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Rafa e Nole, prove generali
del big match in semifinale

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Vederli giocare in sequenza - prima Nole, subito dopo Rafa - sul Philippe Chatrier, il centrale del Roland Garros, a me ha fatto l'effetto di un trailer. Perché, come tutti a Parigi, mi aspetto di ritrovarli venerdì l'uno contro l'altro in semifinale. Dei loro pur bravissimi avversari, Philipp Kohlschreiber e Kei Nishikori, mi interessavano le qualità da sparring partner e nient'altro. Poi un dubbio bastardo: e se mi sbagliassi? Sono corso a compulsare i precedenti. Il tedesco, ATP 19, classe 1993, in torneo aveva sinora incrociato tre volte il numero 1 al mondo, e l'unica in cui l'aveva sconfitto era stato proprio a Parigi quattro anni fa, al terzo turno, per 6-4 6-4 6-4. Di sicuro Djokovic-memoria-da-elefante se lo ricordava bene, oggi, mentre entrava in campo. E forse era persino un po' preoccupato. Il giapponese, ATP 15, 23 anni, aveva sempre perso con Nadal nei quattro match disputati, senza mai prendersi un set ma lasciando regolarmente il campo avendo fatto il possibile per contenere lo spagnolo. Lo dicono le statistiche: sette 4-6, due 3-6, un 2-6.

Soddisfatto, mi sono detto: mi godo i i due match mettendo a confronto a distanza i due principali protagonisti degli ottavi di finale, parte alta del tabellone. Già lo sapete, ma vi ricordo che Djokovic è passato per 4-6 6-3 6-4 6-4 in 2 ore e 42 minuti: numeri che fotografano l'equilibrio in campo. E che Nadal ha regolato Nishikori ancora una volta in tre set, 6-4 6-1 6-3, cioè rifilandogli in peggior risultato dei loro testa a testa. In fatto di atteggiamento, gioco espresso e colpi, mi sembra che Rafa abbia oggi qualcosa in più, ma il divario tecnico-psichico tra i due è talmente esile da poter mutare nel giro di ore.

Atteggiamento in campo. Djokovic non è il caterpillar di due anni fa. Fatica a entrare in partita, e quando ci riesce deve esprimere uno sforzo evidente per mantenere alta la tensione. A volte ho l'impressione che s'inquieti e s'arrabbi troppo spesso. Nadal dà l'impressione che all'attento controllo della potenza, conquistato con gli anni, stia sempre più affiancando la capacità di tenere sotto controllo l'andamento della gara. Non spreca niente e questo gli dà sicurezza.

Gioco. Appare un po' appannata l'efficacia della difesa, la caratteristica che mi ha sempre colpito di più in Djokovic. Sul servizio di Kohlschriber, il serbo riesce solo due, tre volte a prendere il largo. Sul proprio servizio, deve in più di un'occasione lottare a lungo per aver ragione dell'avversario. In attacco, invece, si fa perforare spesso dalle palle angolatissime del tedesco. Rafa riesce a imporre il proprio gioco restando per buona parte della partita un metro e mezzo abbondante dietro la linea di fondo. Aspetta che Nishikori sbagli a furia d'essere sballottato a destra e a sinistra. L'avevo giá notato a Roma, ma qui la strategia dello spagnolo impedisce a chiunque di trovare le corrette contromosse.

Vincenti. Non mi ha impressionato nessuno dei colpi di Nole, anche se la qualità media dei passanti incrociati e lungolinea di rovescio è stata tale da fare, alla fine, la differenza. Il diritto ad uscire, in sventagliata, è sempre da manuale. Il servizio è meno devastante di altre fasi della carriera del serbo. Rafa dimostra - per lo meno sulla terra rossa - un'inalterata mobilità a 360 gradi che gli consente di arrivare ovunque con il miglior tempo sulla palla. È dalle risposte estreme che arrivano i colpi migliori, almeno contro il giapponese.

Ora il serbo e il maiorchino avranno un giorno per riposarsi, sempre che ne abbiano bisogno. Mercoledì troveranno sul campo Tommy Haas, eroe dei due mondi - Germania e USA - e dello slam su terra rossa al pari dell'altro Tommy, lo spagnolo Robredo (esempi di come il tennis sia uno sport anche per "vecchi"), e Stanislas Wawrinka, vincitore al quinto su Richard Gasquet. Solo un inatteso black out potrebbe impedire il big match di venerdì.

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