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Quella finale a senso unico
tra due campioni che si stimano

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Come accade alle coppie di coniugi che invecchiando insieme s'assomigliano persino nelle fattezze, anche Roger Federer e Rafael Nadal hanno ormai tanti tratti in comune. Correttissimi  in campo ("... quando dico che una palla è fuori, è così", s'è arrabbiato l'altra sera Rafa con Ernst Gulbis), educati e cordiali con chiunque fuori; si vestono spesso quasi allo stesso modo, con Federer che sfoggia colori un po' nadaliani come il verde smunto e Nadal che indossa un completo elegante-classico bianco e grigio, come piaceva un tempo a Roger; non fosse che Rafa è mancino, direi che perfino il gesto atletico e la strategia di gioco di ciascuno hanno assunto qualcosa di quelli dell'altro. È evidente che Rafa e Roger si stimano e hanno sublimato la rivalità accesa di un tempo, trasformandola in una competitività quasi solidale. Agli Internazionali BNL d'Italia, nei turni prima della finale hanno dimostrato, nei momenti di …
Come accade alle coppie di coniugi che invecchiando insieme s'assomigliano persino nelle fattezze, anche Roger Federer e Rafael Nadal hanno ormai tanti tratti in comune. Correttissimi  in campo ("... quando dico che una palla è fuori, è così", s'è arrabbiato l'altra sera Rafa con Ernst Gulbis), educati e cordiali con chiunque fuori; si vestono spesso quasi allo stesso modo, con Federer che sfoggia colori un po' nadaliani come il verde smunto e Nadal che indossa un completo elegante-classico bianco e grigio, come piaceva un tempo a Roger; non fosse che Rafa è mancino, direi che perfino il gesto atletico e la strategia di gioco di ciascuno hanno assunto qualcosa di quelli dell'altro. È evidente che Rafa e Roger si stimano e hanno sublimato la rivalità accesa di un tempo, trasformandola in una competitività quasi solidale. Agli Internazionali BNL d'Italia, nei turni prima della finale hanno dimostrato, nei momenti di difficoltà, che l'esperienza vale più della forza bruta.

Com'è, allora, che lo spagnolo ha letteralmente lasciato le briciole (6-1 6-3) al suo avversario più amato? Poiché la disamina tecnica è semplice - Rafa ha mantenuto, anzi alzato il livello di qualità tecnico-agonistica dei giorni scorsi, Roger no - la mia risposta, del tutto contestabile, è che cinque anni di differenza d'età contano quando il più anziano ne ha quasi 32. A 28, a 29 è diverso. Il tempo non sta più dalla parte di Roger. Che in futuro seguirà le orme di Agassi, capace di sporadiche imprese tennistiche fino a 36 anni, ma senza poter più assicurare quella continuità di rendimento che consente di combattere in ogni torneo per la vittoria finale. Le parole di Federer nel dopo partita sono una parziale conferma di questo cambiamento di panorama: "Oggi ho avuto un problema di ritmo, non ero stanco, ma qualcosa non è andato nel verso giusto". Alcune statistiche del match dicono chiaro il disequilibrio in campo: il 74 per cento di primi servizi a bersaglio di Nadal contro il 57 di Federer; sopra il 70 per cento i punti ottenuti sia sul primo sia sul secondo servizio dallo spagnolo (Federer, rispettivamente, il 57 e il 30); il 43 per cento di punti ottenuti sulla risposta al primo servizio contro il 29. Non ho le cifre, ma il tasso di errore dello svizzero sotto rete è stato davvero alto, così come troppi i passanti lungolinea finiti fuori.

Insomma, è tutta questione di numeri. D'altra parte gli informatici e gli statistici sono la versione moderna dei filosofi, degli annalisti e degli amanuensi. L'informatico o lo statistico cercano sempre di convincere gli  interlocutori che la realtà è totalmente rappresentabile dai numeri. È nella loro natura, questa straniante certezza fa loro guardare con tenerezza schermate di cifre e lavagnate di equazioni. Negli Stati Uniti s'è formata nei decenni una razza giornalistica a parte, quella degli "statistici sportivi", che si occupa non tanto di gesti atletici quanto di dati, record e ricorrenze generati da baseball, football, basket, gare di auto e di cavalli eccetera. Il tennis non è sfuggito a questa tendenza, anzi. I numeri di ogni partita vengono immessi a flusso continuo nei siti personali dei giocatori, in quelli dell'ATP e della WTA, riversati nel lanci di agenzia, rilanciati dopo manciate di secondi da radio e tv, da Twitter e Facebook. Se Roger Federer si ricordava certamente di aver perso le sue due precedenti finali a Roma, nel 2003 e nel 2006, forse non sa di essere arrivato oggi alla finale numero 111 dell'ATP World Tour e di aver combattuto contro Rafa per mettere - senza riuscirci - in bacheca la ventiduesima coppa di un Master 1000. Sarebbe però stata la prima conquistata a Roma dopo quelle di Amburgo (4 volte, ma il torneo non si fa più), Indian Wells (4), Toronto (2), Miami (2), Cincinnati (5), Madrid (3) e Parigi Bercy.

E Rafa Nadal? Lui ricorda avversari, date e risultati delle sue sette finali agli Internazionali BNL d'Italia? Difficile, avendone fatte 79 dell'ATP World Tour. Ecco, per esempio, l'impressionante sequenza delle sue  vittorie al Foro Italico prima di quella di oggi: Guillermo Coria nel 2005 (6-4  3-6 6-3 4-6 7-6), Roger Federer nel 2006  (6-7  7-6  6-4 2-6 7-6), Fernando Gonzales nel 2007 (6-2 6-2), Novak Djokovic nel 2009 (7-5 6-2), David Ferrer nel 2010  (7-5 6-2), ancora Djokovic l'anno scorso (7-5 6-3). Una sola sconfitta, contro il Nole versione carrarmato del 2011, per 6-4 6-4.

Dall'ultima volta che s'affrontarono in finale - Roland Garros 2011 con Nadal vittorioso - la regola per Rafa e Roger era quella di un'alternanza di successi, uno a me, uno a te. Oggi è stata vigorosamente smentita. Vedremo che accadrà da domenica prossima a Parigi: verso una rivincita al Roland Garros?

Twitter @claudiogiua