese - che non è mai stato un cuor di leone - non s'è più ripreso, lasciando che Fognini imponesse nel secondo set il suo gioco di vincenti soprattutto lungolinea. L'ha aiutato il centrale monegasco gremito di italiani, forse ponentini, che tifavano rumorosamente per lui, nato a 40 chilometri giusti giusti da lì, a Sanremo.
A dire il vero, già nelle ultime due partite di Davis, a Torino contro i croati e poi in Canada, avevo avuto la sensazione che Fabio fosse al turning point della carriera: come se avesse capito che, senza un atteggiamento diverso nei confronti dei colleghi e del pubblico e un'attenzione maggiore alle preparazioni psicologica e fisica, non sarebbe mai uscito dal limbo di quanti, pure eccellenti giocatori, navigano intorno al cinquantesimo posto del ranking ATP.
Domani, dunque, un sabato di grande tennis azzurro. A Monte Carlo e a Palermo, dove Errani e Vinci cercheranno - magari aiutate da Francesca Schiavone e Flavia Pennetta, di conquistare la finale di Fed Cup, vendicandosi nello stesso tempo della sconfitta subita l'anno scorso per mano delle ceche guidata da Petra Kvitova. Buon divertimento.
Twitter @claudiogiua
Mail [email protected]
Dal 1995 un italiano non arrivava a questo punto del torneo primaverile al Monte Carlo Country Club, e allora l'impresa era riuscita ad Andrea Gaudenzi. L'ultima volta in assoluto di un azzurro in semifinale in un Masters 1000 fu nel 2008 con Seppi ad Amburgo, e prima ancora l'impresa era stata firmata a Roma, nel 2006, da Filippo Volandri, che arrivò al penultimo atto dopo aver sconfitto proprio Berdych e Gasquet, come Fognini, e poi Roger Federer. Addirittura.
Dal 1990, anno di "fondazione" dei Masters 1000, otto italiani hanno raggiunto i quarti di finale: Cristiano Caratti a Miami (1991); Diego Nargiso ancora a Miami (1992); Andrea Gaudenzi a Roma (1994 e 1996), a Monte Carlo (1995, con semifinale) e ad Amburgo (1995); Filippo Volandri a Monte Carlo (2003 e 2005), ad Amburgo (2005), a Roma (2003 e 2007, con semifinale); Omar Camporese a Roma (1990), a Bercy (1991) e ad Amburgo (1992); Renzo Furlan a Cincinnati (1995); Andreas Seppi ad Amburgo (2005 e 2008, con semifinale) e a Roma (l'anno scorso, fermato da Federer). Ma a illustrare al meglio la crescita del nostro tennis è che da oggi pomeriggio ci sono due azzurri tra primi 25 del ranking ATP, Seppi al posto 18 e Fognini al 24. E due sono le donne: Sara Errani, WTA 7, e Roberta Vinci, 12.
Dubitavo che Fabio potesse mai raggiungere l'obiettivo di una grande semifinale. Dubitavo non perché il suo tennis non fosse all'altezza, anzi, ma dopo averlo visto buttare alle ortiche troppe occasioni. Invece, a quasi 26 anni, sembra finalmente maturato. Trasformato. Di solito supponente e rissoso, il numero 2 italiano sta mostrando le doti che gli sono sempre mancate: la continuità, l'umiltà, la concentrazione, la capacità di incassare senza batter ciglio il recupero dell'avversario dopo aver avuto la palla per il 4-1 nel primo set, la freddezza di chiudere con un tie break perfetto (7-0). Un uppercut micidiale, quasi un ko da cui il francese - che non è mai stato un cuor di leone - non s'è più ripreso, lasciando che Fognini imponesse nel secondo set il suo gioco di vincenti soprattutto lungolinea. L'ha aiutato il centrale monegasco gremito di italiani, forse ponentini, che tifavano rumorosamente per lui, nato a 40 chilometri giusti giusti da lì, a Sanremo.
A dire il vero, già nelle ultime due partite di Davis, a Torino contro i croati e poi in Canada, avevo avuto la sensazione che Fabio fosse al turning point della carriera: come se avesse capito che, senza un atteggiamento diverso nei confronti dei colleghi e del pubblico e un'attenzione maggiore alle preparazioni psicologica e fisica, non sarebbe mai uscito dal limbo di quanti, pure eccellenti giocatori, navigano intorno al cinquantesimo posto del ranking ATP.
Domani, dunque, un sabato di grande tennis azzurro. A Monte Carlo e a Palermo, dove Errani e Vinci cercheranno - magari aiutate da Francesca Schiavone e Flavia Pennetta, di conquistare la finale di Fed Cup, vendicandosi nello stesso tempo della sconfitta subita l'anno scorso per mano delle ceche guidata da Petra Kvitova. Buon divertimento.
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