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Si spengono le italiane
alla vigilia del Foro Italico

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A una settimana dalle prime partite degli Internazionali ho visitato il Foro Italico e l'ho trovato sempre più all'altezza dei celebrati impianti di Parigi, Londra o Miami. Dopo anni di lavoro certosino del CONI e della FIT, è praticamente concluso il recupero sia dell'area sud, per decenni occupata dall'aula bunker, sia della collina ovest. Mi ha molto colpito l'armonia dimenticata di uno dei gioielli dell'architettura del Novecento, la Casa delle Armi (che i romani più anziani ricordano con il nome di Accademia della Scherma) a forma di L, progettata da Luigi Moretti nel 1934. Dopo aver ospitato i duelli di fioretto e spada, i match di basket, i proclami dei brigatisti, i silenzi mafiosi, gli interrogatori dei pubblici ministeri, le arringhe degli avvocati e i bivacchi dei giornalisti, l'edificio rivestito di marmo di Carrara era stato abbandonato a sé stesso: un lungo oblio da cui riemerge solo ora per diventare parte integrante dell'area del Masters 1000 italiano.

D'impatto notevole la piazza con la lunga piscina sul lato corto della L, dov'è in via d'allestimento il villaggio degli Internazionali. All'interno del salone dell'ex aula bunker impressiona il recupero del parquet originale nella sala lunga 45 metri e larga 25, in futuro forse sede del Museo dello Sport.

Gli spazi riconquistati consentono di liberare i viali e gli slarghi del Foro, al cui centro appare sempre più caratterizzante lo Stadio Nicola Pietrangeli, che, con le sue grandi statue marmoree, tanto inquietava Andy Roddick: "Mi disse una volta: tutti quegli uomini nudi mi distraggono", racconta il direttore del torneo, Sergio Palmieri.

E' proprio Palmieri il felicissimo artefice - con molti altri, per carità, che nessuno s'offenda - della rinascita degli Internazionali, legittimamente  assurti a evento sportivo di primissima fascia, alla pari con il Giro d'Italia e il Gran Premio di Monza. E tocca a Palmieri affrontare adesso la piccola grana Camila Giorgi, ultima delle quattro italiane nelle prime cento al mondo, dopo Sara Errani, numero 7 WTA, Roberta Vinci, 12, e Francesca Schiavone, 37. A meno di colpi di scena, la maceratese che s'allena in America, 21 anni, 93 WTA, non sarà infatti in campo agli Internazionali: troppo indietro nel ranking per entrare di diritto nel tabellone principale, troppo riottoso il padre - che la gestisce e ha rifiutato di farla convocare per la FedCup - perché  la Federazione le faccia avere una wild card. Se non si iscriverà alle qualificazioni, resterà fuori. Peccato. Camila vale sicuramente una Top 50. A Madrid ha fatto bene, nelle qualificazioni ha battuto nell'incontro decisivo la spagnola Garbine Muguruza, 86 del mondo, per 6-2 1-6 6-3, ieri al primo turno ha trovato la russa Nadia Petrova, testa di serie numero 11, che aveva sconfitto due volte, l'ultima l'anno scorso al terzo turno sull'erba di Wimbledon. Smentendo il proverbio, le è andata male, ma con onore: perso il primo set per 3-6, ha vinto il secondo per 6-4 e lasciato il terzo per 4-6. Sarebbe bastata una migliore performance al servizio - 5 ace contro 16, 9 doppi falli contro 3 - per ribaltare il risultato.

Giocherà invece a Roma, e proprio grazie a una wild card per preclari meriti sportivi, la numero 103 WTA Flavia Pennetta, che finalmente sembra aver recuperato accettabili standard competitivi: a Madrid ha dato filo da torcere alla numero 40 Kaia Kanepi, costringendola al terzo set: 3-6 7-6 2-6.

Al di là delle battaglie combattute (Flavia, per esempio, è rimasta in campo due ore e mezza), dalla prima giornata del Mutua Madrilena Open escono sconfitte quattro italiane su quattro. La sorpresa più negativa è arrivata da Roberta Vinci, ancora una volta battuta dall'uzbeko-americana Varvara Lepchenko, che in febbraio l'aveva già fatta soffrire a Rimini in FedCup (2-6 6-4 7-5). Roberta è apparsa nervosa e non concreta, incapace di replicare alla possente avversaria. È finita 6-1 1-6 6-2. Ora ha una settimana per ritrovara grinta e voglia di vincere. Francesca Schiavone, reduce dalla vittoria a Marrakech, è stata messa sotto da Maria Teresa Torro-Flor, arrivata dalle quali, in due set: 2-6 5-7. Di Francesca avevo scritto lunedì scorso per sottolineare come i "vecchi" come lei e Tommy Haas stessero facendosi onore. E ieri dal tedesco ora naturalizzato americano è arrivata la conferma con la vittoria su Philipp Kohlschriber in due set (6-3 7-6) in un'ora 22 minuti all'ATP 250 di Monaco di Baviera. Tommy è ora numero 13 al mondo, tra il bombardiere canadese Milos Raonic e lo spagnolo Nicolas Almagro. Sarà uno dei grandi protagonisti degli Internazionali.

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@claudiogiua