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La grande festa del tennis
con Roger, Potito e Roma

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Sul 3-1, 30-0, primo set, Roger Federer sta per servire ma si ferma, fa due passi dentro il campo e con esperti colpi di tacco-punta delle Nike biancoblù sistema una buchetta impercettibile che evidentemente lo disturba. È tutta qui, nella ricerca continua della perfezione tennistica, la cifra di vita del numero 1-anche-quando-numero 1 non è più. Come Benedetto XVI: l'ATP dovrebbe nominarlo numero 1 emerito. Per sempre.

Nell'altra metà del rettangolo di gioco c'è un italiano a tutto tondo, a cominciare dal nome, Potito, mica quel Kevin o Michael, o addirittura Brian che la mamma lo pronuncia proprio così: brian. Il Centrale degli Internazionali è quasi esaurito, perché tutti s'aspettano una partita di bel gioco, visto che l'attuale ranking di Starace (293 che da lunedì prossimo diventerà 233 in forza della vittoria di ieri su Stepanek) non ha niente a che fare con la sua classe, appena rimessa a lucido dal nuo…
Sul 3-1, 30-0, primo set, Roger Federer sta per servire ma si ferma, fa due passi dentro il campo e con esperti colpi di tacco-punta delle Nike biancoblù sistema una buchetta impercettibile che evidentemente lo disturba. È tutta qui, nella ricerca continua della perfezione tennistica, la cifra di vita del numero 1-anche-quando-numero 1 non è più. Come Benedetto XVI: l'ATP dovrebbe nominarlo numero 1 emerito. Per sempre.

Nell'altra metà del rettangolo di gioco c'è un italiano a tutto tondo, a cominciare dal nome, Potito, mica quel Kevin o Michael, o addirittura Brian che la mamma lo pronuncia proprio così: brian. Il Centrale degli Internazionali è quasi esaurito, perché tutti s'aspettano una partita di bel gioco, visto che l'attuale ranking di Starace (293 che da lunedì prossimo diventerà 233 in forza della vittoria di ieri su Stepanek) non ha niente a che fare con la sua classe, appena rimessa a lucido dal nuovo coach Fabrizio Fanucci, lo stesso di Filippo Volandri. Potito non ha nulla da perdere, a Roma tifano tanto per lui quanto per Roger, che qui non ha mai vinto ma è amato come nessun altro.

(Credo che il pubblico degli Internazionali sia il più competente e corretto dell'intero circuito ATP, Slam compresi. Chi paga il biglietto del Foro Italico è consapevole di partecipare a un evento che ha regole che vanno rispettate. La regola numero uno è che l'avversario è sacro anche quando in campo c'è un beniamino locale; la seconda è che durante le fasi di gioco non deve volare una mosca; la terza che non ci si deve muovere dal proprio posto quand'è in corso uno scambio. Testimonio che né a Parigi né a Flushing Meadows le conoscono, queste regole. A Roma sì. È un segno di maturità sportiva che fa ben sperare).

Dicevo: Potito non ha nulla da perdere. È in campo per mostrare quanto vale ancora, lui che è di venti giorni più vecchio di Federer, e che quindi tra due mesi fará 32 anni. Il primo game del secondo set (il primo set se l'era preso lo svizzero in meno di venti minuti, 6-1), con il ragazzo di Cervinara al servizio, è spettacolo puro, si va avanti di vantaggio in vantaggio tra palle corte e accelerazioni improvvise di entrambi, fino alla sventagliata di diritto ad uscire di Roger, che si rende perfettamente conto che stasera è come a un'esibizione, si gioca senza fare calcoli.

Potito però non molla. Persi i primi due game, si prende il terzo giocando d'istinto. Roger lascia fare. E Potito ne approfitta, gioiosamente: nel quinto game si permette due palle smorzatissime che non ha senso nemmeno cercare di raggiungere. Ma è l'ultima concessione. L'ottavo game è una dimostrazione di forza del Grande Svizzero, in forma smagliante. Neanche un 15 per Starace, è 6-2. L'esibizione è durata in tutto 51 minuti.

Perché vi ho raccontato una partita che non lascerà il minimo segno nel curriculum impressionante di Federer e non farà la differenza nemmeno in quello più modesto di Starace? La ragione è che mi piace andare alle feste e poi raccontarle, se mi sono divertito, agli amici. E io stasera torno casa e dormo più sereno grazie a Potito, a Roger e al grande pubblico romano.
Twitter @claudiogiua