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Roma aspettava dal 2006
la finale che entra nella storia

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È la finale che sa d'antico. Quella che il pubblico degli Internazionali BNL d'Italia desiderava dal 2006 di rivedere ma non s'azzardava, per scaramanzia, a confessarlo. In campo domani vanno i due grandi rivali del primo scorcio del millennio, Roger Federer e Rafael Nadal. Con lo svizzero che ha l'ultima occasione, forse, di vincere a Roma, come mai gli è riuscito.

Ma qui parlerò degli altri, dei due sconfitti delle semifinali. Con una premessa: i giornalisti seri(osi) considerano l'autoplagio una colpa solo di un grado inferiore al plagio. Se copiare i colleghi è proibitissimo (eppure è pratica diffusa), copiare se stessi è perlomeno disdicevole. Invece io qui lo faccio e lo dichiaro: quel che leggerete nelle prossime venti righe lo prendo a prestito da quanto ho scritto due ore fa per la pagina che i giornali locali del Gruppo Espresso (il Tirreno, il Piccolo, l'Alto Adige, la Nuova Sardegna, la Gazzetta di Mantova e tanti altri) dedicano da otto giorni agli Internazionali. Aggiungendo e modificando qui e là, ovviamente, il testo perché la carta impone limiti rigidi di spazio, il web no. Per fortuna mia e sfortuna di chi legge, forse.

Allora, cominciamo con Tomas Berdych, oggi reduce dal quarto di finale strappato a Nole Djokovic dopo essere stato sotto per 2-6 2-5. Bene, in semifinale il ceco è stato maltrattato da Rafa Nadal (6-2 6-4), apparso molto più concentrato e tonico rispetto agli ultimi incontri, soprattutto quello con Ernst Gulbis. Una rivalità, quella tra i due, che ha una storia a due tempi. Nel 2006, al Master di Madrid lo spagnolo e il ceco s'affrontarono per la quarta volta. Il mitteleuropeo, avanti per due match a uno, vinse ancora (6-3 7-6). Ecco l'anti-Nadal, si disse, e invece fu il canto del cigno. Da allora per Berdych è un incubo senza fine, 14 sconfitte consecutive compresa quella di oggi, 27 set persi contro i 3 vinti. Come capita talvolta nello sport e nel tennis in particolare, solo un evento eccezionale può rompere le sudditanze psicologiche. Evento che non s'è visto oggi.

Benoit Paire è invece un esordiente assoluto nelle fasi decisive dei grandi tornei. Finora era arrivato in finale solo a Belgrado lo scorso anno e a Montpellier in febbraio. I precedenti con Roger Federer - prima della semifinale di oggi - sono stati nel 2012 a Basilea e in gennaio agli Australian Open. Sconfitte nettissime: 2-6 2-6 a casa dello svizzero, 2-6 4-6 1-6 a Melbourne. Ma qualcosa da gennaio ad oggi è cambiato, in meglio, per l'avignonese, 24 anni, numero 36 del ranking ATP ma da domani tra i Top 20. Padre ferroviere, madre dipendente dell'amministrazione regionale, fratello maestro di tennis, Benoit è alto 1.94, ha un eccellente rovescio e un servizio molto efficace. M'impressionano le accelerazioni di diritto. Delicato e preciso nei drop shot sotto rete. Ha chiara visione di gioco. Nel corso di tutto il torneo e anche stasera ha dato un saggio dei propri numeri, che forse in passato stati nascosti da alcuni difetti di carattere (i giornalisti francesi dicono che soffre di scoppi d'ira, molto onerosi per il suo fornitore di racchette). La sconfitta di misura con Federer (5-7 4-6) è il sigillo al suo miglior torneo di sempre. Non perdiamolo d'occhio, questo Benoit.

L'avevo promesso in chiusura della mia noterella di ieri: dirò, scrivevo, di Sara Errani domani, dopo la semifinale con Viki Azarenka e quella di doppio in coppia con Roberta Vinci. Onoro la parola data ma faccio solo considerazioni lapidarie:

1. Tra la bielorussa numero 3 al mondo, vincitrice per 6-0 7-5, e l'italiana numero 5 c'è tuttora almeno una categoria tennistica di differenza. Il problema di Sara è l'interpretazione tattica del match: se non l'azzecca subito, rischia di ritrovarsi un set sotto in pochi minuti.

2. La nostra numero 1 ha tuttavia dimostrato, dopo un prima partita di totale sottomissione all'avversaria ("... lei mi passava sopra"), di avere le qualità che servono per raddrizzare qualsiasi match, tanto da procurarsi una palla per prendersi il secondo set e andare al terzo. La differenza, sul punto decisivo, l'ha fatta la fortuna.

3. Per il singolare si può contare sulla ragazza romagnola. Se la forma la sostiene, è in grado di combattere per un posto tra le migliori quattro di ogni torneo, non importa su quale superficie. A cominciare dal Roland Garros di fine maggio, dove un anno fa arrivò in finale. Dice: "Devo star lì, cercare la soluzione, essere aggressiva con quelle che hanno la palla più pesante di me, come Azarenka e Radwanska".

4. Il duo Sara-Roberta, che ha lasciato le briciole (6-2 6-1) alle altre semifinaliste, le russe Alla Kudryavtseva-Anastasija Rodionova, si conferma il più forte al mondo, tremila punti meglio delle seconde. Errani tornerà a casa dagli Internazionali BNL d'Italia con un bel bottino, soprattutto se domattina batterà, con Vinci, le due temibili cinesi Hsieh-Peng. Insomma, avrà di che consolarsi, economicamente parlando.
Twitter @claudiogiua