E come l'Ernesto di Wilde
Gulbis prende i panni di Rafa
Lo sdoppiamento, l'identità segreta, il fingersi altro da sè sono i marchi di fabbrica di Oscar Wilde, geniale scrittore-commediografo dell'età edoardiana. Uno dei suoi lavori più noti è senz'altro "L'importanza di chiamarsi Ernesto", in cui il protagonista Jack-Ernesto Worthing finge di avere un fratello senz'arte né parte di nome Ernesto, nei cui abiti e sembianze si muove in società quando dalla dimora in campagna si trasferisce in città. Non so se la madre di Gulbis, celeberrima attrice lettone, ha mai portato in scena il capolavoro di Wilde, ma certo suo figlio Ernst-Ernesto oggi, negli ottavi degli Internazionali, s'è calato nei panni del suo avversario Rafael Nadal, costringendolo a fare altrettanto. Lo scambio delle parti, Gulbis che fa Nadal, Nadal che fa Gulbis, è durato a lungo, due set e oltre. Come scrivevano un tempo i critici di teatro, è stata una rappresentazione riuscitissima…
Lo sdoppiamento, l'identità segreta, il fingersi altro da sè sono i marchi di fabbrica di Oscar Wilde, geniale scrittore-commediografo dell'età edoardiana. Uno dei suoi lavori più noti è senz'altro "L'importanza di chiamarsi Ernesto", in cui il protagonista Jack-Ernesto Worthing finge di avere un fratello senz'arte né parte di nome Ernesto, nei cui abiti e sembianze si muove in società quando dalla dimora in campagna si trasferisce in città. Non so se la madre di Gulbis, celeberrima attrice lettone, ha mai portato in scena il capolavoro di Wilde, ma certo suo figlio Ernst-Ernesto oggi, negli ottavi degli Internazionali, s'è calato nei panni del suo avversario Rafael Nadal, costringendolo a fare altrettanto. Lo scambio delle parti, Gulbis che fa Nadal, Nadal che fa Gulbis, è durato a lungo, due set e oltre. Come scrivevano un tempo i critici di teatro, è stata una rappresentazione riuscitissima, applaudita da un pubblico entusiasta. Eccone la sinossi.
Nel primo atto Gulbis-Nadal, il lettone, fa il castigamatti, lasciando senza fiato il povero Nadal-Gulbis, lo spagnolo. Solo sul 5-0 Gulbis-Nadal concede al re della terra rossa la soddisfazione di un game: 6-1 il risultato.
A metà del secondo atto la scena madre: Nadal-Gulbis si ribella, vuole tornare ad essere Nadal-Nadal, ma Gulbis-Nadal resiste, a lui la parte del mattatore piace e raramente un regista gliel'affida. Al decimo game, su suo servizio, Gulbis-Nadal si ritrova sotto 0-40, ma con caparbietà e fantasia - in altre parole: con due ace, due sventagliate di diritto, una smorzata - si riporta sul 5 pari. Al secondo tentativo, però, Nadal-Gulbis finalmente s'impone, sfrutta il crescente tasso di errore del suo usurpatore e ridiventa Nadal-Nadal. E' lui padrone della scena, adesso, e l'atto - pardon, il set - finisce 7-5 a suo favore.
Terzo atto. Ora sul palcoscenico ci sono Nadal-Nadal e Gulbis-Gulbis (che, attenzione, anche quando interpreta se stesso è un giocatore di non comuni qualità). Festival di ace di Ernst, quasi sempre sul filo dei 220 all'ora, ordinata difesa di Rafa che ritrova il passante incrociato e la smorzata irraggiungibile, scambi tesi e senza pause. Si chiude sul 6-4 per Nadal, con Gulbis che esce salutando il pubblico romano con un cenno che sembra un arrivederci. Ernst giocò peraltro il suo torneo migliore di proprio a Roma tre anni fa, quando eliminò al secondo turno Roger Federer in tre set (2-6 6-1 7-5) e toccò ancora a Rafa fermarlo, a fatica, in semifinale (6-4 3-6 6-4). Allora, tanto per confondere ricordi ed idee, era riccioluto e biondo, ora è castano. Che sia lui? Più che Wilde, potrebbe dircelo Pirandello.
Scatenando le invidie dei miei venti lettori, rivelo che ho seguito accanto a Gianni Clerici, in tribuna stampa del Centrale, il match-commedia con Nadal e Gulbis. Calato il sipario, ho cercato nell'archivio di Repubblica cos'aveva scritto, Gianni, di Gulbis in passato. Autorizzato, cito. Davvero stupito che un giocatore così estroso venisse dal paese baltico che produce solo campioni di basket, Gianni una volta ne chiese ragione all'amico Alex Nikolic, allora coach di Gulbis, che gli rispose: "Il genio non è come la frutta, ananas in Africa, mele in Trentino". E poi, fulminante, la descrizione clericiana: "A me Gulbis appare come il Piccolo Principe in abiti di velluto cinti di pizzo". Insomma, "un predestinato".
Twitter @claudiogiua
Nel primo atto Gulbis-Nadal, il lettone, fa il castigamatti, lasciando senza fiato il povero Nadal-Gulbis, lo spagnolo. Solo sul 5-0 Gulbis-Nadal concede al re della terra rossa la soddisfazione di un game: 6-1 il risultato.
A metà del secondo atto la scena madre: Nadal-Gulbis si ribella, vuole tornare ad essere Nadal-Nadal, ma Gulbis-Nadal resiste, a lui la parte del mattatore piace e raramente un regista gliel'affida. Al decimo game, su suo servizio, Gulbis-Nadal si ritrova sotto 0-40, ma con caparbietà e fantasia - in altre parole: con due ace, due sventagliate di diritto, una smorzata - si riporta sul 5 pari. Al secondo tentativo, però, Nadal-Gulbis finalmente s'impone, sfrutta il crescente tasso di errore del suo usurpatore e ridiventa Nadal-Nadal. E' lui padrone della scena, adesso, e l'atto - pardon, il set - finisce 7-5 a suo favore.
Terzo atto. Ora sul palcoscenico ci sono Nadal-Nadal e Gulbis-Gulbis (che, attenzione, anche quando interpreta se stesso è un giocatore di non comuni qualità). Festival di ace di Ernst, quasi sempre sul filo dei 220 all'ora, ordinata difesa di Rafa che ritrova il passante incrociato e la smorzata irraggiungibile, scambi tesi e senza pause. Si chiude sul 6-4 per Nadal, con Gulbis che esce salutando il pubblico romano con un cenno che sembra un arrivederci. Ernst giocò peraltro il suo torneo migliore di proprio a Roma tre anni fa, quando eliminò al secondo turno Roger Federer in tre set (2-6 6-1 7-5) e toccò ancora a Rafa fermarlo, a fatica, in semifinale (6-4 3-6 6-4). Allora, tanto per confondere ricordi ed idee, era riccioluto e biondo, ora è castano. Che sia lui? Più che Wilde, potrebbe dircelo Pirandello.
Scatenando le invidie dei miei venti lettori, rivelo che ho seguito accanto a Gianni Clerici, in tribuna stampa del Centrale, il match-commedia con Nadal e Gulbis. Calato il sipario, ho cercato nell'archivio di Repubblica cos'aveva scritto, Gianni, di Gulbis in passato. Autorizzato, cito. Davvero stupito che un giocatore così estroso venisse dal paese baltico che produce solo campioni di basket, Gianni una volta ne chiese ragione all'amico Alex Nikolic, allora coach di Gulbis, che gli rispose: "Il genio non è come la frutta, ananas in Africa, mele in Trentino". E poi, fulminante, la descrizione clericiana: "A me Gulbis appare come il Piccolo Principe in abiti di velluto cinti di pizzo". Insomma, "un predestinato".
Twitter @claudiogiua